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Perché in India ci sono quasi 100 persone in quarantena: il punto di Rezza sull’allarme virus Nipah

Nel Bengala occidentale è stato segnalato un focolaio di virus Nipah, un patogeno molto pericoloso per l’uomo. L’epidemiologo Giovanni Rezza spiega quali sono i rischi di una diffusione su più larga scala per l’uomo.
Intervista a Prof. Giovanni Rezza
Epidemiologo ed ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute
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Proprio come il SARS-CoV-2, anche il virus Nipah (NiV) è una zoonosi, ovvero si trasmette dagli animali all'uomo. Il virus viene trasmesso per lo più dai pipistrelli della frutta e dai maiali, mentre, anche se possibile, il contagio da uomo a uomo è più difficile. Si tratta di un virus molto pericoloso, perché può causare sia infezioni asintomatiche ma anche manifestazioni molto gravi, tra cui encefalite fatale e non esiste a oggi né un vaccino né un trattamento in caso di infezione. È infatti associato a un tasso di mortalità tra il 40% e il 75%. Nel 2018 l'Organizzazione mondiale della salute (Oms)  ha inserito il virus nella lista dei 10 patogeni più pericolosi per il loro rischio epidemico.

Ecco perché in questi giorni ha fatto il giro del mondo la notizia di un nuovo focolaio in India, nello Stato del Bengala Occidentale, dove secondo le ultime notizie cinque persone sono risultate positive e un centinaio sono state messe in quarantena. Secondo quanto riporta outbreaknewstoday.com, un portale specializzato nel monitoraggio delle malattie infettive, il focolaio si sarebbe sviluppato in un ospedale di a Barasat: la persona indicata come probabile paziente zero sarebbe deceduta, mentre gli altri quattro casi confermati sarebbero tutti operatori sanitari.

In realtà, l'India non è nuova a focolai del virus Nipah. Come spiega anche l'Oms, il virus è stato identificato per la prima volta nel 1999 durante un focolaio tra gli allevatori di suini in Malesia. Oggi è considerato endemico, ovvero stabilmente presente, in tutta l'Asia meridionale. Nel 2001 ha fatto la sua comparsa in Bangladesh, dove si sono verificati focolai periodici. In seguito la stessa cosa è successa in India orientale. Si tratta però di focolai che non hanno mai innescato una diffusione su larga scala. Dal 1999 al 2018 sono stati stimati infatti circa 700 casi di infezione negli esseri umani.

A Fanpage.it l'epidemiologo Giovanni Rezza, ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, ha spiegato quali sono i rischi legati a un focolaio di questo tipo.

Quanto sono rari focolai del virus Nipah in India? Dobbiamo considerare quello appena segnato un evento eccezionale?

No, in realtà no. Dalla fine del secolo scorso praticamente ogni anno dei casi in Asia. La prima epidemia venne identificata tra la Malesia e Singapore, sostanzialmente in Malesia, ed è stata piuttosto importante, con oltre 250. Allora è stato identificato il virus e da quel momento ogni anno si registrano nuovi casi, soprattutto nel Sud-Est asiatico, in India e in Bangladesh.

Perché il virus è presente in queste regioni?

Il serbatoio naturale del virus sono i pipistrelli della frutta, una specie di pipistrelli presenti in questa regioni. In realtà, anche il maiale può fungere da ospite intermedio e quindi veicolare l'infezione all'uomo.

Come l'uomo può contrarre il virus?

L'uomo può infettarsi se entra in contatto con le deiezioni di questa speci di pipistrelli, ma il contagio può avvenire anche attraverso l'esposizione da maiali che sono stati precedentemente infettati dai pipistrelli. Invece, la trasmissione interumana, anche se è poco efficiente, è comunque possibile. Il virus può passare da una persona infetta a una sana attraverso il contatto con liquidi organici, motivo per cui è necessaria una distanza molto ravvicinata affinché si verifichi. Per questo motivo il contagio interumano è possibile ad esempio in contesti come le famiglie o gli ospedali.

La letalità associata arriva fino al 75% dei casi…

Sì, il virus ha un tasso di letalità elevato perché può causare anche encefaliti molto gravi. Inoltre, è anche possibile che è possibile che i casi più lievi non vengano identificati in quelle aree, quindi venendo segnalati soltanto i casi più gravi il tasso di letalità è elevato.

Si può parlare di rischio epidemia?

No, per ora possiamo parlare soltanto di piccoli focolai in aree dove tra l'altro il virus  è endemico proprio per la presenza di questi animali.

Come mai anche se la trasmissione interumana è poco efficace, l'Oms ha inserito il virus tra le malattie per cui è prioritario sviluppare il vaccino?

Il punto è che stante l'attuale situazione non ha un forte potenziale pandemico, a meno che il virus non faccia nuove mutazioni che lo rendano più trasmissibile da una persona all'altra, ma non è detto che lo faccia.

Da quando è stato scoperto, il virus è cambiato?

Dal 1999 a oggi il virus si è comportato stanzialmente allo stesso modo. L'Oms lo ha inserito in quell'elenco perché comunque va a segnalare quelle famiglie di virus che un giorno potrebbero avere un potenziale pandemico. Possiamo dire che il rischio pandemico non può essere escluso al 100%, ma parliamo di un'eventualità. Affinché succeda dovrebbe fare una serie di mutazioni, ma nell'attuale situazione l'allarme è sicuramente più locale che globale.

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