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Perché i mirtilli fanno bene alla salute? Gli esperti: “Fino al 40% degli effetti passa dall’intestino”

I mirtilli sono associati a benefici per la funzione vascolare e miglioramenti su pressione sanguigna, profilo lipidico (colesterolo, trigliceridi) e controllo della glicemia: secondo una revisione di studi clinici, questi effetti cardiometabolici sono legati alla trasformazione intestinale dei polifenoli.
A cura di Valeria Aiello
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I mirtilli selvatici sono al centro di una recente revisione scientifica sulla salute cardiometabolica, con evidenze crescenti legate a funzione vascolare, metabolismo e meccanismi intestinali legati ai polifenoli / Photo: iStock
I mirtilli selvatici sono al centro di una recente revisione scientifica sulla salute cardiometabolica, con evidenze crescenti legate a funzione vascolare, metabolismo e meccanismi intestinali legati ai polifenoli / Photo: iStock

I mirtilli, in particolare quelli selvatici, sono da tempo associati a benefici per la salute cardiovascolare e metabolica. Studi osservazionali e clinici li collegano a una migliore funzionalità dei vasi sanguigni e a effetti su parametri come pressione arteriosa, colesterolo e glicemia. Tuttavia, i meccanismi biologici alla base di questi benefici, noti da decenni, non sono ancora completamente chiariti.

A fare maggiore luce su questi aspetti è una recente revisione scientifica che raccoglie e analizza i risultati di 12 studi clinici sul consumo di mirtilli selvatici (Vaccinium angustifolium) condotti nell’arco di 24 anni, affiancati da decine di studi traslazionali e meccanicistici. La revisione è nata da un simposio di esperti organizzato dalla Wild Blueberry Association of North America ed è stata pubblicata su Critical Reviews in Food Science and Nutrition, una delle riviste più autorevoli nel campo della nutrizione e delle scienze alimentari.

Secondo gli autori, uno degli elementi chiave per interpretare questi risultati riguarda ciò che accade dopo il consumo dei mirtilli. “Una quota sostanziale dell’attività biologica osservata – spiega la ricercatrice Sarah A. Johnson, professoressa associata alla Florida State University e autrice principale della revisione – non dipende direttamente dai composti presenti nel frutto così come vengono assunti, ma dai metaboliti che si formano durante la digestione”.

In particolare, la revisione evidenzia che fino al 40% dei composti biologicamente attivi rilevati nel sangue può derivare dalla trasformazione intestinale dei polifenoli, un passaggio che contribuisce a spiegare perché gli effetti dei mirtilli non siano immediati né identici per tutti.

Il quadro che emerge è coerente con le indicazioni delle principali istituzioni sanitarie internazionali, inclusa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che raccomanda un consumo quotidiano adeguato di frutta e verdura — almeno 400 grammi al giorn — come parte di una dieta sanao, sottolineando il ruolo di fibre e composti bioattivi nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e metaboliche.

I benefici dei mirtilli per la salute: i risultati degli studi

La revisione non introduce nuove sperimentazioni, ma analizza decenni di studi sui mirtilli, permettendo di distinguere con maggiore chiarezza i risultati più solidi da quelli ancora in fase esplorativa.

Tra i principali benefici dei mirtilli rientrano:

  • Funzionalità dei vasi sanguigni. È l’ambito con le evidenze più consistenti. Diversi studi mostrano un miglioramento della funzione endoteliale, cioè della capacità dei vasi di dilatarsi e rispondere agli stimoli, talvolta già poche ore dopo il consumo e in altri casi dopo assunzioni regolari protratte per settimane o mesi.
  • Pressione sanguigna, colesterolo e glicemia. I risultati sono descritti come incoraggianti, soprattutto in persone con un rischio cardiometabolico elevato. In alcuni studi sono stati osservati miglioramenti clinicamente significativi, ma gli autori sottolineano che servono studi più ampi e controllati per confermare questi effetti in modo definitivo.
  • Salute intestinale e microbioma. Un elemento chiave riguarda il destino dei polifenoli: solo una piccola parte viene assorbita nell’intestino tenue, mentre la quota maggiore raggiunge il colon, dove viene trasformata dai batteri intestinali in composti attivi.
  • Prestazioni cognitive. Alcuni studi condotti su adulti anziani suggeriscono effetti positivi su aspetti specifici delle funzioni cognitive, come la velocità di elaborazione e la memoria. Anche in questo caso, si tratta di risultati promettenti ma non ancora generalizzabili.

Secondo gli autori, i mirtilli selvatici non agiscono attraverso un singolo principio attivo. I possibili meccanismi includono il supporto alla produzione di ossido nitrico, la modulazione dell’infiammazione e dello stress ossidativo, il metabolismo di lipidi e glucosio e l’interazione con il microbioma intestinale.

Quanti mirtilli consumare ogni giorno

Un aspetto rilevante della revisione riguarda le quantità di mirtilli effettivamente consumate dai partecipanti agli studi, un dato utile per interpretare i risultati senza trasformarli in raccomandazioni individuali.

Negli studi analizzati, i mirtilli selvatici sono stati assunti in forme diverse — freschi, congelati o liofilizzati — e per periodi variabili, da singole porzioni a interventi protratti per settimane o mesi. In termini pratici, molte sperimentazioni hanno utilizzato quantità equivalenti a circa una tazza di mirtilli selvatici al giorno, una porzione che rientra facilmente in una dieta equilibrata.

Nel complesso, la revisione rafforza l’idea che i mirtilli selvatici rappresenti un alimento di interesse per la salute cardiometabolica. Il valore principale di questo lavoro sta nell’aver chiarito che una parte importante dell’attività biologica osservata è legata ai composti attivi che si formano durante la digestione, aprendo nuove prospettive di ricerca sul ruolo dell’intestino e del metabolismo individuale.

La ricerca sta mostrando che i benefici associati ai mirtilli selvatici non dipendono da un singolo nutriente” ha aggiunto Dorothy Klimis-Zacas, professoressa di Nutrizione Clinica all’Università del Maine e co-autrice della revisione – Comprendere come la loro composizione unica interagisca con il metabolismo e con l’intestino potrebbe aiutare a spiegare perché le risposte variano da persona a persona”.

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