Per un terzo degli Under 30 la moglie deve obbedire al marito: la Gen Z è più maschilista dei Boomer

I giovani della Generazione Z hanno opinioni sull'uguaglianza di genere molto più antiche e tradizionaliste rispetto ai loro padri e persino ai loro nonni. A dirlo è una nuova indagine realizzata da Ipsos insieme al Global Institute for Women's Leadership del King's College di Londra, istituzione che promuove una presenza più equa delle donne nel mondo del lavoro e nei ruoli decisionali. Lo studio ha coinvolto oltre 23.000 persone in 24 Paesi, tra cui anche l'Italia, per valutare le convinzioni degli uomini, suddivisi per fasce d'età, riguardo l'uguaglianza di genere.
In generale, le risposte degli intervistati non hanno fornito un quadro molto diverso da quello degli anni precedenti. Il 59% del campione ha affermato che le cose andrebbero meglio se le donne fossero più presenti nelle posizioni di potere e circa la metà del campione pensa che servano ancora più sforzi per costruire una società finalmente parificata. A sorprendere sono state però le opinioni della fascia più giovane. Quasi un terzo dei ragazzi della Gen Z si è infatti detto convinto che la moglie dovrebbe obbedire al marito e una percentuale analoga ritiene che, all'interno delle dinamiche familiari, le decisioni finali dovrebbero comunque spettare all'uomo.
Le differenze tra generazioni: Gen Z più tradizionalisti dei Boomer
Come si legge nel rapporto reso pubblico per avvicinarci alla Giornata Internazionale della Donna dell'8 marzo, il confronto generazionale ha mostrato uno scarto significativo nelle opinioni tra i ruoli di genere. Tra i giovani nati tra il 1997 e il 2012, il 24% pensa che una donna non dovrebbe apparire troppo indipendente o autosufficiente, mentre per i Baby Boomer, che in teoria sarebbero anche più giustificati per ragioni anagrafiche ad avere idee più antiquate, la percentuale scende al 12 %.
Anche tutte quelle norme legate alla sfera intima e affettiva sono tornate ad essere percepite come atteggiamenti connotati dal genere di appartenenza. Sei una ragazza? Per il 21% dei Gen Z non dovresti mai prendere l'iniziativa sessuale a meno tu non voglia essere considerata una poco di buono. Una convinzione d'altri tempi, ma che paradossalmente viene condivisa solamente dal 7% degli Over 60.
Tale atteggiamento nasconde anche qualche contraddizione che smaschera la "confusione" che molti ragazzi hanno mostrato sul tema. Nella stessa fascia d'età che ha espresso visioni tanto tradizionaliste, il 41% di giovani uomini ha dichiarato di trovare più attraenti le donne di successo.
Il peso degli stereotipi e della pressione sociale
A pagare lo scotto di posizioni tanto conservatrici sono però anche gli stessi maschi, i quali crescono in un mondo dove "essere un vero uomo" significa rispettare un importante carico di regole e aspettative. Il 30% dei giovani maschi ha per esempio affermato che un uomo non dovrebbe mai dire "ti voglio bene" ad un amico dello stesso sesso. Il 21%, invece, pensa che occuparsi dei figli e mostrare loro affetto in modo esplicito sia un atteggiamento poco mascolino. Gli stereotipi di genere, insomma, sembrano esser un fardello, anche per gli stessi giovani uomini che si ingabbiano in costrutti sociali assolutamente fuori dal tempo.
Julia Gillard, ex primo ministro australiano e presidente del Global Institute for Womens' Leadership ha sintetizzato così sulle colonne del Guardian: "Non solo molti uomini Gen Z impongono aspettative restrittive alle donne, ma finiscono per intrappolare loro stessi in norme altrettanto rigide".
Perché i Gen Z sono così conservatori: tra paure sociali e cambiamenti economici
Per i ricercatori, dietro queste opinioni si celano profonde trasformazioni che riguardano sia il difficile contesto socio-economico nel quale i Gen Z di tutto il mondo sono cresciuti. Se infatti in passato l'identità maschile veniva spesso legata al ruolo di principale sostegno per la famiglia (il classico capofamiglia che portava il pane in tavola), oggi questo ruolo è spesso reso irraggiungibile dai cambiamenti della società e da un mondo del lavoro che offre molte meno certezze rispetto a 30 o 40 anni fa.
La sociologa Heejung Chung, direttrice del centro di ricerca che ha coordinato lo studio, ha sottolineato come questo scenario abbia accentuato le insicurezze delle nuove generazioni. Molti uomini oggi temono di perdere la propria posizione sociale, ha spiegato. In questo vuoto che si è venuto a creare, è dunque molto più facile che i ragazzi vengano attratti da narrazioni e messaggi che si contrappongono alle nuove libertà femminili, percepite più come una minaccia alla propria natura di sesso forte, che come un'opportunità di uguaglianza e progresso.
Cosa pensano gli italiani della questione di genere
Stringendo il focus sulle risposte dei partecipanti italiani, il report di Ipsos ha delineato una situazione di sostanziale transizione, anche se alcuni dati rimangono incoraggianti. Il 78% del campione (senza distinzione di età) pensa che la parità di genere sia importante e il 43% si è addirittura professato femminista. La grande maggioranza (il 75%) sostiene anche una ripartizione equa dei compiti domestici e il 66% degli intervistati ha respinto l'idea che un uomo che si occupa dei figli sia meno uomo.
Non mancano però dei residui di retaggi duri a morire. Sebbene il 59% degli uomini italiani coinvolti abbia convenuto sul fatto che servano più donne al comando, la metà di loro si è comunque detta d'accordo riguardo alla convinzione che le donne siano più portate per la cura dei figli. Non solo. Il 23% ritiene ancora che il marito debba avere sempre l'ultima parola in casa e il 16% teme che un uomo che si occupa della casa possa portare tensioni e conflitti nell'ambito domestico.