Per la prima volta in Italia una persona è stata trattata con un fungo psichedelico: lo studio sulla depressione

Per la prima volta in Italia una persona è stata trattata con una sostanza derivata da un fungo psichedelico, la psilocibina. Si tratta di una sostanza naturalmente psichedelica estratta da alcuni funghi allucinogeni, soprattutto quelli del genere Psilocybe. La paziente è una donna di 63 anni con una forte forma di depressione resistente ai farmaci e sta partecipando a una sperimentazione clinica condotta nella clinica psichiatrica dell’ospedale “Santissima Annunziata” di Chieti.
Come aveva spiegato qualche mese fa a Fanpage.it lil direttore dell'unità operativa che sta svolgendo la sperimentazione, Giovanni Martinotti, Professore Ordinario di Psichiatria all'Università “Gabriele d'Annunzio” a capo della Clinica Psichiatrica dell’ospedale di Chieti, questo studio rappresenta uno spartiacque nella ricerca sui potenziali usi terapeutici dei funghi allucinogeni, nello specifico nel trattamento della depressione resistente ai farmaci.
La prima paziente
La donna ha assunto una compressa contenente questo particolare principio attivo, non sono stono state registrate criticità cliniche e, come stabilisce il protocollo, la paziente è tuttora sotto osservazione. Dopo questa prima somministrazione di psilocibina, la donna dovrà ricevere una seconda somministrazione tra tre settimane e poi continuerà a essere monitorata per valutare gli eventuali effetti del trattamento sui sintomi della depressione.
Lo studio, che sarà condotto su 68 pazienti, è randomizzato e in doppio cieco. Questo significa – spiega l'Asl Lanciano Vasto Chieti – che né i pazienti né i clinici sanno se quello somministrato nei partecipanti è effettivamente il farmaco a base di psilocibina o un placebo. Si tratta di una metodologia che si utilizza negli studi scientifici per garantire "la solidità scientifica dei risultati".
In ogni caso, i due gruppi di partecipanti, quello che riceverà il placebo e quello a cui verrà dato effettivamente il farmaco sperimentale, saranno sottoposti anche a stimolazione magnetica transcranica (Tms), una tecnica di stimolazione cerebrale non invasiva utilizzata per trattare la depressione resistente. Ma con una differenza: il gruppo placebo riceverà una stimolazione reale mentre sull'altro verrà effettuata una stimolazione palcebo. In questo modo i ricercatori garantiscono a entrambi gruppi una forma di trattamento "potenzialmente efficace", rendendo lo studio eticamente valido.
Cos'è la sostanza derivata dai funghi psichedelici
"Non parliamo di “funghi allucinogeni” in senso ricreativo, ma di una terapia farmacologica controllata che mira a “riattivare” le connessioni cerebrali interrotte dalla patologia", ha scritto Martinotti sul suo profilo Instagram. Non si tratta infatti di un fungo psichedelico allo stato naturale, ma di "una forma di psilocibina privata dei suoi effetti psichedelici, che abbiamo annullato somministrando insieme ad essa un farmaco bloccante dell’effetto psichedelico", aveva spiegato l'esperto a Fanpage.it.
Oltre al valore simbolico di questa sperimentazione, la prima dopo decenni di chiusura ad aprire di fatto allo studio delle sostanze psichedeliche nel trattamento della depressione, questa sperimentazione potrebbe aprire le porte a nuovi trattamenti dal potenziale molto elevato. Il farmaco a base di psilocibina infatti, a differenza delle molecole oggi utilizzate, non prevede una terapia quotidiana ma una somministrazione estemporanea. "Gli studi condotti finora, anche se preliminari e limitati a un numero ristretto di partecipanti – ha spieato Martinotti a Fanpage.it – suggeriscono che sono sufficienti una/due assunzioni della sostanza per produrre un importante miglioramento nei sintomi d'ansia e depressione". Ovviamente questo studio punta a verificare proprio se nella pratica clinica questi risultati verranno confermati o meno.