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Parto cesareo, due soluzioni riducono sensibilmente il rischio di emorragia per la madre

Medici statunitensi hanno determinato che due specifiche soluzioni riducono il rischio di emorragia postpartum dopo un parto cesareo. Il sanguinamento è la principale causa di morte per le neomamme, anche nei Paesi ricchi.
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A cura di Andrea Centini
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Le emorragie dopo il parto naturale o cesareo (chiamate emorragie postpartum) rappresentano la principale causa di morte per le neomamme dopo aver dato alla luce un figlio, anche nei Paesi ricchi, sebbene i rischi siano molto inferiori di quelli poveri. Secondo i dati dell'UNICEF, oltre 330.000 donne muoiono ogni anno nel mondo subito dopo la nascita del bambino, un numero enorme che interessa soprattutto i Paesi senza risorse sanitarie adeguate. Il parto cesareo aumenta il rischio di sanguinamento rispetto al parto naturale, per diverse ragioni. La più frequente è l'atonia uterina, cioè la mancata o inefficace contrazione dell'utero dopo la rimozione della placenta; in questa condizione l'organo risulta morbido e debole, ed è incapace di comprimere i vasi sanguigni che erano legati alla placenta. Circa quattro emorragie postpartum su cinque (80 percento) sono causate proprio dall'atonia uterina. Un gruppo di ricerca ha proposto due soluzioni in grado di ridurre sensibilmente il rischio di sanguinamento dopo un parto cesareo: l'infusione di uno specifico farmaco per aiutare l'utero a contrarsi (il cloruro di calcio) e un sistema di allerta precoce che valuta immediatamente lo stato di contrazione dell'utero della madre subito dopo il parto, al fine di garantire il pronto intervento in caso di necessità.

A proporre questa nuova strategia è stato un team di ricerca statunitense guidato da anestesiologi, ostetrici ed altri esperti di medicina perinatale della prestigiosa Università di Stanford. I ricercatori, coordinati dai professori James Xie e Jessica Ansari dell'ateneo californiano, hanno condotto due studi ad hoc nel quale hanno osservato gli effetti del cloruro di calcio e del sistema di allerta precoce. Per quanto concerne l'atonia uterina, esistono anche altri farmaci in grado di favorire la contrazione, come l'ossitocina, la metilergometrina e la prostaglandina, tuttavia alcuni richiedono refrigerazione e non garantiscono la stessa economicità e sicurezza del cloruro di calcio. Ciò rende quest'ultimo un composto ideale soprattutto per i sistemi sanitari che non hanno molte risorse. Dall'analisi statistica di altre indagini, gli scienziati hanno fatto emergere che il cloruro di calcio riduce la quantità di sanguinamento in media di circa 200 millilitri. Nel nuovo studio, condotto in doppio cieco e randomizzato con placebo (il gold standard della ricerca scientifica) e nel quale sono state coinvolte 120 donne, hanno osservato che l'emorragia postpartum è comparsa nel 40 percento delle pazienti trattate con 1 grammo di cloruro di calcio, contro il 57 percento di quelle trattate con placebo. Inoltre ha avuto bisogno di una trasfusione di sangue il 15 percento delle donne trattate col placebo, contro l'8,3 percento di quelle trattate col cloruro di calcio, che in pratica dimezza il rischio.

Per quanto riguarda il sistema di allerta precoce, gli scienziati hanno messo a punto una strategia basata su una rapida valutazione del tono uterino da parte dell'ostetrico su richiesta dall'anestesista, due minuti dopo il parto. Lo specialista dà un punteggio compreso da 1 a 10, dove i valori al di sotto di 6 indicano una contrazione non sufficiente e che dunque la paziente è a rischio di sanguinamento. Questo sistema è in grado di allertare l'intera equipe medica che può intervenire prontamente con farmaci per la coagulazione e sacche di sangue per la trasfusione. Gli autori dello studio hanno analizzato un migliaio di parti cesarei, facendo emergere l'importanza di verificare prontamente il tono uterino. “La nostra ricerca mostra che questo semplice sistema di punteggio è un modo molto significativo e semplice per garantire che se l'utero si contrae male e c'è il rischio di emorragia, può essere riconosciuto precocemente dal team sanitario”, ha dichiarato il dottor Xie in un comunicato stampa. “L'obiettivo finale è ridurre la mortalità e la morbilità materna”, gli ha fatto eco la professoressa Ansari. “Stime recenti mostrano che muore una neomamma di emorragia postpartum circa ogni sette minuti, soprattutto in contesti con poche risorse. Se i nostri risultati potessero essere confermati in studi più ampi, potrebbero trasformare il modo in cui preveniamo e trattiamo l’emorragia postpartum”, ha chiosato la scienziata. I dettagli degli studi sono stati presentati durante il convegno annuale ANESTHESIOLOGY 2023.

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