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Parlare più lingue rallenta l’invecchiamento biologico e cognitivo: la scoperta su Nature Aging

Un ampio studio internazionale mostra che parlare più lingue è associato a un invecchiamento biologico e cognitivo più lento. Analizzati i dati di oltre 86.000 adulti europei con modelli di intelligenza artificiale.
A cura di Valeria Aiello
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Parlare più lingue non è solo una competenza culturale o sociale: potrebbe contribuire a rallentare l’invecchiamento biologico e cognitivo. È quanto emerge da un nuovo studio internazionale pubblicato su Nature Aging, una delle riviste scientifiche più autorevoli nel campo della ricerca sull’invecchiamento.

L’analisi, condotta su oltre 86.000 adulti in 27 Paesi europei, mostra che le persone che parlano più lingue hanno più del doppio delle probabilità di presentare un profilo di invecchiamento sano rispetto ai chi ne parla solo una. Il risultato resta significativo anche tenendo conto di fattori come istruzione, salute fisica, condizioni socioeconomiche e contesto sociale.

Lo studio è stato guidato dal dottor Agustín Ibáñez, professore del Global Brain Health Institute al Trinity College di Dublino e direttore scientifico del Latin American Brain Health Institute (BrainLat), insieme a Lucia Amoruso e Hernán Hernández, ricercatori specializzati in neuroscienze cognitive e salute del cervello.

Per misurare l’invecchiamento, il team ha utilizzato un innovativo sistema basato sull’intelligenza artificiale, noto come orologio biocomportamentale dell’invecchiamento. Questo modello stima l’età biologica reale delle persone combinando indicatori di salute fisica (come ipertensione, diabete, qualità del sonno), capacità cognitive, livello di istruzione, funzionalità quotidiana e attività fisica.

Il parametro chiave è il divario di età biocomportamentale (BBAG): la differenza tra l’età biologica stimata e l’età anagrafica. Valori più bassi indicano un invecchiamento più lento e sano; valori più alti, un invecchiamento accelerato.

Secondo i risultati, le persone che parlano più lingue mostrano un BBAG significativamente più favorevole, mentre i monolingue hanno oltre il doppio delle probabilità di presentare segni di invecchiamento accelerato. Inoltre, l’effetto è cumulativo: ogni lingua aggiuntiva contribuisce a una protezione maggiore.

I nostri risultati forniscono una solida evidenza che il multilinguismo agisce come fattore protettivo per un invecchiamento sano – spiega Agustín Ibáñez – . L’uso delle lingue coinvolge reti cerebrali centrali per attenzione, memoria, controllo esecutivo e interazione sociale, rafforzando la resilienza cognitiva lungo tutto l’arco della vita”.

Queste evidenze si inseriscono in un contesto più ampio di ricerca sulla salute del cervello, riconosciuta come priorità globale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Le linee guida ufficiali dell’OMS per la riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza evidenziano l’importanza di stili di vita sani e attività cognitive come strumenti per promuovere un invecchiamento sano e ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza nella popolazione.

Parlare più lingue e invecchiamento biologico: cosa ha scoperto lo studio

Il lavoro pubblicato su Nature Aging ha analizzato i dati di 86.149 partecipanti adulti, utilizzando sia analisi trasversali (fotografia dello stato di salute) sia analisi longitudinali, che permettono di osservare l’evoluzione dell’invecchiamento nel tempo.

I risultati mostrano che:

  • Le persone multilingue hanno 2,17 volte meno probabilità di manifestare un invecchiamento biologico accelerato rispetto ai monolingue
  • L’effetto protettivo è cumulativo: più lingue si parlano, maggiore è la protezione osservata
  • Il legame resta valido anche dopo aver corretto i dati per fattori linguistici, sociali, fisici e sociopolitici

Secondo Hernán Hernández, co-autore principale, l’aspetto più rilevante dello studio è l’impatto sociale dei risultati.

Il multilinguismo è uno strumento accessibile e a basso costo per promuovere un invecchiamento sano in tutte le popolazioni, integrando altri fattori modificabili come istruzione e stimolazione cognitiva” osserva il ricercatore.

Gli autori evidenziano inoltre come l’apprendimento e l’uso attivo delle lingue stimolino le reti cerebrali coinvolte nella memoria, nell’attenzione, nella flessibilità cognitiva e nell’interazione sociale, elementi chiave per costruire una resilienza cognitiva duratura.

Nel loro insieme, questi dati suggeriscono che parlare più lingue non è solo un vantaggio culturale, ma potrebbe diventare una componente rilevante delle strategie di prevenzione del declino cognitivo e dell’invecchiamento sano a livello di popolazione.

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