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Covid 19

Ora sappiamo quanti anni di vita ci ha tolto la pandemia di Covid (e non è poco)

Un nuovo studio ha determinato l’impatto della pandemia di COVID-19 sull’aspettativa di vita media a livello globale e sui tassi di mortalità. I dati sono molto peggiori di quanto stimato in precedenza. Ecco quanto ci è costata la diffusione del coronavirus SARS-CoV-2.
A cura di Andrea Centini
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La pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto sanitario, sociale ed economico catastrofico, portando per cause dirette e indirette a un aumento significativo dei tassi di mortalità e alla riduzione dell'aspettativa di vita. Secondo un nuovo studio, tra il 2019 e il 2021 la diffusione del coronavirus SARS-CoV-2 ha ridotto di 1,6 anni (1,0 – 2,2 anni) l'aspettativa di vita globale, ovvero delle persone in tutto il mondo. Si tratta di un calo importante, molto più elevato di quello atteso. Per comprendere l'impatto della COVID-19, basti sapere che tra il 1950 e il 2019 i tassi di mortalità si sono ridotti del 62,8 percento a livello globale, per poi incrementare del 5,1 percento proprio in concomitanza con la pandemia. L'arrivo del patogeno pandemico è stato il primo evento a determinare una battuta d'arresto nell'aspettativa di vita globale dopo la Seconda Guerra Mondiale; nessun disastro naturale, conflitto o altra calamità ha avuto l'impatto del SARS-CoV-2.

A determinare il drammatico impatto della pandemia di Covid su tassi di mortalità e aspettativa di vita media è stato il copioso team di ricerca internazionale del Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study (GBD) 2021, guidato dagli scienziati Austin E. Schumacher e Hmwe Hmwe Kyu, entrambi professori presso l'Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell'Università di Washington. Analizzando i dati demografici di oltre 200 nazioni e più di 800 territori ed “entità subnazionali” tra il 1950 e il 2021, i ricercatori hanno determinato che nel primo biennio della pandemia (2020-2021) l'aspettativa di vita è calata nell'84 percento dei Paesi coinvolti. Il tasso di mortalità per le persone con un'età superiore ai 15 anni è aumentato del 22 percento per gli uomini e del 17 percento per le donne. Fortunatamente la pandemia non ha avuto un impatto significativo per i bambini, dato che nel 2021 sono stati registrati 500.000 morti in meno tra i piccoli con meno di 5 anni rispetto al 2019.

In base alla mappa interattiva dell'Università Johns Hopkins, ad oggi, il coronavirus SARS-CoV-2 ha provocato la morte di circa 6,9 milioni di persone, il dato ufficiale considerato comunque un'ampia sottostima. Tenendo presenti anche le cause indirette della pandemia, secondo il gruppo di ricerca del GBD 2021 i decessi complessivi sono stati 15,9 milioni, un dato superiore a quello stimato in precedenza dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La cifra è stata ottenuta facendo la differenza tra la mortalità mondiale osservata per tutte le cause – pari a circa 131 milioni di persone – nel biennio di riferimento e la mortalità prevista in assenza della pandemia. Come indicato, la circolazione del virus ha comportato una riduzione dell'aspettativa di vita media nel mondo di 1,6 anni. Senza il vaccino anti Covid i dati sarebbero stati molto peggiori, considerando che in un solo anno hanno salvato la vita a 20 milioni di persone. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la speranza di vita alla nascita era cresciuta in modo costante e significativo, passando da 49 anni a 71,7 anni, con un incremento di ben 22,7 anni. La pandemia, come indicato, ci ha fatto sbattere contro un muro riducendola, un chiaro segnale dei rischi che corriamo a causa di virus, batteri e altri patogeni che possono diffondersi ovunque. Basti sapere che la famigerata Malattia X ipotizzata dall'OMS potrebbe essere anche 20 volte più mortale della COVID-19.

Gli autori dello studio hanno concluso che “i tassi di mortalità globale degli adulti sono aumentati notevolmente durante la pandemia di COVID-19 nel 2020 e nel 2021, invertendo le tendenze decrescenti del passato, mentre i tassi di mortalità infantile hanno continuato a diminuire, anche se più lentamente rispetto agli anni precedenti”. Inoltre, hanno osservato un rallentamento nella crescita della popolazione globale a partire dal 2017, con un complessivo incremento degli anziani nei Paesi più ricchi e di giovani in quelli più poveri. Secondo gli studiosi questi cambiamenti demografici a livello globale comporteranno delle sfide significative a livello sociale, sanitario ed economico, laddove da una parte porterà a una scarsità di manodopera e dall'altra di risorse. Proprio per questo, secondo il professor Shumacher, le nazioni di tutto il mondo dovranno cooperare per la gestione dell'emigrazione. I dettagli della ricerca “Global age-sex-specific mortality, life expectancy, and population estimates in 204 countries and territories and 811 subnational locations, 1950–2021, and the impact of the COVID-19 pandemic: a comprehensive demographic analysis for the Global Burden of Disease Study 2021” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica The Lancet.

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