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Cambiamenti climatici

Nel 2023 nuovo record di emissioni di CO2, ma alcuni segnali sono incoraggianti

Lo scorso anno le emissioni di CO2 sono aumentate dell’1,1 percento, portando il computo totale a 37,4 miliardi di tonnellate. L’incremento, tuttavia, è stato inferiore a quello registrato nel 2022 e ci sono altri segnali di speranza.
A cura di Andrea Centini
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Nel 2023 le emissioni di CO2 (anidride carbonica) sono aumentate dell'1,1 percento, portando il computo totale a + 410 milioni di tonnellate. Il dato conferma i risultati preliminari del rapporto “Global Carbon Budget” del Global Carbon Project pubblicato a ottobre dello scorso anno, che prevedeva un aumento dell'1 percento. A calcolare l'incremento della CO2 nel 2023 è stata l'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE) con il suo aggiornamento annuale sulle emissioni globali e il contributo del Clean Energy Market Monitor, un nuovo rapporto dedicato al mercato dell'energia pulita, sempre più significativo e impattante sulle emissioni, in particolar modo su quelle dei Paesi avanzati che le stanno abbracciando con maggiore convinzione.

Nonostante l'incremento di 410 milioni di tonnellate di CO2, che ha portato il computo annuale a ben 37,4 miliardi di tonnellate, il dato dello scorso anno è migliore di quello registrato nel 2022, durante il quale erano l'incremento era stato di 490 milioni di tonnellate. Il calo, come spiegato dall'AIE, è legato proprio all'espansione delle fonti rinnovabili, in particolar modo fotovoltaico (solare) ed eolico. L'agenzia fa un cenno anche al nucleare – sul quale è ancora acceso il dibattito – e al contributo dei veicoli elettrici, la cui quota continua a crescere sensibilmente. “Senza le tecnologie energetiche pulite, l’aumento globale delle emissioni di CO2 negli ultimi cinque anni sarebbe stato tre volte maggiore”, ha spiegato l'AIE.

L'aumento delle emissioni di CO2 nel 2023 sarebbe stato sensibilmente inferiore se non si fosse verificata “un’eccezionale carenza di energia idroelettrica dovuta a siccità estreme”, che ha colpito in particolar modo Cina e Stati Uniti, ma anche molte altre economie avanzate. Con la portata dei fiumi ridotta – tutti ricordiamo cosa è accaduto al Po nel 2022 – le centrali idroelettriche hanno potuto immettere molta meno energia nelle reti nazionali, che per compensare la carenza hanno dovuto fare un uso supplementare di combustibili fossili. Senza il problema della siccità, una delle principali conseguenze del riscaldamento globale, le emissioni di CO2 nel 2023 sarebbero state inferiori del 40 percento. Quindi rispetto al 2022 ci sarebbe stato un miglioramento decisamente più virtuoso.

Ricordiamo che l'anidride carbonica è il principale volano dell'effetto serra e, a partire dalla rivoluzione industriale, ha determinato ad oggi un incremento della temperatura globale media di circa 1,2 °C. Ma nel 2023, l'anno più caldo di sempre, la temperatura media è stata di ben 1,48 °C sulla media preindustriale, un valore prossimo alla soglia critica oltre la quale andremo incontro agli effetti più drammatici e irreversibili del cambiamento climatico. Secondo un recente studio possiamo immettere nell'atmosfera ancora 250 miliardi di tonnellate di CO2 prima di superare tale soglia in modo definitivo; poiché ogni anno ne immettiamo poco meno di 40 miliardi, resterebbero circa 6 anni.

I dati dell'AIE da una parte sono incoraggianti, tenendo presente l'aumento meno robusto delle emissioni rispetto al 2022 e la riduzione della domanda dei combustibili fossili, ma i gravi problemi innescati dalla crisi climatica in corso – come la già citata siccità estrema – stanno comunque limitando le misure virtuose legate alle fonti rinnovabili. La speranza è che le iniziative sottoscritte alla COP28 di Dubai tenutasi alla fine dello scorso anno possano effettivamente sfociare in un taglio ancora più netto e deciso delle emissioni, soprattutto da parte dei maggiori Paesi inquinanti.

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