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Scoperta la chiave per trovare alieni intelligenti e tecnologicamente avanzati nello spazio

Secondo un nuovo studio, un fattore determinante affinché si possa sviluppare una specie aliena intelligente e tecnologica su un pianeta è la concentrazione di ossigeno atmosferico. Ecco per quale ragione.
A cura di Andrea Centini
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Secondo un nuovo studio vi sarebbe un altro fattore significativo in grado di impedire – o comunque limitare – l'emersione di una forma di vita aliena intelligente e tecnologicamente avanzata, legato alle caratteristiche intrinseche dell'atmosfera del pianeta d'origine: la concentrazione di ossigeno. È evidente quanto questo elemento sia prezioso per la vita sulla Terra, ma in questo caso i ricercatori non si sono concentrati sulla biologia in senso stretto, bensì sulla capacità di una specie aliena di sviluppare tecnologie e imporsi come dominante, analogamente all'essere umano.

L'ossigeno, da questo specifico punto di vista, giocherebbe un ruolo cruciale. Senza di esso e nelle concentrazioni adeguate, non avremmo infatti il fuoco, grazie al quale il genere Homo ha compiuto passi da gigante nella storia evolutiva. Basti pensare alla cottura del cibo, al fatto di potersi scaldare, ma anche alla forgiatura dei metalli, alla produzione di energia e dei materiali da costruzione. Sono tutti tasselli che hanno favorito l'accrescimento del nostro cervello, il benessere, l'intelligenza e la conseguente scalata lungo la catena alimentare. Siamo diventati tecnologici col fuoco e grazie ad esso siamo arrivati dove siamo oggi.

Per tutte queste ragioni, secondo i due autori del nuovo studio, i professori Adam Frank dell'Università di Rochester (Regno Unito) e Amedeo Balbi dell'Università di Roma Tor Vergata, l'ossigeno rappresenta un elemento chiave nel determinare le probabilità che su un pianeta possa esistere / svilupparsi una forma di vita aliena non solo intelligente, ma anche tecnologica. Nel proprio articolo i due studiosi hanno valutato la compatibilità della composizione atmosferica con la presenza di tecnologia avanzata, su scala globale, e sono giunti alla conclusione che i requisiti atmosferici “potrebbero essere piuttosto severi”, come spiegato dal professor Frank in un comunicato stampa dell'ateneo britannico, dove insegna presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia.

I ricercatori hanno determinato che al di sotto del 18 percento circa di concentrazione di ossigeno atmosferico la combustione sarebbe troppo limitata e, di conseguenza, il materiale vegetale non brucerebbe sufficientemente bene per la carenza di ossidante. Mentre una soglia superiore al 35 percento farebbe bruciare troppo e troppo in fretta le eventuali foreste, non dando loro la possibilità di svilupparsi e sostenersi. La concentrazione di ossigeno atmosferico ideale per avere un fuoco catalizzatore di evoluzione tecnologica sarebbe attorno al 20 percento (sulla Terra siamo al 21 percento), secondo gli studiosi. In parole semplici, solo sui pianeti con una concentrazione di ossigeno simile ci sarebbero le basi per avere una “tecnosfera”, legata a una forma di vita aliena capace di imprimere una firma tecnologica rilevabile.

Questo limite è stato soprannominato dai professori Frank e Balbi “collo di bottiglia dell'ossigeno”, in base al quale non vengono a mancare le basi per la vita aliena, ma quelle per la vita aliena tecnologica. “Potresti essere in grado di ottenere la biologia – potresti anche essere in grado di ottenere creature intelligenti – in un mondo che non ha ossigeno, ma senza una fonte di fuoco a disposizione, non riuscirai mai a sviluppare una tecnologia migliore perché una tecnologia più avanzata richiede carburante e fusione”, ha spiegato il professor Frank. “La presenza di elevati livelli di ossigeno nell'atmosfera è come un collo di bottiglia da superare per avere una specie tecnologica. Puoi far funzionare tutto il resto, ma se non hai ossigeno nell'atmosfera, non avrai una specie tecnologica”, ha chiosato lo scienziato britannico.

“Le implicazioni della scoperta della vita intelligente e tecnologica su un altro pianeta sarebbero enormi”, gli ha fatto eco il professor Balbi, docente presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'ateneo romano. “Dobbiamo quindi essere estremamente cauti nell’interpretare possibili rilevamenti. Il nostro studio suggerisce che dovremmo essere scettici nei confronti delle potenziali firme tecnologiche provenienti da un pianeta con insufficiente ossigeno atmosferico”, ha concluso l'esperto. In pratica, bisognerebbe puntare direttamente i pianeti con sufficienti concentrazioni di ossigeno, se vogliamo avere migliori probabilità di intercettare le “tecnofirme” di alieni intelligenti e tecnologicamente avanzati.

Ad oggi, com'è noto, non abbiamo alcuna prova della vita al di fuori della Terra, nemmeno le tracce fossili di un minuscolo e ipotetico microorganismo vissuto miliardi di anni fa su Marte, quando il "Pianeta Rosso" era ancora solcato da fiumi e laghi. Eppure, data la vastità dell'Universo e dei pianeti potenzialmente abitabili che possiamo stimare, è statisticamente molto probabile che la vita possa essere emersa anche altrove, essersi evoluta e aver dato vita a civiltà intelligenti come la nostra. Non a caso, secondo un recente studio dell’Università di Nottingham basato su una versione modificata della celeberrima equazione di Drake, nella sola Via Lattea – la nostra galassia – ci sarebbero ben 36 civiltà intelligenti. Solo che fino ad oggi non c'è ancora stato trovato nulla che possa suggerirci l'esistenza di simili extraterrestri. Ora, grazie all'intuizione dei due studiosi, sappiamo che per cercarli, dovremo prestare molta attenzione anche ai livelli di ossigeno dei pianeti sui quali intendiamo indagare. I dettagli dell'affascinante ricerca “The oxygen bottleneck for technospheres” sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Astronomy.

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