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Le spugne da cucina rilasciano microplastiche mentre lavi i piatti: cosa dicono i dati

Uno studio dell’Università di Bonn ha calcolato quante microplastiche vengono rilasciate dalle comuni spugne da cucina durante l’uso quotidiano: fino a oltre 4 grammi all’anno per persona.
A cura di Valeria Aiello
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Ogni utilizzo della spugna da cucina comporta il rilascio di microplastiche durante il lavaggio dei piatti, secondo uno studio scientifico
Ogni utilizzo della spugna da cucina comporta il rilascio di microplastiche durante il lavaggio dei piatti, secondo uno studio scientifico

Mentre lavi i piatti, le spugne da cucina si consumano lentamente e rilasciano microplastiche. Non è solo una questione di usura visibile: durante ogni uso, le spugne perdono minuscole particelle di plastica. A quantificare questo rilascio è uno studio guidato dall’Università di Bonn e pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Advances, che ha analizzato il comportamento delle spugne in condizioni di utilizzo reale, combinando test di laboratorio e dati raccolti da famiglie.

I risultati indicano che una singola persona può contribuire al rilascio di una quantità compresa tra 0,68 e 4,21 grammi di microplastiche all’anno, a seconda del tipo di spugna utilizzata. È un dato che diventa più rilevante se rapportato all’uso quotidiano e diffuso di questo oggetto: le spugne sono presenti in praticamente tutte le cucine e vengono utilizzate ogni giorno, spesso più volte. Secondo i ricercatori, in un Paese come la Germania, si possono raggiungere fino a 355 tonnellate di microplastiche all’anno legate all’uso domestico delle spugne.

Una domanda che molti si pongono è se queste microplastiche possano rimanere sui piatti e finire nel cibo. Lo studio non misura direttamente questo passaggio, ma mostra che il rilascio avviene proprio durante lo sfregamento con stoviglie e superfici, contribuendo alla presenza delle microplastiche nell’ambiente. Un tema che oggi è al centro della ricerca scientifica internazionale.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, queste particelle possono essere rilevate nell’acqua potabile, negli alimenti e nell’aria, e l’esposizione umana può avvenire attraverso ingestione e inalazione, con effetti sulla salute non ancora completamente compresi. Diversi studi hanno suggerito che l’esposizione alle microplastiche possa essere associata a processi infiammatori e stress cellulare, con evidenze di danni ai tessuti e alterazioni biologiche osservate in modelli sperimentali, mentre altre ricerche hanno documentato la presenza di queste particelle nel sangue umano e in nei fluidi riproduttivi umani, oltre che in organi e tessuti, inclusa la placenta.

Quante microplastiche rilasciano le spugne da cucina

Secondo lo studio, l’uso quotidiano di una spugna da cucina porta al rilascio di circa 1–4 grammi di microplastiche all’anno per persona, con una stima più precisa compresa tra 0,68 e 4,21 grammi a seconda della composizione della spugna. Più alta è la percentuale di plastica nei materiali, maggiore è la quantità di particelle che viene rilasciata durante l’uso.

Nello studio si osserva, ad esempio, che “una spugna dichiarata biologica conteneva la minore quantità di plastica (15,9% in peso), il che ha comportato il minor rilascio di microplastiche e il minor danno all'ecosistema rispetto a una spugna con una percentuale di plastica più elevata (59,3% in peso)”.

Questo significa che una minore presenza di plastica nei materiali può ridurre in modo significativo il rilascio di microplastiche nel tempo. In altre parole, il dato annuale non dipende solo dalla frequenza di utilizzo, ma soprattutto dal tipo di spugna: materiali diversi si consumano in modo diverso e rilasciano quantità differenti di microplastiche nel tempo.

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