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Le protesi mammarie non causano il cancro al seno o altri tumori (come invece teme Carolina Marconi)

I dubbi instillati dall’ex gieffina, che dopo l’impianto delle protesi ha scoperto di avere un tumore al seno, sono privi di ogni evidenza scientifica. Ecco perché e quali sono gli studi che hanno valutato l’impatto delle protesi.
A cura di Valeria Aiello
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Stanno facendo discutere le dichiarazioni dell’ex gieffina Carolina Marconi che, in una recente intervista rilasciata al settimanale Gente, ha alimentato i sospetti di un’associazione tra cancro al seno e protesi mammarie, raccontando la sua dolorosa esperienza. Nel corso dell’intervista, la soubrette ha infatti rivelato che, tempo dopo l’impianto delle protesi al silicone, ha scoperto di avere un carcinoma mammario per il quale è stata operata e si è sottoposta a chemioterapia. Durante il suo percorso, Carolina si è però convinta che le protesi possano essere state la causa della sua malattia. “Forse hanno influito anche quelle, cercherò di capire meglio” ha detto l’ex gieffina, senza probabilmente riflettere sulla portata della sua affermazione.

In Italia, le portatrici di protesi mammarie sono centinaia di migliaia, tra donne che hanno fatto chirurgia estetica e quelle che hanno ricostruito il seno dopo un tumore; milioni nel mondo, dove l’intervento di aumento del seno è da anni la procedura chirurgica più comune. Ciò significa che, semmai fosse esistita una relazione tra protesi e tumore al seno, questa sarebbe emersa senza particolari indagini scientifiche, in considerazione del grande numero di interventi svolti negli ultimi anni. A ciò si aggiungono gli sforzi della comunità scientifica, che ha reso le protesi mammarie uno dei dispositivi medici più studiati in assoluto e che, in decenni di ricerche, non ha trovato alcuna evidenza di un loro effetto cancerogeno sul seno o altri organi. Anzi, alcuni studi hanno mostrato che le donne con protesi mammarie hanno una piccola ma minore probabilità di sviluppare cancro al seno.

Gli studi che hanno valutato l’impatto delle protesi sul rischio di tumore al seno

Come ogni intervento, l’impianto delle protesi mammarie al gel di silicone ha benefici ma anche rischi: il cancro al seno non fa però parte di quest’ultimi. L’approvazione di questi dispositivi da parte della Food and Drug Administratin (FDA) degli Stati Uniti risale al 2006, dopo un periodo di moratoria durato 14 anni, durante i quali sono state pubblicate oltre 500 ricerche sulle protesi in gel di silicone, che ne hanno documentato sicurezza ed efficacia, senza trovare alcuna prova che associ il loro impianto a un aumento del rischio di tumori.

Tra le tante pubblicazioni, uno degli studi di monitoraggio più estesi nel tempo è stato condotto dall’Istituto di epidemiologia del cancro della Società danese contro i tumori di Copenaghen, che ha valutato il rischio di un effetto cancerogeno delle protesi mammarie al gel di silicone oltre i 10-15 anni dopo l’impianto al seno, arrivando fino a 30 anni di follow-up per le donne con durata dell’impianto più lunga.

Pubblicato sull’autorevole International Journal of Cancer, lo studio ha coinvolto quasi 3.000 donne che si erano sottoposte a interventi di protesi cosmetiche in cliniche private (1.653) o in ospedali pubblici (1.100), e valutato l’incidenza del cancro rispetto a un gruppo di controllo di circa 1.800 donne senza protesi mammarie.

Dall’analisi è emerso non solo che non esisteva alcuna differenza in termini di incidenza di cancro al seno tra i due gruppi ma che, le donne con protesi mammarie avevano una leggera ma minore probabilità di sviluppare cancro al seno, di circa lo 0,7%. “Il nostro studio – precisavano gli studiosi nell’analisi – fornisce ulteriore supporto alle prove accumulate, mostrando che le protesi mammarie al silicone non sono cancerogene”.

Il cancro al seno non è associato alle protesi mammarie

Evidenze cliniche e decenni di letteratura escludono quindi che le protesi mammarie abbiano impatto sullo sviluppo del cancro al seno. Ciò che è però ampiamente documentato è l’aumento delle nuove diagnosi di carcinoma mammario a livello globale, circa 2,3 milioni ogni anno, così come in Italia dove, secondo l’ultimo report del Ministero della Salute, nel 2022 si sono verificati circa 56.000 casi di cancro al seno, che rendono questa neoplasia il tipo di tumore che più frequentemente colpisce le donne.

I fattori di rischio per il cancro al seno, di cui alcuni prevenibili, sono diversi e comprendono l’età, la familiarità, ma anche le terapie ormonali, specie se prolungate, l’obesità, il fumo e gli stili di vita non equilibrati. Recentemente è stato anche dimostrato che il consumo di alcol oltre i 50 grammi al giorno (pari a poco più di 3 bicchieri di vino) sono sufficienti a determinare un aumento del rischio di cancro al seno del 50% rispetto a chi non beve.

Condurre uno stile di vita equilibrato, preferire un’alimentazione ricca di cereali integrali, vegetali e legumi, praticare attività fisica e non trascurare i controlli regolari, come la mammografia e l’ecografia – che possono rilevare eventuali anomalie nel tessuto mammario ma anche nelle protesi – sono di particolare importanza per le donne, comprese quelle portatrici di un impianto, che dovrebbero sottoporsi regolarmente a un controllo annuale.

La maggiore diffusione dei programmi di diagnosi precoce e i progressi terapeutici compiuti in questi anni stanno contribuendo a migliorare la sopravvivenza dopo la diagnosi di tumore al seno, soprattutto nelle donne in post-menopausa, come confermato dalla diminuzione della mortalità per carcinoma mammario che, nel nostro Paese, dagli anni Novanta è in calo di circa lo 0,8% ogni anno.

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