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Cambiamenti climatici

Le impressionanti immagini satellitari della mancanza di neve nelle stazioni sciistiche d’Europa

Le scarse precipitazioni nevose e le temperature ben al di sopra delle medie del periodo stanno mettendo in difficoltà i comprensori sciistici di alcune delle località montane più rinomate di Alpi e Pirenei, minacciando le risorse idriche dell’intero 2023.
A cura di Valeria Aiello
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Le immagini satellitari mostrano Morzine nelle Alpi francesi il 30 dicembre 2021 rispetto al 25 dicembre 2022 / Foto: Sentinel
Le immagini satellitari mostrano Morzine nelle Alpi francesi il 30 dicembre 2021 rispetto al 25 dicembre 2022 / Foto: Sentinel
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L’ondata di calore anomalo che domina questo inizio d’anno, non solo in Italia ma in almeno otto Paesi in gran parte dell’Europa centrale, sta avendo ricadute molto diverse dal caldo estivo, per la mancanza di neve che sta vedendo molti comprensori sciistici arrendersi e chiudere le piste da sci ma, soprattutto, per la l’assenza di accumuli nevosi significativi che minacciano le risorse idriche del 2023.

L’impatto delle scarse nevicate e di temperature ben al di sopra delle medie è ben visibile nelle impressionanti immagini catturate dai satelliti Sentinel dell’Agenzia spaziale europea (ESA), che mostrano la criticità della situazione in alcune delle località montane più rinomate. Rilanciate da Sky News, rivelano l’aspetto decisamente insolito dei pendii di quelle che dovrebbero essere le località sciistiche ricoperte di neve incontaminata, evidenziando l’ampiezza dei bruni tappeti erbosi.

Le immagini satellitari della carenza di neve

A Morzine, una stazione sciistica nelle Alpi francesi, vicino al confine svizzero, dove attualmente ci solo due piste aperte, la differenza con l’anno precedente è chiaramente visibile, così come nel comprensorio sciistico di Axe 3 Domaines, nel dipartimento francese dell’Ariège, sui Pirenei.

Immagine satellitare di Axe 3 Domaines nei Pirenei nel sud-ovest della Francia, 31 dicembre 2021 / Foto: Sentinel
Immagine satellitare di Axe 3 Domaines nei Pirenei nel sud-ovest della Francia, 31 dicembre 2021 / Foto: Sentinel
immagine satellitare di Ax 3 Domaines nei Pirenei nel sud-ovest della Francia, 28 dicembre 2022 / Foto: Sentinel
immagine satellitare di Ax 3 Domaines nei Pirenei nel sud-ovest della Francia, 28 dicembre 2022 / Foto: Sentinel

Situazione analoga a Leutasch, in Tirolo, dove il confronto tra le immagini satellitari lascia poco spazio alle interpretazioni.

Le immagini satellitari mostrano Leutasch in Tirolo, Austria occidentale, il giorno di Capodanno 2021 (L) rispetto al 2022. Foto: Sentinel
Le immagini satellitari mostrano Leutasch in Tirolo, Austria occidentale, il giorno di Capodanno 2021 (L) rispetto al 2022. Foto: Sentinel

Secondo gli esperti, il futuro per gli sport sciistici sarebbe tutt’altro che roseo, anzi bianco. Gli attuali modelli climatici prevedono infatti un aumento delle precipitazioni invernali nei prossimi decenni, che però cadranno sotto forma di pioggia anziché di neve. Una condizione che rischia di tradursi in un maggior uso dell’innevamento artificiale, che in alcune aree potrebbe portare a “un conflitto tra la domanda di acqua per le stazioni sciistiche e quella per la produzione di energia idroelettrica” ha affermato la dott.ssa Maria Vorkauf del Dipartimento di scienze ambientali dell'Università di Basilea, autrice principale di un recente studio che ha valutato la sostenibilità del comprensorio sciistico Andermatt-Sedrun-Disentis, in Svizzera.

Oggi, spiega la studiosa, una parte dell’acqua utilizzata per l'innevamento artificiale nella più grande sottozona di Andermatt-Sedrun-Disentis proviene dall’Oberalpsee, da dove possono essere prelevati annualmente al massimo 200 milioni di litri. “Se il cambiamento climatico continuerà senza sosta, questa fonte d’acqua durerà fino alla metà del secolo, e a quel punto dovranno essere sfruttate nuove fonti” evidenziano i calcoli dei ricercatori, mostrando che il consumo di acqua per l’innevamento artificiale aumenterà in modo significativo, di circa l'80% per il comprensorio nel suo complesso. “In un inverno medio verso la fine del secolo, il consumo ammonterebbe così a circa 540 milioni di litri d'acqua, contro i 300 milioni di litri di oggi.

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