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La Terra Viola torna a far discutere: l’ipotesi NASA che cambia il modo di guardare il pianeta

Quello di una Terra viola è un concetto che sta guadagnando sempre più spazio tra gli scienziati, perché suggerisce che le prime forme di vita possano aver conferito un aspetto completamente diverso al nostro pianeta.
A cura di Valeria Aiello
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La “Terra viola”, l’ipotesi discussa in studi di astrobiologia sostenuti dalla NASA, che ipotizzano un ruolo centrale di pigmenti alternativi alla clorofilla nelle prime fasi della vita sulla Terra
La “Terra viola”, l’ipotesi discussa in studi di astrobiologia sostenuti dalla NASA, che ipotizzano un ruolo centrale di pigmenti alternativi alla clorofilla nelle prime fasi della vita sulla Terra

C’è un’ipotesi che sta cambiando il modo in cui guardiamo il passato del nostro pianeta. È quella della “Terra Viola”, secondo cui le prime forme di vita potrebbero aver conferito al pianeta un aspetto molto diverso da quello attuale, con implicazioni sull’origine della vita e su come potrebbe manifestarsi altrove nell’universo.

Negli ultimi giorni, la prospettiva di una Terra viola è tornata a far discutere, rilanciata da testate internazionali che hanno riportato al centro del dibattito la cosiddetta Purple Earth hypothesis. Il concetto è stato sviluppato dal microbiologo Shiladitya DasSarma dell’Università del Maryland, insieme all’astrobiologo Edward Schwieterman dell’Università della California a Riverside, nell’ambito di ricerche legate ai programmi di astrobiologia della NASA.

Lo studio, supportato dall’Agenzia spaziale statunitense, è stato pubblicato sull’International Journal of Astrobiology e analizza le diverse modalità con cui la vita primordiale potrebbe essersi manifestata, insieme alle relative biosignature, cioè i segnali che potrebbero indicarne la presenza anche su pianeti lontani.

Alla base dell’idea c’è il ruolo del retinale, una molecola che potrebbe aver preceduto la clorofilla nell’evoluzione biologica. Secondo i ricercatori, si tratterebbe di una soluzione più semplice, particolarmente adatta a un’atmosfera primordiale povera di ossigeno: il retinale assorbe infatti la luce verde — vicina al picco di emissione del Sole — e riflette una combinazione di rosso e viola, conferendo agli organismi che lo utilizzano un aspetto violaceo. In un contesto come quello della Terra di miliardi di anni fa, microbi basati su questo meccanismo energetico avrebbero potuto essere ampiamente diffusi, contribuendo a dare al pianeta un aspetto complessivo diverso da quello attuale.

Negli ultimi anni questa prospettiva è stata ulteriormente ampliata da studi che hanno analizzato come pianeti dominati da pigmenti alternativi alla clorofilla potrebbero apparire se osservati da grandi distanze. Tra questi, un recente lavoro pubblicato sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, che ha modellato lo spettro luminoso di mondi “viola”, mostrando come queste firme biologiche potrebbero essere individuate dai futuri telescopi dedicati alla ricerca di esopianeti abitabili.

Ma da dove nasce davvero l’idea di una Terra viola e cosa dicono gli studi scientifici a suo sostegno?

Terra viola: il ruolo del retinale nelle prime forme di vita

Il familiare paesaggio verde della Terra potrebbe non essere sempre stato così”. È da questa premessa che parte lo studio pubblicato sull’International Journal of Astrobiology, che propone uno scenario alternativo per le fasi più antiche della storia del pianeta.

Secondo Schwieterman e DasSarma, le prime forme di vita sulla Terra potrebbero non aver utilizzato la clorofilla per catturare l’energia solare. Al suo posto, avrebbero fatto affidamento su una molecola più semplice, il retinale, che può formarsi più facilmente in ambienti poveri di ossigeno. “Una molecola diversa alimentava la vita antica” spiegano i ricercatori: in contesti primordiali di questo tipo, questa strategia avrebbe rappresentato una soluzione efficace per sfruttare la luce solare, un meccanismo ancora oggi osservabile in alcuni microrganismi estremofili, come gli alofili, che vivono in ambienti ad alta salinità.

Questo scenario si collocherebbe in una fase molto antica della storia terrestre, quando l’atmosfera conteneva quantità molto ridotte di ossigeno, precedente al cosiddetto Grande Evento di Ossigenazione. In quel contesto, spiegano gli autori, metabolismi più semplici come quelli basati sul retinale avrebbero potuto rappresentare una strategia energetica efficace, prima dell’affermazione di meccanismi più complessi come la fotosintesi clorofilliana.

La vita basata sul retinale non scomparve, ma smise di essere la forza dominante nel modellare l’aspetto della superficie del pianeta. Gli organismi che utilizzavano la clorofilla prosperarono, trasformando progressivamente l’aspetto generale della Terra dal viola al verde. Proprio questa transizione rende il tema rilevante anche per l’astrobiologia.

Se la Terra primordiale fosse stata dominata da organismi viola, potremmo essere in grado di individuare pianeti che si trovano in una fase precedente dell’evoluzione” ha affermato DasSarma. In questi casi, segnali cromatici diversi dal verde potrebbero indicare la presenza di forme di vita semplici, basate su meccanismi energetici più antichi.

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