La più grande tempesta solare degli ultimi 20 anni: cosa dicono oggi i dati scientifici

La tempesta solare che ha interessato la Terra tra il 19 e il 21 gennaio 2026 è ormai in fase di attenuazione, ma i dati consolidati consentono ora un primo bilancio scientifico affidabile. Secondo lo Space Weather Prediction Center (SWPC) del National Weather Service, l’evento ha raggiunto livelli di tempesta geomagnetica severa (G4), una soglia che non veniva toccata con questa intensità da decenni.
Lo stesso centro ha definito l’episodio come “la più grande tempesta di radiazioni solari degli ultimi 20 anni”, una classificazione che riflette non solo la potenza del fenomeno, ma anche la qualità e la quantità di particelle energetiche misurate nello spazio circumterrestre. Un evento raro, quindi, che si inserisce tra i casi più significativi osservati dall’inizio degli anni Duemila e che rappresenta un punto di riferimento per lo studio del meteo spaziale contemporaneo.
Il fenomeno è stato innescato da un’espulsione di massa coronale (CME), che ha interagito con il campo magnetico terrestre provocando un’intensa risposta geomagnetica. La particolarità dell’evento non è stata solo la forza iniziale, ma anche la persistenza dell’attività, monitorata per più giorni consecutivi.
Tempesta geomagnetica G4: il picco del 19–20 gennaio e l’indice K fino a 8–9
Il momento più intenso è stato registrato martedì 19 gennaio alle 10:21 UTC (le 11:21 in Italia) quando sono stati nuovamente raggiunti livelli G4 (Severe). In quella fase, la CME stava ancora attraversando l’ambiente vicino alla Terra, seppur con segnali di progressivo indebolimento.
Durante la notte tra il 19 e il 20 gennaio:
- la tempesta ha mantenuto condizioni G4 per diverse ore
- l’indice geomagnetico K ha raggiunto valori 8–9, indicativi di una perturbazione molto forte del campo magnetico
- successivamente l’attività è gradualmente scesa verso livelli di intensità inferiori, coerenti con una fase di rientro
Questi valori spiegano perché l’evento sia stato classificato come il più intenso degli ultimi due decenni: non solo un picco isolato, ma una sequenza di condizioni geomagnetiche elevate e ben documentate dagli strumenti.
Ultimo aggiornamento e scenario attuale: attività ancora presente ma in attenuazione
Nell’ultimo aggiornamento del 21 gennaio, gli esperti dello Space Weather Prediction Center (SWPC) parlano di un evento prolungato, ma con intensità ridotta. Le previsioni per la giornata di oggi indicano:
- indice K geomagnetico atteso tra 4 e 6
- livello di tempesta G2 (Moderata)
Questo significa che l’impatto diretto sull’ambiente spaziale terrestre è ancora rilevabile, ma molto lontano dai valori estremi osservati nei giorni precedenti. In questa fase possono tuttavia persistere lievi disturbi alle comunicazioni radio ad alta frequenza, variazioni temporanee della ionosfera e condizioni favorevoli ad aurore, soprattutto alle alte latitudini
Dal punto di vista scientifico, questa fase finale è cruciale perché consente di studiare l’intero ciclo dell’evento, dal picco severo alla normalizzazione progressiva, fornendo agli scienziati un insieme di dati rari per calibrare i modelli di previsione del meteo spaziale. In un’epoca in cui satelliti, navigazione e comunicazioni sono centrali per la vita quotidiana, comprendere come e quanto rapidamente un evento G4 possa svilupparsi e attenuarsi è un elemento fondamentale per la resilienza tecnologica futura