La nuova terapia sperimentale contro la depressione resistente: “Può funzionare in cinque giorni”

Quando si parla di depressione resistente al trattamento ci si riferisce a quei disturbi depressivi che non rispondono alle cure farmacologiche standard, ovvero ad almeno due psicofarmaci assunti per un periodo adeguato, che di solito va dalle sei alle 12 settimane per ciascun farmaco. In questi casi si ricorre a strategie terapeutiche alternative: uno dei trattamenti convalidati è a la stimolazione magnetica transcranica (TMS), una terapia non invasiva e non farmacologica che che "utilizza il campo magnetico – spiega l'Istituto di Neuroscienze – per stimolare o inibire specifiche aree cerebrali", riducendo così i sintomi della depressione.
In alcuni studi questo approccio terapeutico si è dimostrato in grado di ridurre i sintomi anche del 25-35% nel 60-70% dei pazienti, tuttavia il trattamento standard richiede sedute quotidiane, dal lunedì al venerdì, per un periodo compreso tra le 4 e le 6 settimane. Ecco perché i ricercatori della University of California di Los Angeles (UCLA) hanno provato un nuovo approccio, più breve ma più intenso, per ridurre l'impatto sulla vita quotidiana dei pazienti e proporre una soluzione alternativa che per esigenze pratiche non hanno modo di sottoporsi a sedute quotidiane per tutto il tempo previsto. I risultati del loro studio suggeriscono che si potrebbero avere risultati molto simili al trattamento standard anche concentrando le sedute di TMS in cinque giorni.
Il nuovo approccio 5×5
I ricercatori chiamano questo nuovo approccio "cinque per cinque" o "5×5" e ne hanno dimostrato i possibili risultati in un recente studio pubblicato su Journal of Affective Disorders. Nel loro esperimento i ricercatori hanno selezionato un gruppo di 175 pazienti con depressione resistente al trattamento e hanno confrontato i risultati sulla riduzione dei sintomi dei due protocolli.
Una parte di loro (135 partecipanti) è stata trattata con la terapia TMS convenzionale, ovvero una seduta di TMS al giorno per cinque giorni la settimana per un periodo complessivo di sei settimane. Un secondo gruppo, più piccolo, formato da 40 partecipanti, ha ricevuto il protocollo "5×5", ovvero cinque sedute al giorno per cinque giorni, in sostanza una versione accelerata e concentrata della terapia tradizionale.
Come ha agito sui sintomi depressivi
I risultati hanno mostrato ai ricercatori che la loro intuizione potrebbe essere giusta: nonostante la diversa durata, i due gruppi hanno infatti mostrato miglioramenti molto simili nei sintomi depressivi, "senza differenze statisticamente significative nei risultati tra i due approcci", spiega l'università. C'è però un elemento interessante che gli autori dello studio hanno voluto sottolineare: un piccolo gruppo dei partecipanti trattati con l'approccio 5×5 non ha mostrato miglioramenti subito dopo la fine del ciclo di sedute, ma solo durante i controlli di follow up dopo due e quattro settimane. Nonostante i risultati iniziali praticamente assenti, dopo questo periodo, i loro sintomi erano diminuiti anche del 36%, un dato che secondo i ricercatori è significativo perché mostra come dovrebbe essere valutata la TMS accelerata.
Anche se sul lungo periodo l'approccio tradizionale si è rivelato comunque più efficace, i ricercatori hanno spiegato che il loro studio potrebbe essere un punto di partenza per sviluppare una terapia accelerata per i pazienti con depressione resistente al trattamento che per esigenze pratiche potrebbero avere difficoltà a seguire il protocollo tradizionale. Tuttavia, dato che non si tratta ancora di uno studio clinico, saranno necessari nuovi studi per confermare in una platea più ampia i loro risultati.