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Influenza in Australia e rischi per l’Italia, l’esperta Salmaso: “Malattia seria ma allarmismo ingiustificato”

L’epidemiologa Stefania Salmaso a Fanpage.it : “Non abbiamo elementi per fare previsioni sui contagi in Italia, ma serve tenere alta l’attenzione: l’influenza non va sottovalutata, il vaccino è la cosa migliore da fare”.
A cura di Valeria Aiello
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La professoressa Stefania Salmaso, epidemiologa dell’Associazione Italiana di Epidemiologia
La professoressa Stefania Salmaso, epidemiologa dell’Associazione Italiana di Epidemiologia

L’aumento dei casi di influenza in Australia, più che raddoppiati rispetto allo scorso anno, preoccupa per quella che potrebbe essere una stagione influenzale record anche in Italia, che molte persone rischiano di sottovalutare. “In tanti pensano che l’influenza ci sia sempre stata e ci sarà sempre, quasi come se ci fosse una sorta di assuefazione nei confronti dei virus influenzali” fa notare la professoressa Stefania Salmaso, epidemiologa dell’Associazione di Epidemiologia Italiana – . Bisogna però ricordare che ci sono persone che possono subire gravi conseguenze da queste infezione, per cui ogni anno si tenta di richiamare l’attenzione sulle opportunità di prevenzione”.

C’è però anche chi grida già all’allarme?
Sì, come ogni anno, c’è l’allarmismo di chi ricorda che l’influenza è una malattia molto pericolosa e che, osservando cosa succede in Australia, mette in guardia sui rischi di queste infezioni, come le complicanze che possono insorgere, incluse le polmoniti ma anche i decessi. Quindi, in vista della prossima campagna di vaccinazione antinfluenzale, che partirà ad ottobre, è chiaro che sapere cosa succede dall’altra parte del mondo, dove è ormai inverno, è un tema di attualità.

Dobbiamo preoccuparci di un’influenza più pesante?
L’influenza è una malattia seria ma l’allarmismo è ingiustificato. I dati del National Centre for Immunization and Research and Surveillance, l’organizzazione australiana che monitora la circolazione dell’influenza e le coperture vaccinali, ci dicono che effettivamente c’è stato un importante incremento dei contagi rispetto alla stagione precedente, con un raddoppio delle infezioni in quasi tutti gli Stati dell’Australia e un aumento delle ospedalizzazioni in alcuni territori. È però anche vero che gli altri indicatori a livello globale sono tutti abbastanza nella norma.

Ci sono degli indizi che ci possono dire perché in Australia c’é questa situazione?
No, non sappiamo ancora cosa ci sia dietro questo incremento, anche se parliamo di una situazione comunque variegata nei diversi Stati, che può essere legata alla suscettibilità della popolazione, ai ceppi circolanti ma anche ai comportamenti delle singole persone, cioè alle occasioni che vengono date a questi virus di circolare.

Lo abbiamo visto chiaramente nella stagione influenzale 2020-2021, durante la pandemia di Covid, quando siamo stati attenti a non esporci e a non contagiare gli altri, adottando tutte le misure di prevenzione, come l’uso delle mascherine, il lavaggio frequente delle mani ed evitando di far entrare in contatto le altre persone con le infezioni.

In quella stagione, i virus influenzali hanno circolato pochissimo, proprio perché i nostri comportamenti hanno praticamente azzerato i contagi, riducendo drasticamente le occasioni di replicazione e mutazione dei virus. Da allora, ad esempio, un particolare lignaggio del virus dell’influenza B (Yamagata) è praticamente scomparso, si ritiene che si sia estinto. Anche la composizione dei vaccini anti-influenzali è stata modificata, passando dalle formulazioni tetravalenti (proteggevano da due ceppi di tipo A e due di tipo B) a quelle trivalenti, con due ceppi di tipo A e uno solo di tipo B.

Qual è la sua previsione per la prossima stagione influenzale in Italia?
Non abbiamo elementi per fare una previsione sui contagi in Italia. Parlando dei virus influenzali, che sappiamo essere dei veri e propri trasformisti, qualsiasi previsione verrebbe facilmente smentita: questi virus sono infatti caratterizzati da un continuo riassortimento genetico per cui in ogni stagione si originano migliaia di nuove ricombinazioni virali più o meno simili tra loro.

Questo significa che i virus dell’influenza possono essere diversi e non riconosciuti dal nostro sistema immunitario, il che ci rende più vulnerabili all’infezione e genera nuove epidemie stagionali.

Contro virus che cambiano così facilmente, qual è l’efficacia dei vaccini anti-influenzali?
Quando si parla di efficacia di un vaccino, spesso si commette l’errore di pensare che i vaccini anti-influenzali proteggano dall’infezione, cioè che proteggano completamente dalla malattia, come avviene ad esempio con i vaccini contro il morbillo oppure contro il tetano. Per l’influenza non è così, appunto perché circolano migliaia di virus diversi e la vaccinazione non può prevenire completamente l’infezione.

La vaccinazione anti-influenzale mira invece a ridurre la probabilità di sviluppare le forme gravi e le complicanze della malattia, tenendo conto che i ceppi virali inclusi nei vaccini sono quelli per cui si prevede una maggiore probabilità di circolazione durante la stagione influenzale, cioè quei virus che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno, a febbraio, raccomanda di includere nei vaccini anti-influenzali della stagione successiva.

Se lei pensa, ad esempio, che nella composizione del vaccino di quest’anno c’è ancora il ceppo simile a quello che ha causato la pandemia di H1N1 del 2009, (all’epoca impropriamente chiamata dell’influenza suina), si rende conto di quale sia la capacità di permanenza di questi virus e quanto quel tipo di virus sia efficiente nel sopravvivere.

Tornando quindi alla protezione conferita dalla vaccinazione anti-influenzale, l’efficacia viene valutata sui casi gravi e sui ricoveri ospedalieri, non sulle infezioni, anche perché solo una piccolissima parte dei casi di influenza riceve una diagnosi confermata in laboratorio. Tanto è vero che si parla sempre di sindromi simil-influenzali, il che complica ulteriormente la stima di effetto dei vaccini. C’è poi chi ritiene che qualsiasi episodio febbrile durante l’inverno sia influenza, o addirittura manifestazioni gastrointestinali, dimenticando che in inverno girano molti altri virus non influenzali che non possono essere prevenuti dalla vaccinazione contro l’influenza.

Per tutti questi fattori, l’efficacia della vaccinazione anti-influenzale osservata in diverse stagioni è stata variabile: può passare dal 30-40% in una stagione al 70% in quella successiva, a seconda del tipo di virus circolanti in ogni stagione della categoria di persone che prendiamo in considerazione e di quali eventi vogliamo utilizzare come indicatori di efficacia.

Qual è il suo consiglio?
L’influenza arriverà come ogni anno, con un carico rilevante di malattia e anche di eventi più pesanti, soprattutto per le persone a rischio. Per questo dobbiamo considerare la vaccinazione anti-influenzale come la cosa migliore che possiamo fare, perché sappiamo che ridurrà il rischio di forme gravi e complicazioni.

Senza allarmaci eccessivamente, ma tenendo alta l’attenzione e ricordandoci di tutti i comportamenti che abbiamo imparato a conoscere durante la pandemia. Teniamoli presenti anche per l’influenza.

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