Influenza, i dati sulla variante K: cosa succede ora con la riapertura delle scuola

Dopo mesi di costante aumento, il numero di infezioni respiratorie, comprese quelle causate dall'influenza, registrate in Italia sono diminuite nelle settimane delle feste. Secondo l'ultimo rapporto del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), nella settimana dal 29 dicembre al 4 gennaio – l'ultima di cui possediamo i dati – sono stati registrati circa 803 mila nuovi casi. Questo significa che l'incidenza totale delle infezioni respiratorie acute (ARI) nella comunità è stata pari a 14,1 casi per 1.000 assistiti, in calo, anche se di poco, rispetto alla settimana precedente, quando era stata di 14,5.
Anche se questi dati potrebbero far pensare che siamo usciti dalla fase più acuta della stagione influenzale 2025-2026, in realtà secondo gli esperti il calo registrato nelle ultime settimane potrebbe non essere necessariamente l'inizio della fase discendente. Ci sono infatti diverse variabili da considerare prima di poter affermarlo, primo tra tutti quello che potremmo definire l'effetto Natale, ovvero il risultato combinato della chiusura delle scuole e insieme il calo fisiologico delle visite mediche durante le feste.
Le possibili cause del calo dei casi
Quest'anno l'influenza, complici l'insufficiente copertura vaccinale e l'arrivo della nuova variante K del virus influenza A(H3N2), sta circolando in Europa – così come ha fatto in Australia durante l'inverno nell'emisfero australe – in maniera piuttosto intensa. In questo approfondimento spieghiamo quali sono i sintomi che definiscono l'influenza.
Dopo un inizio in anticipo rispetto alla norma, l'influenza, nello specifico il virus A(H3N2), è stato responsabile di una fetta consistente delle infezioni respiratorie acute registrate in Italia settimana dopo settimana, fino a quando nella settimana dal 22 al 28 dicembre è stato segnalato un primo calo dell'incidenza, che in una settimana è passata da 17,1 per 1.000 assistiti della settimana 51 (dal 15 al 21 dicembre) al 14,5 per mille assistiti, poi ulteriormente diminuita fino a 14,1 nell'ultima settimana di monitoraggio (dal 29 dicembre al 4 gennaio).
Già nel bollettino della settimana 51, quella di Natale per intenderci, quando è stato segnalato il primo calo importante dei casi segnalati, gli esperti dell'ISS spiegavano che "i dati potrebbero non riflettere la reale incidenza e circolazione dei dei virus influenzali a causa di una possibile riduzione nel numero di visite e dati trasmessi in concomitanza con le festività natalizie". Come sappiamo infatti, l'età scolastica è proprio la fascia in cui i virus respiratori circolano di più e per questo la chiusura delle scuole può contribuire, almeno in un primo momento, a ridurre la circolazione dei virus, influenza compresa. A questo – spiega l'ISS – si deve aggiungere il calo delle visite (e quindi delle segnalazioni da parte dei medici di famiglia) durante i giorni di festa.
Calo più evidente rispetto agli anni passati
Nell'ultima settimana, la curva delle infezioni respiratorie acute (ARI) ha continuato a seguire questo andamento discendente, con un'ulteriore riduzione dei casi. Per gli esperti dell'ISS questi nuovi dati potrebbero essere ancora l'effetto di quell'apparente calo dovuto alle feste, sebbene notino che "la flessione nella curva che vediamo in queste settimane sembra essere più evidente di quella degli anni scorsi nello stesso periodo".
Cosa aspettarci dalle prossime settimane
In definitiva, i dati disponibili oggi non offrono ancora segnali chiari per permetterci di affermare che il calo di queste ultime due settimane sia dovuto all'effetto Natale o sia invece l'inizio di un reale calo della riduzione delle infezioni. "Bisognerà attendere il prossimo bollettino – aggiungono gli esperti dell'ISS – per capire se continuerà l’andamento discendente o se i casi torneranno a salire, e in questo secondo caso se supereranno i livelli toccati nelle scorse settimane".
D'altronde, proprio qualche giorno prima di Natale il professore Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università Statale di Milano e Direttore sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano, aveva spiegato a Fanpage.it che il picco della stagione non fosse atteso tanto per il periodo delle feste, ma per quello subito dopo, in coincidenza con la riapertura delle scuole. Per capire se sarà effettivamente così bisogna quindi attendere il prossimo bollettino di RespiVirNet, il primo dopo la pausa di Natale a raccogliere i dati corrispondenti alla riapertura delle scuole.