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In Brasile scoperto un enorme campo di vetro naturale: segno dell’impatto di un asteroide 6,3 milioni di anni fa

Si tratta del primo campo di vetro naturale mai scoperto in Brasile: un’area lunga oltre 900 chilometri disseminata di tectiti, frammenti vetrosi formati dopo l’impatto di un asteroide.
A cura di Valeria Aiello
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Illustrazione dell’impatto di un asteroide sulla Terra: eventi di questo tipo possono fondere la roccia superficiale e generare tectiti, frammenti di vetro naturale come quelli scoperti in Brasile.
Illustrazione dell’impatto di un asteroide sulla Terra: eventi di questo tipo possono fondere la roccia superficiale e generare tectiti, frammenti di vetro naturale come quelli scoperti in Brasile.

In Brasile, tra gli stati di Minas Gerais, Bahia e Piauí, gli scienziati hanno scoperto il primo campo di vetro naturale del Paese: un’area che si estende per oltre 900 chilometri disseminata di “tectiti”, frammenti vetrosi che si formano quando grandi asteroidi colpiscono la Terra. Questi frammenti – di colore prevalentemente nero e soprannominati “geraisites”, dal nome dello stato brasiliano dove vennero trovati per la prima volta – si sarebbero formati in seguito all’impatto di un asteroide circa 6,3 milioni di anni fa.

Almeno questo è quanto suggerisce la datazione isotopica dell’argon, che colloca l’origine delle tectiti verso la fine del Miocene. La scoperta è descritta in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Geology da un team di ricercatori guidato dal geologo Alvaro Penteado Crósta dell’Universidade Estadual de Campinas (UNICAMP).

Finora i ricercatori hanno raccolto oltre 600 frammenti, con dimensioni che vanno da meno di un grammo fino a circa 85 grammi e lunghezze che possono raggiungere i 5 centimetri. Nelle prime fasi dello studio, però, le geraisites erano state individuate solo in tre comuni del nord del Minas Gerais – Taiobeiras, Curral de Dentro e São João do Paraíso – su un’area inizialmente stimata di circa 90 chilometri.

Mappa della distribuzione delle “geraisites” in Brasile: i frammenti di tectite sono stati trovati tra gli stati di Minas Gerais, Bahia e Piauí lungo una fascia che supera i 900 chilometri. Credit: Álvaro Penteado Crósta/IG–UNICAMP
Mappa della distribuzione delle “geraisites” in Brasile: i frammenti di tectite sono stati trovati tra gli stati di Minas Gerais, Bahia e Piauí lungo una fascia che supera i 900 chilometri. Credit: Álvaro Penteado Crósta/IG–UNICAMP

Le nuove segnalazioni di ritrovamenti provenienti dagli stati vicini di Bahia e Piauí hanno ampliato notevolmente l’area di distribuzione – spiega Crósta – . Questa crescita è coerente con quanto osservato in altri giacimenti di tectiti nel mondo e l’estensione del campo dipende direttamente dall’energia dell’impatto”.

Il cratere generato dall’impatto, tuttavia, non è stato ancora identificato. Secondo i ricercatori potrebbe trovarsi nel cratone di São Francisco, una delle regioni più antiche della crosta continentale sudamericana, ma potrebbe anche essere stato eroso o sepolto nel corso di milioni di anni.

Dall’impatto al vetro: il segreto delle “geraisites” scoperte in Brasile

Le geraisites devono la loro origine a un processo estremamente violento. Quando un grande asteroide colpisce la Terra, l’energia liberata può fondere istantaneamente grandi quantità di roccia superficiale. Il materiale fuso viene espulso nell’atmosfera e, raffreddandosi durante il volo, solidifica in piccole gocce di vetro.

I campioni brasiliani mostrano forme aerodinamiche tipiche di questo fenomeno: sfere, ellissoidi, gocce, dischi e perfino manubri. A prima vista appaiono neri e opachi, ma sotto luce intensa diventano traslucidi, con una tonalità verde-grigiastra.

Le “geraisites”, le tectiti scoperte in Brasile: frammenti di vetro naturale formati dall’impatto di un asteroide circa 6,3 milioni di anni fa. Credit: Álvaro Penteado Crósta/IG–UNICAMP
Le “geraisites”, le tectiti scoperte in Brasile: frammenti di vetro naturale formati dall’impatto di un asteroide circa 6,3 milioni di anni fa. Credit: Álvaro Penteado Crósta/IG–UNICAMP

Le superfici sono inoltre ricoperte da minuscole cavità. “Queste piccole cavità sono tracce di bolle di gas fuoriuscite durante il rapido raffreddamento del materiale fuso durante il passaggio nell’atmosfera” precisa Crósta. “Un processo simile si osserva nella lava vulcanica, ma nelle tectiti è particolarmente caratteristico”.

Le analisi chimiche hanno confermato l’origine da impatto. Le geraisites contengono alte concentrazioni di silice e tracce di lechatelierite, una forma di silice vetrosa che si forma a temperature molto elevate. Un altro indizio decisivo è il contenuto estremamente basso di acqua, tra 71 e 107 parti per milione.

Questo è uno dei criteri fondamentali per classificare un materiale come tectite” sottolinea Crósta. “I vetri vulcanici, come l’ossidiana, contengono molta più acqua, mentre le tectiti sono notoriamente molto più secche”.

Gli scienziati stanno ora sviluppando modelli matematici per stimare la potenza dell’impatto, la velocità dell’oggetto e il volume di roccia fusa prodotto dall’evento.

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