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In Antartide c’è un “buco gravitazionale” che cresce silenziosamente: ora sappiamo perché

Un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports ricostruisce l’origine e l’evoluzione del “buco gravitazionale” antartico, un’area che si estende tra la Terra Vittoria e la Terra di Marie Byrd, nel settore della Baia di Ross, dove la gravità è più debole rispetto ad altre regioni del pianeta.
A cura di Valeria Aiello
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Rilievi e depressioni del geoide in falsi colori. Mostrato in blu, il Basso Geoide Antartico (Antarctic Geoid Low, AGL), la regione dell’Antartide dove si estende il “buco gravitazionale” / Credit: ICGEM
Rilievi e depressioni del geoide in falsi colori. Mostrato in blu, il Basso Geoide Antartico (Antarctic Geoid Low, AGL), la regione dell’Antartide dove si estende il “buco gravitazionale” / Credit: ICGEM

In Antartide, tra la Terra Vittoria e la Terra di Marie Byrd, centrato nella Baia di Ross, c’è un enorme “buco gravitazionale”: un’area che si estende per diversi milioni di chilometri quadrati in cui il livello del mare è di oltre 100 metri più basso della media del pianeta.

Questa anomalia, nota come Basso Geoide Antartico (Antarctic Geoid Low, AGL), non è rimasta immutata nel tempo. Nel corso di decine di milioni di anni si è progressivamente intensificata, mentre sotto il continente i lenti movimenti del mantello ne modificavano l’equilibrio. Ora un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, firmato dai geofisici Alessandro Forte dell’Università della Florida e Petar Glišović dell’Institut de Physique du Globe de Paris (IPGP), ricostruisce come e perché questa depressione gravitazionale si sia formata e rafforzata negli ultimi 70 milioni di anni.

Se riusciamo a comprendere meglio come l’interno della Terra modella la gravità e i livelli del mare, potremo capire meglio anche i fattori che influenzano la crescita e la stabilità delle grandi calotte glaciali” spiega Forte.

Cosa succede sotto l’Antartide

Quando immaginiamo la Terra, pensiamo a una sfera regolare. In realtà la sua forma gravitazionale — il geoide — è irregolare, perché la distribuzione delle masse all’interno del pianeta non è uniforme. Qui entra in gioco una distinzione importante. Nei modelli geodetici usati per cartografia e GPS, il punto più “basso” del geoide si trova nell’Oceano Indiano. Ma se si adotta una prospettiva geodinamica, riferita a un ellissoide idrostatico — cioè alla forma che la Terra avrebbe in perfetto equilibrio sotto l’effetto di gravità e rotazione — la depressione non idrostatica più profonda si colloca in Antartide, nel settore della Baia di Ross.

Anomalie del geoide non idrostatiche: in alto la distribuzione globale; in basso il dettaglio sull’Antartide e sulle aree circostanti, dove si colloca la depressione più profonda, nel settore della Baia di Ross. / Credit: Scientific Reports 2025
Anomalie del geoide non idrostatiche: in alto la distribuzione globale; in basso il dettaglio sull’Antartide e sulle aree circostanti, dove si colloca la depressione più profonda, nel settore della Baia di Ross. / Credit: Scientific Reports 2025

Per ricostruirne l’origine, i ricercatori hanno combinato dati sismici globali e modelli fisici della dinamica del mantello. “Immaginate di fare una TAC dell’intera Terra, ma non abbiamo le radiografie come in uno studio medico. Abbiamo i terremoti. Le onde sismiche forniscono la ‘luce’ che illumina l’interno del pianeta” racconta Forte.

Le simulazioni mostrano che sotto l’Antartide occidentale esistono vaste strutture del mantello con densità differenti rispetto alle regioni circostanti. Queste variazioni alterano il campo gravitazionale. Dove la gravità è più debole, l’acqua tende a redistribuirsi verso zone con attrazione maggiore. “Dove la gravità è più debole, la superficie oceanica può trovarsi leggermente più vicina al centro della Terra, perché l’acqua scorre verso aree con gravità più forte” chiarisce il geofisico.

Perché l’anomalia si è intensificata (e cosa c’entra con il clima)

Grazie a modelli numerici avanzati, il team ha ricostruito l’evoluzione dell’anomalia negli ultimi 70 milioni di anni. In origine la depressione gravitazionale era più debole. Poi, tra circa 50 e 30 milioni di anni fa, ha iniziato ad aumentare di intensità, in concomitanza con una riorganizzazione dei flussi convettivi nel mantello sotto l’Antartide occidentale.

Secondo le simulazioni, il progressivo accumulo e la migrazione di materiali rocciosi a diversa densità nelle profondità del pianeta hanno alterato la distribuzione delle masse, accentuando la deformazione del geoide e rendendo l’anomalia sempre più marcata nel tempo.

La tempistica coincide con una fase cruciale della storia del continente: l’avvio della glaciazione diffusa dell’Antartide. Il legame diretto non è ancora dimostrato, ma lo studio suggerisce che i processi profondi del mantello possano aver contribuito a modificare la distribuzione del mare attorno al continente, influenzando l’equilibrio tra oceano e calotte glaciali.

La grande domanda è: in che modo il nostro clima è collegato a ciò che accade all’interno del nostro pianeta?” conclude Forte. Il prossimo passo sarà verificare in modo più rigoroso questo possibile nesso causale, attraverso nuove modellazioni che mettano in relazione gravità, livello del mare e variazioni dell’elevazione continentale.

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