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Il rischio di morte cardiovascolare delle donne è associato al peso alla nascita dei figli

Le donne con un primogenito normopeso e un secondogenito sottopeso hanno un rischio superiore di morire per malattie cardiovascolari. Lo ha dimostrato uno studio che ha analizzato migliaia di parti tra il 1967 e il 2020.
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A cura di Andrea Centini
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Le donne che partoriscono un primo figlio con un peso normale e un secondo sottopeso hanno un rischio maggiore di perdere la vita a causa di malattie cardiovascolari, che ad oggi rappresentano la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Normalmente le associazioni tra il rischio cardiovascolare e la gravidanza vengono fatte sulla base dei primogeniti, ma un gruppo di ricerca ha voluto indagare più a fondo sulla questione, analizzando statisticamente i casi con due figli e tenendo in considerazione il peso del primo e del secondo nato. Come indicato, il rischio di morte per malattia cardiovascolare (CVD) nelle mamme aumenta se il secondo figlio nasce con un peso inferiore rispetto al primo (normopeso).

A determinarlo è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Dipartimento di Salute Pubblica Globale e Cure Primarie presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Bergen (Norvegia). I ricercatori, coordinati dalla professoressa Yeneabeba Tilahun Sima, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto uno specifico studio di associazione, mettendo a confronto i dati di mortalità cardiovascolare a lungo termine delle mamme con il peso dei primi due figli. Sono stati presi in considerazione sia i parti spontanei che quelli iatrogeni pretermine, ovvero prima della naturale conclusione della gestazione di 9 mesi. I parti coinvolti si sono verificati tra il 1967 e il 2020. Per organizzare statisticamente il peso dei piccoli lo hanno suddiviso in quattro differenti quartili (Q1, Q2, Q3, Q4), ovvero quattro fasce di peso, da sottopeso a peso superiore alla media. La mortalità è stata invece stimata attraverso una metodologia chiamata regressione di Cox, “espressa come rapporti di rischio (HR) con intervalli di confidenza al 95% (CI)”, come spiegato nell'abstract dello studio.

Incrociando tutti i dati, i ricercatori hanno osservato che la mortalità nelle donne aumentava con i secondogeniti più piccoli dei primogeniti. Gli scienziati hanno evidenziato che “rispetto alle donne che hanno avuto due neonati a termine nel quartile Q2/Q3 (normopeso), le donne con un primo figlio nel Q2/Q3 e un secondo nel Q1 avevano un rischio di mortalità più elevato (HR = 1,33, IC 95%: 1,18, 1,50), mentre il rischio era inferiore se il secondo figlio era nel Q4 (HR = 0,78, 95% IC: 0,67, 0,91)”. Curiosamente, il rischio cardiovascolare solitamente associato all'avere un primo figlio sottopeso (Q1) veniva neutralizzato se il secondo aveva un peso nel quartile Q4. Ciò valeva sia per i parti alla naturale conclusione della gestazione che per quelli prematuri. “I cambiamenti nei quartili di peso alla nascita della prole dalla prima alla seconda gravidanza offrono informazioni importanti sull'eterogeneità nel rischio futuro di morte per CVD delle donne”, ha spiegato in un comunicato stampa la professoressa Tilahun Sima.

Questi dati possono essere utilizzati per attuare programmi di prevenzione destinati alle donne esposte al rischio. I dettagli della ricerca “Birthweight in Consecutive Pregnancies and Long-Term Maternal Cardiovascular Disease Mortality Among Spontaneous and Iatrogenic Term Births: A Population-Based Cohort Study” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Americal Journal of Epidemiology.

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