Il Neurocovid esiste, la conferma degli esperti: “Chi ha avuto l’infezione faccia controlli neurologici”

Il long Covid è una condizione che può insorgere dopo il Covid-19 ed è caratterizzata da una serie di sintomi che persistono anche per settimane o mesi dopo la guarigione dall'infezione originaria da SARS-CoV-2. Oggi si stima che ne soffra tra il 5% e il 20% della popolazione mondiale, ovvero tra gli 80 e i 400 milioni di persone in tutto il mondo. L'incidenza raggiunge anche il 50% tra le persone che sono state ricoverate dopo la fase acuta dell'infezione. Parliamo di un paziente su due.
Tra i sintomi ci sono stanchezza, fatica persistente ma anche sintomi neurologici. Uno dei più comuni è il cosiddetto "brain fog". Si tratta di una sorta di nebbia mentale, che causa offuscamento cognitivo, confusione e difficoltà di concentrazione. Secondo il Manuale MSD lo sperimenta circa l'80% dei pazienti affetti da long Covid. Oggi, un importante articolo, risultato della collaborazione internazionale tra alcuni dei massimi esperti in materia, ha confermato che il Covid-19 può causare complicanze neurologiche e psicologiche sia negli adulti che nei bambini.
Riconosciuto il ruolo del Covid-19
L'articolo, pubblicato sull'autorevole rivista Nature Reviews Disease Primers, rappresenta uno spartiacque importante in quanto "ha riconosciuto scientificamente il ruolo dell’infezione da COVID-19 su diverse manifestazioni dell’attività del sistema nervoso (Neuro-Covid)". Oltre a confermare i sintomi neuropsichiatrici associati al Long Covid e al Covid-19, gli autori dell'articolo hanno indicato i meccanismi che possono causarli. Tra le università che hanno partecipato allo studio, accanto ad esperti della Yale University, University of California e University of London, ci sono anche alcuni scienziati del Centro di Ricerca Coordinata "Aldo Ravelli" dell’Università degli Studi di Milano.
I sintomi del Neurocovid
Per quanto riguarda i sintomi neurologici associati al "Neurocovid" l'articolo ne riassume i più diffusi. Non solo la nebbia mentale ("brain fog"), ma anche affaticamento persistente, cefalea, ansia, disturbi del sonno, depressione e altre neuropatie. Parliamo quindi di un insieme di manifestazioni che – spiega l'Università degli Studi di Milano – può avere un forte impatto sociale e incidere così sulla qualità della vita dei pazienti. Tra i meccanismi patologici responsabili invece viene riconosciuto il ruolo della persistenza virale del SARS-CoV-2 e di altre complicanze come la disbiosi del microbiota o l'attivazione immunitaria cronica.
"Questo articolo riconosce il ruolo dell’infezione su diverse manifestazioni dell’attività del sistema nervoso: da quelle psicologiche a quelle che interessano i nervi periferici fornendo uno strumento unico di riferimento a livello internazionale che sicuramente costituirà una guida operativa", afferma Tommaso Bocci, uno dei due docenti dell'ateneo milanese che, insieme al professor Alberto Priori, ha partecipato alla realizzazione dell'articolo.
Quali controlli sono raccomandati
L'articolo sottolinea la necessità di lavorare sulla ricerca, la prevenzione e la cura dei disturbi neurodegenerativi post-infezione attraverso un approccio multidisciplinare. Sebbene infatti negli ultimi due anni le nuove diagnosi di complicanze neurologiche successive al Covid-19 si siano ridotte in modo importante, i ricercatori mettono l'accento sui possibili effetti collaterali sul lungo periodo. "Gli effetti dell’infezione, e soprattutto della prima ondata, a lungo termine non sono noti e – aggiunge Priori – devono rimanere sotto attenta osservazione". Priori spiega infatti come diverse evidenze scientifiche abbiano mostrato come il Covid-19 possa agire da "tempesta perfetta" e far attivare quei meccanismi tipici della neurodegenerazione, gli stessi che possono portare a malattie come il Parkinson o l'Alzheimer.
Per questo motivo gli esperti raccomandano l'attivazione di programmi nazionali di monitoraggio e controlli neurologici regolari per le persone che hanno avuto il Covid-19, soprattutto se l'infezione è avvenuta durante le prime due ondate e ha richiesto l'ospedalizzazione. Allo stesso modo va segnalato al proprio medico qualsiasi sintomo sospetto come tremore, perdita di memoria o rallentamento.