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Il farmaco per il diabete (che fa dimagrire) protegge anche il cuore: lo studio italiano

Anche un altro farmaco, sempre simile all’Ozempic, ha mostrato di poter rallentare la progressione dei sintomi del Parkinson: effetti che suggeriscono come questi medicinali siano efficaci non solo contro diabete e obesità, ma possano diventare a breve prodotti validi anche per prevenire malattie cardiovascolari e trattare quelle neurodegenerative.
A cura di Valeria Aiello
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Un farmaco contro il diabete, tra quelli che promuovono la perdita di peso come l’Ozempic (semaglutide), ha mostrato di essere efficace anche nel proteggere il cuore. E un altro farmaco, sempre simile all’Ozempic, ha dato prova di efficacia nel rallentare la progressione del Parkinson, la devastante malattia neurodegenerativa per cui non esiste una cura. In entrambi i casi, si tratta di medicinali appartenenti alla classe degli agonisti del recettore GLP-1 (peptide-1 simile al glucagone), ampiamente utilizzati per il trattamento del diabete e sempre più usati dalle star per dimagrire: oltre al loro ruolo ben consolidato nello stimolare la produzione di insulina e inibire quella del glucagone, aiutando ad abbassare il livello di zuccheri nel sangue e controllare il senso di sazietà, questi due farmaci hanno prodotto risultati significativi anche nella riduzione del rischio di eventi cardiovascolari e nel rallentamento della progressione dei sintomi del Parkinson.

Due studi separati, il primo condotto in Italia dai ricercatori dell’UniCamillus di Roma, e l’altro coordinato dal team di ricerca clinica francese per la malattia di Parkinson e i disturbi del movimento (NS-Park–F-CRIN), documentano gli effetti di questi due farmaci – la tirzepatide e la lixisenatide – , confermando come gli anti-diabetici possano diventare a breve soluzioni efficaci non solo per abbassare la glicemia e promuovere la perdita di peso, ma anche per prevenire malattie cardiovascolari e trattare quelle neurodegenerative.

Lo studio italiano sull’anti-diabete tirzepatide: protegge anche il cuore

Il farmaco anti-diabete tirzepatide, un agonista del recettore del GLP-1, diventato recentemente il secondo medicinale (dopo la semaglutide) ad essere stato approvato negli Stati Uniti e nel Regno Unito come prodotto per perdere peso, ha mostrato di poter proteggere anche il cuore, prevenendo eventi cardiovascolari gravi, come l’insufficienza cardiaca.

Gli effetti del farmaco sono stati esaminati mediante un approccio a tre fasi, dettagliato in un articolo di ricerca appena pubblicato sulla rivista Cardiovascular Diabetology, che ha incluso una meta-analisi sugli effetti cardiovascolari della tirzepatide, la valutazione degli effetti protettivi cardiaci in vitro su cellule cardiache umane e un’analisi bionformatica per confermare il meccanismo d’azione.

I risultati dello studio hanno mostrato che la tirzepatide ha effetti benefici sulle cellule del cuore, proteggendole dall’ipertrofia, dalla fibrosi e dalla morte cellulare. “Ciò suggerisce che la tirzepatide può ridurre il rischio di danno cardiaco correlato al diabete, evidenziandone il potenziale come opzione terapeutica per gli studi clinici sulla gestione dell’insufficienza cardiaca” spiegano i ricercatori italiani, coordinati dal professor Giuseppe Paolisso, docente all’Università UniCamillus di Roma e ordinario di Medicina interna presso l’Università Vanvitelli di Napoli.

Rispetto agli altri anti-diabetici come la semaglutide, che lega e attiva solo recettore GLP-1, questi benefici potrebbero derivare principalmente dal fatto che la tirzepatide prende di mira anche un altro recettore, quello dell’ormone GIP (polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente). I recettori GIP, più espressi dei recettori GLP-1 nelle cellule cellule cardiache umane, svolgono un ruolo di primo piano nel miocardio ventricolare, il che rafforzerebbe l’ipotesi di un loro diretto coinvolgimento nella modulazione della funzione cardiaca.

Nel complesso – hanno concluso gli studiosi – tali dati suggeriscono che gli effetti cardiaci positivi della tirzepatide possano derivare principalmente dalla componente GIP e che, nonostante la duplice attività sui recettori GIP e GLP-1, l’efficacia favorevole di questo agente possa essere attribuita alla maggiore affinità della tirzepatide verso il recettore GIP”.

Lo studio francese sulla lixisenatide: rallenta la progressione del Parkinson

Anche la lixisenatide, un altro farmaco usato per trattare il diabete, che appartiene alla stessa famiglia dei dimagranti di successo, ha mostrato di essere un medicinale valido non solo come anti-diabetico ma anche efficace nel rallentare la progressione dei sintomi del Parkinson, come tremori, movimenti rallentati, disturbi del linguaggio e problemi di equilibrio.

In un nuovo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, la lixisenatide ha infatti dato prova di ridurre i sintomi motori della malattia neurodegenerativa, tra cui i problemi nel camminare, alzarsi e muovere le mani, nei pazienti che oltre ad assumere i farmaci abituali per il Parkinson, per un anno sono stati trattati con il farmaco, rispetto ai pazienti che hanno assunto i farmaci per il Parkinson e un placebo.

Questa è la prima volta che disponiamo di risultati chiari, che dimostrano un impatto della lixisenatide sulla progressione dei sintomi della malattia, spiegabile con un’azione neuroprotettiva” indicano i ricercatori, coordinati dal professor Olivier Rascol, neurologo dell’Università di Tolosa.

Il farmaco ha però mostrato anche effetti gastrointestinali, come nausea, vomito e reflusso, oltre a produrre una perdita di peso in alcuni pazienti, rendendo necessari ulteriori studi volti a determinare gli effetti e la sicurezza della lixisenatide nelle persone con la malattia di Parkinson.

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