Il DNA di Leonardo da Vinci è su un disegno? Uno studio è a caccia della prova definitiva

Dopo anni di ricerche, potremmo essere vicini a una svolta nella lunga caccia al DNA di Leonardo Da Vinci. Un gruppo internazionale di ricercatori sostiene infatti di aver individuato frammenti genetici su alcuni manufatti che potrebbero essere appartenuti all'artista e inventore rinascimentale. Tra le prova principali c'è anche un tampone medico che, proprio come accade durante i rilevamenti delle scene del crimini, è stato delicatamente strofinato sulla superficie di un disegno, Il Santo Bambino, la cui attribuzione non è ancora certa, ma che molti esperti associano al tratto "mancino" di Leonardo.
Le nuove scoperte
A raccontare i dettagli dello studio, pubblicato su bioRxiv e in attesa di revisione, è stata la rivista Science, che ha ripercorso le tappe principali di un'indagine lunga e complessa, dove la Storia dell'Arte si lega a tecniche investigative all'avanguardia, degne di una scena di CSI. Il campionamento dei reperti rientra infatti nel meticoloso piano d'azione dal Leonardo da Vinci DNA Project (LDVP), un collettivo nato nel 2014 con l'obiettivo dichiarato di scovare il vero DNA di una delle personalità più affascinanti (e misteriose) della Storia.
Stando a quanto riportato, il team di ricercatori avrebbe identificato alcune interessanti sequenze del cromosoma Y – quello che si trasmette per linea paterna – proprio grazie all'analisi campione prelevato dal disegno del Santo Bambino e da altri oggetti dell'epoca. Queste sequenze appartengono al lignaggio E1b1b, una specie di "firma genetica" diffusa in Toscana, la regione dove Leonardo nacque nel 1452. Secondo gli autori, una parte di quel campione genetico potrebbe provenire proprio da lui, anche se le cautele restano d'obbligo.
Perché il tampone non è ancora una prova finale
Sebbene la scoperta abbia subito acceso gli entusiasmi degli appassionati, gli stessi studiosi hanno invitato alla prudenza. "Stabilire un’identità inequivocabile è estremamente complesso", ha avvertito l’antropologo David Caramelli dell'Università di Firenze, tra i coordinatori del progetto. Leonardo non ebbe discendenti diretti e il suo sepolcro venne profanato nell’Ottocento, rendendo impossibile un confronto con resti certi. Anche il genetista Charles Lee, che ha analizzato i campioni, ha predicato calma, poiché la presenza di quel lignaggio non dimostra di per sé che il DNA appartenga con certezza all'artista. Potrebbe provenire da altre persone che hanno maneggiato l'opera attraverso secoli.
Lettere, antenati e tecniche d'avanguardia
Per rafforzare l’ipotesi, il team ha cercato un termine di confronto in materiali collegati alla famiglia da Vinci. Un archivio toscano ha consentito di esaminare lettere quattrocentesche scritte da un antenato di Leonardo, tale tale Frosino di Ser Giovanni da Vinci. Una di esse, sigillata con cera, conteneva abbondante DNA umano. Anche qui, il cromosoma Y rientra nello stesso gruppo genetico individuato sul disegno. In parallelo, gli studiosi stanno ricostruendo la linea maschile del padre di Leonardo, Ser Piero, che ebbe numerosi figli, e analizzando resti ossei attribuibili a suoi familiari sepolti in Toscana.
A fornire un aiuto decisivo potrebbe arrivare dai nuovi metodi d'indagine che studiano le tracce biologiche conservate nei manufatti storici. "La carta è porosa: assorbe sudore, pelle, batteri, DNA, e tutto resta lì", ha raccontato Norberto Gonzalez-Juarbe, genetista che si è occupato del prelievo dei campioni organici. Oggi infatti l'attribuzione di un’'pera si basa soprattutto sull’analisi stilistica e sull'occhio esperto del critico d'arte o dello storico, ma in futuro, dati genetici e microbiologici potrebbero affiancare questi strumenti per offrire ricostruzioni più efficaci.
Quando si saprà definitivamente la verità sul DNA di Leonardo
Nonostante gli indubbi passi in avanti, la prova definitiva, la "pistola fumante", deve ancora essere identificata. Se un giorno si riuscisse a definire con precisione il profilo genetico della linea maschile dei da Vinci, il DNA recuperato da opere, quaderni o presunti resti potrebbe essere confrontato con quel riferimento. Sarebbe il momento decisivo per l'autenticazione e per la protezione del patrimonio. I ricercatori sperano ora di ottenere accesso ad altri materiali, come celebri codici leonardiani, convinti che il metodo, già testato su opere minori, possa essere applicato senza rischi.