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Idrossiclorochina, il farmaco promosso da Trump per il Covid può aver ucciso quasi 17.000 persone

In Italia, l’uso dell’idrossiclorochina avrebbe causato 1.822 morti nella prima fase della pandemia. Oltre 12.700 negli Stati Uniti, dove l’ex presidente Trump diceva: “Cosa hai da perdere? Prendila!”.
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A cura di Valeria Aiello
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L’idrossiclorochina, l’antimalarico utilizzato durante la prima ondata di Covid nonostante l’assenza di prove che documentassero i suoi benefici, potrebbe aver ucciso circa 17.000 persone durante la prima fase della pandemia. Lo indicano i risultati di un nuovo studio appena pubblicato su Biomedicine & Pharmacotherapy da un team di ricerca internazionale, che ha stimato il numero di decessi correlati all’impiego dell’idrossiclorochina per la cura del Covid.

Durante la prima ondata – hanno ricordato gli studiosi – , l’uso off-label dell’idrossiclorochina venne proposto come opzione terapeutica per il Covid, ma studi successivi hanno tuttavia documentato un rapporto rischio-beneficio sfavorevole, incluso lo studio Recovery che ha mostrato un aumento significativo della mortalità cardiaca nonché una tendenza all’aumento del rischio di mortalità per tutte le cause”. In particolare, l’uso dell’idrossiclorochina “è stato associato a un aumento dell’11% del tasso di mortalità” hanno precisato i ricercatori, citando una meta-analisi pubblicata nel 2021 su Nature che, nel loro nuovo studio, è stata utilizzata per calcolare il numero di morti associato all’uso del farmaco in sei diversi Paesi (Belgio, Francia, Italia, Spagna, Turchia e Stati Uniti).

Idrossiclorochina, il farmaco tra i più discussi nella lotta al Covid

Nelle prime fasi della pandemia, l’idrossiclorochina è stata presentata come una “cura miracolosa da alcuni operatori sanitari, tra cui il microbiologo francese Didier Raoult, le cui convinzioni sono state poi riprese da diversi politici, incluso l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nel 2020 ne promuoveva l’uso contro il coronavirus, spiegando di aver assunto lui stesso l’antimalarico e dicendo agli americani: “Cosa hai perdere? Prendila?”.

In Italia, tra i sostenitori dell’idrossiclorochina contro il Covid anche Matteo Salvini che, al posto delle chiusure, chiedeva di contrastare la diffusione del coronavirus con cure domiciliari a base dell’antimalarico (“Contiamo che Aifa si svegli e che il governo faccia lo stessoerano state le parole dell’allora Senatore).

Richieste e raccomandazioni che suscitarono polemiche, perché gran parte della comunità scientifica notò la mancanza di prove circa l’efficacia dell’idrossiclorochina contro il Covid, fino alla pubblicazione dei primi studi controllati e randomizzati, che misero in evidenzia l’aumento dei rischio di gravi effetti collaterali.

Quasi 17.000 morti causati dall’idrossiclorochina in sei Paesi

Le ricadute derivanti dall’uso off-label del idrossiclorochina durante la prima ondata della pandemia sono state calcolate dal team guidato da Jean-Christophe Lega, professore di terapeutica nel sistema ospedaliero di Lione, in Francia. “Il numero di decessi correlati all’idrossiclorochina nei pazienti ospedalizzati con Covid è stimato in 16.990 persone in sei Paesi – scrivono i ricercatori nel loro studio, basando il calcolo sui dati di ospedalizzazione per Covid di Belgio, Francia, Italia, Spagna, Turchia e Stati Uniti, e valutando i diversi tassi di prescrizione di idrossiclorochina e l’aumento del rischio di morte legato al farmaco.

In termini assoluti, il numero di decessi correlati all’idrossiclochina nei Paesi europei è stato di circa 240 in Belgio, 199 in Francia, 1.822 in Italia e 1.895 in Spagna. Oltre 12.700 i morti correlati all’idrossiclorochina negli Stati Uniti e 95 in Turchia.

Quello che dobbiamo tenere a mente è che si tratta di una stima approssimativa, nel senso che riguarda solo alcuni paesi in un breve periodo, e che il numero totale di morti è probabilmente molto più alto – ha sottolineato il professor Lega all’emittente France 3 – . Tuttavia, questi risultati illustrano il rischio dell’uso off-label dei farmaci per la gestione di future pandemie”.

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