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Ictus oculare e semaglutide, il farmacologo Trifirò: “Attenzione ai sintomi visivi”

Il farmacologo Gianluca Trifirò a Fanpage.it chiarisce i risultati dello studio sull’“ictus oculare” legato alla semaglutide: “Segnale da interpretare con cautela, ma è importante riconoscere i sintomi visivi”.
Intervista a Gianluca Trifirò
Professore di Farmacologia presso l’Università di Verona e Coordinatore del gruppo di lavoro di farmacovigilanza della Società Italiana di Farmacologia (SIF)
A cura di Valeria Aiello
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Visita oculistica con luce sulla pupilla: la NAION, o “ictus oculare”, è una rara complicanza associata alla semaglutide
L’“ictus oculare” è una complicanza molto rara segnalata in relazione ai farmaci a base di semaglutide. "“Importante non sottovalutare i disturbi visivi” spiega il farmacologo Gianluca Trifirò.

Negli ultimi giorni si è parlato di “ictus oculare” in relazione ai farmaci a base di semaglutide, dopo un nuovo studio che ha riacceso il dibattito su questo possibile effetto collaterale. Il riferimento è alla neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION), una complicanza rara ma potenzialmente pericolosa per la vista, oggetto della ricerca pubblicata sul British Journal of Ophthalmology. L’analisi, basata sulle segnalazioni del database FDA Adverse Event Reporting System (FAERS), rileva una possibile associazione tra l’uso di semaglutide e questa patologia oculare, con differenze tra le formulazioni indicate per il diabete di tipo 2 e la perdita di peso, rispettivamente Ozempic e Wegovy. “È un segnale che va interpretato con cautela: non dimostra un rapporto causale né il rischio reale, ma indica qualcosa che merita attenzione, soprattutto sui sintomi visivi” spiega il farmacologo Gianluca Trifirò, professore di Farmacologia ed esperto di farmacovigilanza, che a Fanpage.it entra nel merito dei risultati e dei disturbi da non sottovalutare.

Sul tema si è già espressa l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), che ha riconosciuto la NAION come effetto collaterale molto raro dei farmaci a base di semaglutide (fino a 1 caso su 10.000 pazienti trattati).

Professore, lo studio segnala una possibile associazione tra semaglutide e “ictus oculare”: come va interpretato questo risultato?
Parliamo di un’analisi basata su segnalazioni spontanee di reazioni avverse da farmaco raccolte un database americano, il FAERS. Questi dati non permettono di stimare il rischio reale, perché non conosciamo il numero di pazienti in trattamento, ma vengono utilizzati per condurre studi che verificano se un determinato evento avverso è segnalato più spesso per un farmaco rispetto ad altri.

In questo caso, quello che emerge in merito alle segnalazioni di questa patologia – la neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica — viene tecnicamente definito un segnale di disproporzionalità, cioè una frequenza di segnalazioni di tale reazione avversa più alta rispetto a quanto osservato per altri farmaci. Questi sono segnali che generano ipotesi, che poi vanno confermate in studi farmaco-epidemiologici più solidi.

Lo studio evidenzia differenze tra Ozempic e Wegovy: da cosa può dipendere?
Dallo studio emerge una maggiore disproporzione nella segnalazione di questa patologia tra i pazienti che assumono Wegovy rispetto a Ozempic. La molecola è la stessa, la semaglutide, ma ci sono almeno tre possibili spiegazioni di questa differenza.

La prima è la dose: con Wegovy, usato per l’obesità, si possono raggiungere dosaggi più elevati rispetto a Ozempic, che è indicato per il diabete di tipo 2. E questo potrebbe suggerire un effetto dose-dipendente.

La seconda riguarda i pazienti: chi assume Wegovy ha obesità o sovrappeso con almeno un rischio cardiovascolare, condizioni che potrebbero aumentare di per sé il rischio di eventi ischemici.

La terza è legata al cosiddetto bias di segnalazione: l’insorgenza di tale reazione avversa oculare con Wegovy ha avuto maggiore risalto mediatico e questo può aver portato a segnalare più frequentemente tale evento nei pazienti trattati con questo farmaco rispetto ad altri, incluso Ozempic.

Sulla base di questi dati, possiamo parlare di aumento del rischio?
No, non possiamo parlare di aumento del rischio. Possiamo parlare di una maggiore proporzione di segnalazioni relative alla neuropatia ottica ischemica anteriore sul totale delle reazioni avverse da Wegovy rispetto a quanto osservato per altri farmaci antidiabetici. È una differenza fondamentale: questi database servono a individuare possibili segnali di sicurezza, ma non permettono di stabilire né il rischio né un rapporto causa-effetto.

Alla luce di questi dati, pazienti e medici devono preoccuparsi?
No. Non c’è motivo di sospendere la terapia in assenza di sintomi. Questi farmaci hanno benefici per cui ci sono evidenze molto solide, sia nel diabete di tipo 2 sia nell’obesità, e anche sul piano della prevenzione cardiovascolare. Il rischio di neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica è stato classificato dall’EMA come molto raro e va valutato nel rapporto tra benefici e rischi, che in questo caso resta favorevole alla luce del rischio molto basso di insorgenza di questa reazione avversa.

Ci sono sintomi a cui chi assume questi farmaci dovrebbe prestare attenzione?
Sì, ed è questo il punto più importante. Bisogna contattare immediatamente il medico in caso di improvvisa perdita della vista o peggioramento significativo della visione.

Parliamo di sintomi rilevanti, non di disturbi lievi. Tuttavia, nel dubbio, è sempre corretto segnalare qualsiasi problema visivo al proprio medico, che valuterà se siano necessari approfondimenti diagnostici ed eventualmente interrompere la terapia.

 

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