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Ibuprofene e rischio di cancro dell’endometrio: cosa dice lo studio su 42.000 donne

n ampio studio osservazionale rileva un’associazione tra l’uso di ibuprofene e un rischio più basso di cancro dell’endometrio. Al contrario, l’uso di aspirina non ha mostrato associazioni significative.
A cura di Valeria Aiello
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L’ibuprofene, uno dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) più utilizzati al mondo, è associato a un rischio significativamente più basso di cancro dell’endometrio, la cavità interna che riveste l’utero. È quanto emerge da un nuovo studio osservazionale basato su oltre 42.000 donne seguite per più di un decennio, i cui risultati sono stati pubblicati sull’International Journal of Cancer.

L’analisi si fonda sui dati del PLCO Cancer Screening Trial, uno dei più ampi studi di coorte condotti negli Stati Uniti in ambito oncologico. I ricercatori hanno esaminato l’incidenza del cancro dell’endometrio in relazione alla frequenza di assunzione di diversi farmaci antinfiammatori, distinguendo in particolare tra ibuprofene e aspirina. Dallo studio emerge che l’associazione con una riduzione del rischio riguarda esclusivamente l’ibuprofene, mentre non è stato osservato alcun effetto misurabile per l’aspirina.

L’uso frequente di ibuprofene, a differenza dell’aspirina, è stato associato a una riduzione del rischio di cancro dell’endometrio” scrivono gli autori dello studio, guidati dal dottor Yong Zhao del Qilu Hospital della Shandong University, (Jinan, Cina).

Gli stessi ricercatori precisano che i risultati vanno interpretati con cautela, alla luce della natura osservazionale dello studio, che non consente di stabilire un rapporto di causa-effetto né di trarre indicazioni cliniche dirette. Nel contesto più ampio della prevenzione oncologica, questa prudenza è coerente con l’approccio indicato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sottolinea come le strategie raccomandate per ridurre il rischio di cancro nella popolazione generale si basino soprattutto su fattori consolidati, come il controllo del peso corporeo, l’attività fisica, l’alimentazione e la riduzione delle esposizioni a rischio.

Cosa dice lo studio

L’analisi ha coinvolto 42.394 donne di età compresa tra 55 e 74 anni, arruolate tra il 1993 e il 2001 e seguite fino al 31 dicembre 2009 per valutare l’incidenza del cancro dell’endometrio. Durante un follow-up mediano di 12 anni, sono stati identificati 678 casi di questa neoplasia.

Dall’analisi emerge che le donne che assumevano ibuprofene in modo regolare — almeno 30 compresse al mese — presentavano un rischio inferiore di circa il 25% di sviluppare un cancro dell’endometrio rispetto a chi ne faceva un uso sporadico, inferiore a quattro compresse al mese.

L’associazione risultava ancora più marcata tra le partecipanti con una storia di malattie cardiovascolari, nelle quali la riduzione del rischio appariva più pronunciata (43%) rispetto al resto della popolazione analizzata.

Al contrario, non è stata osservata alcuna riduzione del rischio associata all’uso di aspirina, né nell’analisi complessiva né nei sottogruppi considerati.

Cosa NON dice lo studio e perché serve cautela

Un aspetto centrale è che lo studio non dimostra un effetto preventivo diretto dell’ibuprofene sul cancro dell’endometrio. Il disegno osservazionale consente di individuare associazioni statistiche, ma non permette di stabilire un rapporto di causa-effetto né di tradurre i risultati in indicazioni cliniche.

Gli autori evidenziano inoltre la necessità di studi prospettici e controllati per verificare l’associazione osservata e chiarire i meccanismi biologici eventualmente coinvolti. In questa fase, i dati non supportano raccomandazioni sull’uso dell’ibuprofene a fini preventivi.

Questa lettura prudente è coerente con l’approccio delle principali organizzazioni scientifiche. L’American Institute for Cancer Research (AICR) non raccomanda l’uso di farmaci antinfiammatori come strategia di prevenzione del cancro nella popolazione generale, concentrando le proprie indicazioni su fattori di rischio consolidati come alimentazione, peso corporeo e attività fisica.

Nel complesso, lo studio contribuisce ad ampliare le conoscenze epidemiologiche sul cancro dell’endometrio, senza modificare le indicazioni cliniche né giustificare cambiamenti nei comportamenti individuali.

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