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I farmaci per dimagrire possono aiutare il cuore dopo un infarto

Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications suggerisce che i farmaci agonisti del recettore GLP-1, come la semaglutide (Ozempic, Wegovy, Rybelsus), utilizzati per il diabete e la perdita di peso, possono contribuire al recupero cardiaco dopo un infarto.
A cura di Valeria Aiello
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I farmaci per la perdita di peso come la semaglutide potrebbero favorire il recupero cardiaco dopo un infarto, secondo un nuovo studio pubblicato su Nature Communications.
I farmaci per la perdita di peso come la semaglutide potrebbero favorire il recupero cardiaco dopo un infarto, secondo un nuovo studio pubblicato su Nature Communications.

I farmaci per dimagrire della classe degli agonisti del recettore GLP-1, utilizzati per il diabete e l’obesità, come la semaglutide (Ozempic, Wegovy, Rybelsus), potrebbero contribuire a migliorare il recupero dopo un infarto. È quanto suggerisce un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications, secondo cui i farmaci che imitano l’ormone incretinico GLP-1 potrebbero avere un effetto protettivo sul cuore, riducendo il rischio di complicazioni potenzialmente letali.

Studi precedenti avevano già dimostrato che questi farmaci possono ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, indipendentemente dalle condizioni di salute preesistenti o dalla quantità di peso perso. Il nuovo lavoro ha invece cercato di capire quali meccanismi biologici siano alla base di questi effetti protettivi.

In quasi la metà dei pazienti con infarto – spiega la dottoressa Svetlana Mastitskaya, docente di Medicina rigenerativa cardiovascolare alla Bristol Medical School e autrice principale dello studio – i minuscoli vasi sanguigni all’interno del muscolo cardiaco rimangono ristretti anche dopo che l’arteria principale è stata riaperta durante un trattamento medico d’urgenza”.

Questa condizione può portare a una complicazione chiamata “no-reflow, in cui il sangue non riesce a raggiungere alcune aree del tessuto cardiaco nonostante l’arteria sia stata liberata, aumentando il rischio di morte o di ricovero per insufficienza cardiaca entro un anno dall’infarto, come indicato anche dall’American Heart Association.

Le nostre ultime scoperte sono sorprendenti, perché suggeriscono che i farmaci che imitano il GLP-1 possono prevenire questo fenomeno” ha aggiunto la ricercatrice.

Come agiscono sul cuore i farmaci per dimagrire

Per capire come questi farmaci possano influenzare la circolazione del cuore dopo un infarto, i ricercatori hanno studiato il comportamento dei periciti, piccole cellule contrattili che rivestono i capillari coronarici. Studi precedenti del gruppo di ricerca avevano già mostrato che durante l’ischemia – la condizione in cui il muscolo cardiaco riceve meno sangue ricco di ossigeno – queste cellule possono contrarsi e restringere i piccoli vasi sanguigni.

Nel nuovo studio il team ha quindi esaminato se i farmaci che imitano il GLP-1 potessero contrastare questo processo e favorire la riapertura dei capillari.

Esperimenti condotti su modelli animali indicano che questi farmaci possono migliorare il flusso sanguigno dopo un infarto, attivando specifici canali del potassio presenti sui periciti. Questo meccanismo porta al rilassamento di queste cellule e permette ai vasi sanguigni ristretti di dilatarsi, facilitando così il passaggio del sangue verso il tessuto cardiaco.

“Con un numero crescente di agonisti del recettore GLP-1, già utilizzati nella pratica clinica, per condizioni che vanno dal diabete di tipo 2 all’obesità fino alle malattie renali, i nostri risultati evidenziano il potenziale di questi farmaci esistenti di essere riutilizzati per trattare il rischio di no-reflow nei pazienti con infarto” ha aggiunto David Attwell, professore di fisiologia presso l’University College London e co-responsabile dello studio. Il prossimo passo sarà verificare questi risultati negli studi clinici sull’uomo.

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