I carboidrati non sono tutti uguali, quali incidono sul rischio di Alzheimer: la risposta dello studio

Il possibile legame tra alimentazione e rischio di demenza, compresa la forma più comune, ovvero quella causata dall'Alzheimer, è stato indagato in più studi scientifici. Ad esempio, uno studio del 2024 aveva mostrato gli effetti negativi degli alimenti che favoriscono l'infiammazione, come i cibi ultraprocessati, quelli ricchi di grassi saturi e totali o in generale quelli con elevato indice infiammatorio.
Anche se sono i fattori che possono influenzare il rischio di demenza sono tanti e diversi, conoscere quelli che dipendono dalle nostre abitudini – i cosiddetti "fattori modificabili" – è fondamentale, soprattutto considerato il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale. Secondo le stime infatti nel 2050 il numero di persone con demenza sarà tre volte quello attuale. Ecco perché un gruppo di ricercatori, guidati dall'Università Rovira i Virgili (URV) di Tarragona, in Spagna, ha voluto indagare meglio il rapporto tra il rischio demenza e alimentazione, concentrandosi su una categoria di alimenti che costituisce uno dei componenti più presenti nella nostra alimentazione, ovvero i carboidrati.
Perché sono stati scelti i carboidrati
Oltre a essere la nostra principale fonte energetica, attraverso essi assumiamo infatti circa il 55% dell'energia totale che consumiamo, i carboidrati – spiegano i ricercatori – svolgono un ruolo chiave nel metabolismo del glucosio e dell'insulina e quindi di tutta la nostra salute metabolica. Questo significa che il consumo di carboidrati, sia per quanto riguarda la qualità che la quantità, può influenzare anche il rischio di malattie correlate ad essa, compreso l'Alzheimer.
Per capire quali carboidrati potessero influenzare di più questo rischio i ricercatori hanno tenuto in considerazione il loro indice glicemico (IG), ovvero quel parametro che misura la velocità con cui aumenta la glicemia – i livelli di glucosio nel sangue -dopo il consumo di carboidrati. È elevato in alimenti come le patate o il pane bianco, mentre è tendenzialmente basso in alimenti nella maggior parte della frutta, nei cereali integrali e nei legumi.
I risultati dello studio
Su un gruppo di oltre 200.000 partecipanti monitorati per 13,25 anni che all'inizio del processo non avevano la demenza i ricercatori hanno osservato le abitudini alimentari, tenendo in considerazione l'indice glicemico e il carico glicemico, ovvero la quantità totale di carboidrati mediamente consumati.
In questo modo, non solo hanno osservato che il rischio di demenza variava in base all'indice glicemico associato alla dieta dei partecipanti, ma hanno anche potuto determinare a quali valore dell'indice glicemico il rischio di demenza (quindi anche di Alzheimer) iniziava ad aumentare in modo rilevabile. Mentre un'alimentazione ricca di alimenti a basso indice glicemico è stata associata con un rischio minore.
Nello specifico, le diete con un indice glicemico da basso a moderato sono state associate a una riduzione relativa del 16% del rischio di sviluppare l'Alzheimer, mentre diete con indici glicemici maggiori è stato evidenziato un aumento relativo del rischio anche del 14%. "Questi risultati – commentano i ricercatori – indicano che seguire una dieta ricca di alimenti a basso indice glicemico, come frutta, legumi o cereali integrali, potrebbe ridurre il rischio di declino cognitivo, Alzheimer e altri tipi di demenza".
Ovviamente, questo tipo di studi è finalizzato a stabilire o migliorare la nostra conoscenza dell'impatto di una certa categoria di alimenti sulla salute, ma l'unico modo certo per conoscere il valore della propria alimentazione, compreso l'indice glicemico medio, è sempre rivolgersi al proprio medico o un professionista della nutrizione.