Holly diventa mamma dopo cinque aborti spontanei grazie a un nuovo test: “Individua le donne a rischio”

Un gruppo di scienziati del Tommy's National Centre for Miscarriage Research, un importante centro di ricerca inglese, ha scoperto una nuova possibile causa di aborto spontaneo: non riguarda l'embrione, ma un'anomalia che può interessare l'endometrio, la mucosa che riveste la cavità interna dell'utero e che, in caso di gravidanza, svolge il ruolo di accogliere l'embrione.
A partire da questa scoperta, i ricercatori sono riusciti a sviluppare un test in grado di individuare le donne che hanno questa particolare condizione e sono quindi esposte a un rischio maggiore di aborto, a prescindere dallo sviluppo dell'embrione.
"Mi ha cambiato la vita"
Il test è ora in fase di sperimentazione ed è stato effettuato già in 1.000 pazienti. Alcune di loro sono già riuscite a portare a termine una gravidanza, nonostante diversi aborti alle spalle. Come Holly, che dopo cinque aborti spontanei è riuscita ad avere due figli: il più grande oggi ha tre anni, mentre l'ultima arrivata ha compiuto 17 mesi. "Avere l'opportunità di prendere parte a questo percorso – ha detto Holly al Guardian – mi ha cambiato la vita. Per la prima volta i risultati della mia biopsia sono stati normali e abbiamo finalmente avuto non una, ma due gravidanze di successo".
Lo studio
L'aborto spontaneo è un evento ancora abbastanza comune, può verificarsi infatti in circa il 30% delle gravidanze, nella maggior parte dei casi entro le prime 12 settimane. Lo spettro delle cause che possono determinare un'interruzione di gravidanza è davvero molto ampio e possono riguardare la salute della donna, così come lo sviluppo dell'embrione.
Tuttavia, non è sempre facile individuare la causa esatta dell'evento. "A molte donne e partorienti viene detto che hanno avuto solo sfortuna – spiega la dottoressa Joanne Muter, a capo dello studio – ma le nostre scoperte dimostrano che l'utero stesso potrebbe preparare il terreno per l'interruzione di gravidanza, anche prima che avvenga il concepimento".
Un'anomalia nell'endometrio
Nel loro studio, il più grande condotto finora in materia, i ricercatori hanno analizzato oltre 1.500 biopsie di più di 1.300 donne e partorienti. Dal confronto dei risultati, hanno scoperto che un processo biologico essenziale che ogni mese prepara l'utero a un'eventuale gravidanza non sempre si svolge completamente. Si tratta della reazione deciduale, si tratta di quella reazione con cui le cellule stromali dell'endometrio si modificano, diventano più grandi e ricche di nutrienti per accogliere l'eventuale embrione.
I ricercatori hanno però scoperto che questa reazione non sempre avviene come dovrebbe e in caso di gravidanza può rappresentare un problema: "Quando non si attiva completamente o si altera – spiegano i ricercatori – crea un ambiente instabile che, pur consentendo l'impianto degli embrioni, aumenta il rischio di emorragie e aborti precoci". Questa scoperta quindi potrebbe spiegare perché alcune donne hanno diversi aborti spontanei anche con embrioni sani.
Come funziona il test
Studiando questo processo, i ricercatori hanno però anche osservato che le anomalie nella reazione deciduale non sono casuali, nel senso che si ripetono ciclicamente o comunque con una frequenza tale che lo rende un fattore di rischio d'aborto costante, misurabile e potenzialmente prevedibile. Sulla base di queste scoperte, i ricercatori hanno sviluppato un test in grado di intercettare i segnali molecolari legati a questa anomalia. L'obiettivo dei ricercatori è quindi permettere alle donne con questa anomalia di trattarla prima di un'eventuale gravidanza.