Guarire dall’HIV, il caso del paziente di Oslo: oggi in remissione dopo un trapianto di cellule staminali

Un uomo norvegese di 63 anni, noto come il paziente di Oslo, potrebbe essere presto dichiarato guarito dall’HIV, diventando una delle pochissime persone al mondo ad aver raggiunto la remissione a lungo termine dell’HIV dopo un trapianto di cellule staminali. L’uomo, libero dal virus da circa tre anni senza terapia antiretrovirale, era stato sottoposto nel 2020 a un trapianto allogenico (da donatore) per una sindrome mielodisplastica, una condizione che può evolvere in leucemia mieloide acuta. Il suo caso, descritto in un nuovo studio pubblicato su Nature Microbiology, si distingue per il donatore – suo fratello – che solo il giorno prima della procedura è stato identificato come portatore in omozigosi della mutazione CCR5-delta32 (CCR5 Δ32/Δ32), nota per conferire resistenza genetica all’HIV.
“Il caso del paziente di Oslo fornisce informazioni utili alla comprensione dei meccanismi molecolari alla base della guarigione dall’HIV per la futura ricerca di una cura – scrivono i ricercatori nell’articolo pubblicato – . Inoltre, un passo fondamentale sarà confrontare i casi esistenti di guarigione dall’HIV per identificare la combinazione più efficace di biomarcatori associati a remissione sostenuta”.
Il caso del paziente di Oslo, in remissione dall’HIV a 63 anni
La remissione dall’HIV nel paziente di Oslo si colloca nella linea dei rari casi di guarigione osservati dopo un trapianto di cellule staminali – chiamato trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche (HSCT) – da donatori con mutazione CCR5 Δ32/Δ32, come il paziente di Berlino (Timothy Ray Brown), la prima persona in assoluto a essere guarita dall’HIV, il paziente di Londra, il paziente di Düsseldorf, il paziente di City of Hope e la paziente di New York.
Il paziente di Oslo è, insieme al paziente del City of Hope (63 anni), una delle persone più anziane ad aver sperimentato la remissione dell’HIV dopo questo tipo di trapianto. A cinque anni dall’intervento e a tre anni dall’interruzione della terapia antiretrovirale, l’uomo è in buona salute con RNA dell’HIV non rilevabile. Le analisi hanno mostrato l’assenza di virus replicativamente competente anche a livello dell’intestino, uno dei principali siti in cui il virus tende a persistere.
“La caratterizzazione clinica approfondita, unitamente ad analisi virologiche e immunologiche estese del sangue periferico, dell’intestino e del midollo osseo, suggerisce una possibile eradicazione dell’HIV” spiegano i ricercatori dell’Ospedale Universitario di Oslo, dove è stata eseguita la procedura. In particolare, i test hanno evidenziato una riduzione degli anticorpi anti-HIV e l’assenza di risposte delle cellule T specifiche, segnali compatibili con una remissione sostenuta.
Nonostante il risultato, i ricercatori sottolineano che il trapianto di cellule staminali ematopoietiche non rappresenta una strategia applicabile su larga scala per la cura dell’HIV, ma resta un’opzione disponibile solo per un numero molto ristretto di persone affette sia da HIV che da alcuni tumori del sangue. Si tratta infatti di interventi complessi, associati a un significativo rischio di mortalità e complicanze, come la cosiddetta malattia del trapianto contro l’ospite (graft-versus-host disease, GvHD).
Nel caso del paziente di Oslo, questa complicanza si è comunque risolta e, secondo i ricercatori, la sua durata e gravità potrebbero aver contribuito a ridurre i serbatoi virali, favorendo la remissione dell’infezione.