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Fino alle radici invisibili del tumore, Bello: “Con la nostra tecnica proteggiamo il cervello sano”

Dal 2009 il neurochirurgo Lorenzo Bello è alla guida di un team di ricercatori che ha sviluppato un’innovativa tecnica chirurgica per trattare i gliomi di basso grado IDH mutati, un tipo di tumore cerebrale che colpisce i pazienti tra i 20 e i 40 anni. I loro studi hanno prodotto risultati molto incoraggianti sia per quanto riguarda la sopravvivenza che la preservazione delle funzioni cognitive.
Intervista a Prof. Lorenzo Bello
Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia, Università Statale di Milano IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio
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Quando si parla di tumori istintivamente pensiamo che l'obiettivo più importante sia eliminarli così da curare il paziente. Questo è sicuramente vero, ma altrettanto importante è garantirgli una buona qualità di vita anche dopo la malattia. Questa è una sfida importante nell'ambito della neurochirurgia oncologica, dove è fondamentale ridurre al minimo il rischio di lesioni cerebrali che potrebbero compromettere le funzioni cognitive del paziente, come quelle responsabili del movimento, del pensiero o del linguaggio.

È proprio questo l'obiettivo della resezione chirurgica supratotale, un'innovativa tecnica di neurochirurgia funzionale sviluppata da un gruppo di ricercatori dell'Università Statale di Milano per il trattamento dei gliomi di basso grado IDH-mutati, un gruppo di tumori cerebrali rari che interessano soprattutto i pazienti giovani. I risultati sono davvero promettenti: a 92 mesi dall'intervento il 94% dei pazienti trattati con questa tecnica non ha malattia e solo poco più del 5% ha avuto una recidiva.

Il professore Lorenzo Bello è docente di Neurochirurgia della Statale di Milano e responsabile dell'équipe di Neurochirurgia Oncologica all'IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant'Ambrogio. Dal 2009 è alla guida del team di ricercatori che ha sviluppato questa nuova tecnica chirurgica. A Fanpage.it Bello ha spiegato in cosa consiste e perché può fare la differenza per la vita dei pazienti colpiti da questi tumori cerebrali.

Quali sono i tumori su cui può essere applicata questa nuova tecnica?

La resezione chirurgica supratotale è stata testata principalmente su pazienti affetti da gliomi IDH-mutati, un tipo di tumore del cervello che colpisce soprattutto le persone tra i 20 e i 40 anni. Ha una crescita lenta, soprattutto nelle fasi iniziali, durante la quale il tumore modifica progressivamente le strutture stesse del cervello.

Come ci riesce?

Diversi studi hanno mostrato come le cellule tumorali, infiltrando il cervello, si mettano in comunicazione con i neuroni e le reti neuronali, modificandole per poi spegnerle progressivamente.

Un’altra caratteristica chiave di questi tumori è la presenza di una parte visibile alla risonanza magnetica e di una parte non visibile, nascosta, dovuta proprio all’infiltrazione delle cellule tumorali nel cervello sano. Potremmo paragonare questa parte “invisibile” del tumore alle radici di una pianta che pur essendo presenti sono nascoste sotto terra.

Se questa parte è invisibile come fa il chirurgo a eliminarla?

Questo è l’elemento che la differenzia rispetto alle altre tecniche tradizionali. La resezione supratotale prevede un approccio altamente personalizzato che permette, grazie alle tecniche di neurochirurgia oncologica funzionale, di individuare il confine tra le zone infiltrate e il cervello ancora funzionante, libero dall’azione del tumore. In questo modo riusciamo non solo a rimuovere la parte visibile del tumore, ma anche, quando possibile, l’area di infiltrazione invisibile.

Quali sono i vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale?

La possibilità di asportare la parte invisibile del tumore ha due obiettivi: da una parte permette di controllare la malattia per un periodo più lungo, dall’altra preservare al massimo delle possibilità le funzioni cognitive del paziente, così da permettergli una migliore qualità di vita.

Ogni paziente ha un cervello unico, modellato da tanti fattori, come il sesso, le attività che ha svolto durante la sua vita, la sua storia. Ed è questa unicità che il chirurgo deve preservare per garantirgli la massima qualità di vita.

Cosa ci dicono i dati sull’aspettativa di vita?

Dagli studi condotti finora sono emersi risultati molto importanti, su entrambi i fronti. I dati mostrano infatti che le tecniche tradizionali basate sulla resezione della sola parte del tumore visibile all’immagine hanno un controllo sulla malattia compreso tra i 5 e i 7 anni. Questo significa che nel 90% dei casi entro 6-7 anni compare una recidiva.

Con la resezione supratotale il rischio di recidiva si riduce drasticamente al 4-5% entro 15 anni. In molti casi, inoltre, non è necessaria alcuna terapia aggiuntiva dopo l’intervento. La probabilità di controllo della malattia a 15 anni supera quindi il 95%. Inoltre, abbiamo visto che i casi di recidiva riguardano tumori inizialmente molto grandi, nei quali era difficile rimuovere tutte le radici senza compromettere circuiti cerebrali essenziali.

Nessuna terapia post-operatoria?

Se si conferma un profilo molecolare favorevole, l’unico controllo che fanno di solito i pazienti si limita a una risonanza due volte l’anno. Questo cambia notevolmente quindi anche il senso di malattia e la qualità di vita.

Questa tecnica è considerata ancora in fase di sperimentazione?

Il nostro gruppo lavora su queste tecniche da oltre 15 anni. È un approccio in continua evoluzione, perché ogni giorno alziamo un po’ di più l’asticella. Preservare le funzioni cognitive, infatti, non significa solo non compromettere la capacità di muoversi, scrivere o parlare, ma anche le funzioni cognitive più elevate, come la capacità di capire gli altri, di relazionarsi e di avere una vita affettiva normale.

In ogni caso, non si può più parlare di sperimentazione, poiché la tecnica è stata riconosciuta come gold-standard in un recente studio internazionale su Lancet Oncology a cui abbiamo partecipato.

Si può applicare anche al trattamento di altri tumori?

Oggi la resezione supratotale è considerata il gold-standard, ovvero la migliore opzione possibile, quando fattibile, non solo per i tumori IDH-mutati, ma anche per altri tipi di neoplasie cerebrali.

Anche considerando un tumore aggressivo, come il glioblastoma, studi internazionali multicentrici hanno visto che con la resezione tradizionale la probabilità di sopravvivenza a tre anni è del 25%, con la supratotale sale al 45%-50%. Mentre nei gliomi IDH-mutati è fattibile in più del 45% dei casi, nei gliomi wildtype la fattibilità scende però al 20%.

Quanti pazienti hanno già beneficiato di questa tecnica?

Nei primi lavori abbiamo presentato i risultati su circa 180 pazienti, successivamente 250, e oggi superiamo i 400 pazienti che sono stati operati con procedure di resezione supratotale.

A che punto sono i vostri studi?

A dicembre è stato pubblicato su Nature Communications un nostro studio in cui per la prima volta abbiamo descritto i circuiti cerebrali legati all’attenzione visuospaziale selettiva, ovvero la capacità di una persona di elaborare gli stimoli nello spazio circostante, concentrandosi su una singola attività tra tante. Abbiamo anche spiegato come preservarli in fase di intervento così da proteggere questa funzione cognitiva fondamentale.

Il team di ricercatori guidato dal Prof. Lorenzo Bello
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