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“Eliminare questi alimenti fa assumere meno calorie senza fare una dieta dimagrante”: lo studio

Un nuovo studio suggerisce che eliminare gli alimenti ultraprocessati dalla propria alimentazione potrebbe favorire la perdita di peso in eccesso e un miglioramento complessivo della salute metabolica.
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Gli alimenti ultraprocessati, come snack confezionati, merendine, merendine, ma anche piatti pronti, insaccati e alcune carni lavorate, possono avere effetti negativi sulla salute sul lungo periodo. Eppure sempre più spesso rappresentano una presenza fissa nella nostra dieta quotidiana, non solo perché ci vengono venduti come comodi e veloci, ma anche perché possono innescare un vero e proprio meccanismo di dipendenza.

Una nuova conferma dei loro potenziali effetti sulla nostra salute arriva da un recente studio condotto dai ricercatori della South Dakota University negli Stati Uniti. Nel loro lavoro, più che concentrasi sugli effetti negativi del loro consumo, hanno voluto studiare cosa succede quando questi alimenti vengono eliminati dall'alimentazione nelle persone dai 65 anni in su.

I rischi dei cibi ultraprocessati

L'obiettivo di questo studio era valutare gli effetti dell'eliminazione degli alimenti ultraprocessati in persone che seguono stili alimentari comuni, senza che venissero apportati altri cambiamenti significativi. Come spiega la professoressa Moul Dey, tra i ricercatori che hanno partecipato allo studio, gli alimenti ultraprocessati forniscono circa il 50% delle calorie assunte in una dieta americana media

È un dato allarmante: diversi studi hanno infatti già confermato da tempo come un consumo abbondante di questi alimenti possa aumentare il rischio di sviluppare diverse malattie, anche molto gravi, come le malattie cardiocircolatorie e alcuni tumori. Uno studio del 2022 ha calcolato che il loro consumo potrebbe aumentare il rischio di tumore del colon del 30%. Il consumo di cibi ultraprocessati è stato infatti indicato da più esperti come uno dei possibili fattori dietro l'aumento dei casi nei giovani.

Cosa ha scoperto lo studio

I ricercatori hanno scoperto che pur senza impegnarsi in una dieta specifica a ridotto apporto calorico, i partecipanti che eliminavano questa categoria degli alimenti non solo mostravano miglioramenti in diversi processi metabolici, ma riuscivano anche a perdere peso. Lo studio è stato condotto su un gruppo di persone di età pari o superiore a 65 anni, molti dei quali erano in sovrappeso o comunque presentavano fattori di rischio per condizioni piuttosto comuni in questa fascia anagrafica, come colesterolo alto (ipercolesterolemia) o insulino-resitstenza, che sappiamo possono aumentare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari o il diabete.

I 43 partecipanti totali sono stati infatti divisi in due gruppi: il primo ha seguito una dieta onnivora, che includeva carne rossa magra, mentre il secondo una dieta vegetariana, con proteine di origine animale come uova e latte. Ma le due diete avevano un aspetto fondamentale in comune: in entrambe era stata drasticamente ridotta la presenza ci alimenti ultraprocessati (non più del 15% delle calorie introdotte). Entrambi i gruppi hanno seguito il piano alimentare assegnato per due settimane e 36 dei 43 partecipanti sono arrivati alla fine dell'esperimento.

La cosa interessante di questo studio sta proprio nel metodo utilizzato dai ricercatori. Per ricreare le condizioni della vita reale, infatti i ricercatori hanno formulato entrambi i piani alimentari in modo realistico rispetto alla quotidianità di una persona comune. Ovviamente si trattava di diete equilibrate e bilanciate sia da un punto di vista calorico che di nutrienti presenti. Sempre per questo motivo "ai partecipanti – spiega la ricercatrice – non è stato chiesto di limitare le calorie, perdere peso o modificare la propria attività fisica".

I risultati

A fine delle due settimane, i ricercatori hanno osservato che nel contesto di una dieta sana, sia vegetariana che onnivora, eliminando gli alimenti ultraprocessati i partecipanti hanno consumato naturalmente meno calorie e perso peso, con una riduzione del grasso corporeo totale e addominale. Questo risultato è in linea con un altro studio simile condotto nel Regno Unito di recente che aveva mostrato come eliminare gli alimenti ultraprocessati aveva fatto perdere il doppio dei chili ai partecipanti.

Ma è interessante notare che i benefici associati alla riduzione degli alimenti ultraprocessati non si limitavano a favorire la perdita di peso nei partecipanti in sovrappeso. Questo cambiamento alimentare infatti ha prodotto in entrambi i gruppi altri effetti sulla salute, come miglioramenti significativi nella sensibilità all'insulina e nei livelli di colesterolo, ma anche un abbassamento dell'infiammazione ed effetti positivi sugli ormoni che regolano l'appetito e il metabolismo.

Anche se i risultati – chiariscono gli autori – vanno contestualizzati rispetto allo studio, che è limitato comunque a un gruppo ristretto di partecipanti e non sono quindi sufficienti ad affermare in modo sistematico che ridurre questi alimenti possa portare a un miglioramento dello stato metabolico sul lungo periodo. Tuttavia, come hanno fatto altre ricerche su questo tema, ribadisce l'importanza di approfondire le implicazioni di questi alimenti per la salute dei partecipanti, concentrandosi anche sulle diverse fasce d'età, visto il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale.

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