Covid, pubblicato il nuovo dossier ufficiale sulle origini del virus: qual è l’ipotesi più probabile

Il SARS-CoV-2, il virus responsabile del Covid-19, ha avuto probabilmente un'origine zoonootica, ovvero potrebbe essere passato da una specie animale a quella umana attraverso uno spillover o salto di specie. È questa secondo la ricostruzione del gruppo SAGO (Scientific Advisory Group for the Origins of Novel Pathogens) dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) l'ipotesi più probabile sulle cause che hanno portato alla pandemia.
I 27 esperti indipendenti che studiano come si formano i nuovi agenti patogeni hanno appena pubblicato il report ufficiale in cui spiegano cosa in base alle loro indagini abbia innescato l'inizio della pandemia, nonostante per poter dare una risposta certa – ammettono – avrebbero bisogno di altre informazioni, comprese quelle che la Cina si rifiuta di cedere.
Cosa sappiamo sulle origini del virus
Il report appena pubblicato dall'Oms è un aggiornamento della prima ricostruzione delle origini del SARS-CoV-2 elaborata dagli esperti del gruppo SAGO nel 2022, oggi rivista sulla base delle nuove informazioni emerse da studi successivi o diffuse da rapporti governativi e documenti di intelligence.
L'ipotesi più accreditata resta l'origine zoonotica (ovvero da animale a uomo): "Il peso delle prove disponibili suggerisce – spiega l'Oms – una ricaduta zoonotica direttamente dai pipistrelli o attraverso un ospite intermedio". Ma il report valuta nel dettaglio tutte e questo le ipotesi in gioco: spillover zoologico, incidente di laboratorio, introduzione del virus nei mercati di animali, manipolazione in laboratorio del virus con successiva fuga all'ambiente esterno.
Le quattro ipotesi secondo l'Oms
Secondo la prima ipotesi, la più verosimile, il virus avrebbe compiuto quello che in termini tecnici viene definito spillover: si tratta di un salto di specie, ovvero una "fuoriuscita di un virus da una specie "serbatoio", in cui esso abitualmente circola – spiega l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) – verso una nuova specie "ospite" in cui esso può morire oppure adattarsi fino a innescare epidemie". È quello che è successo anche con il virus dell'Ebola o dell'HIV. Gli esperti ritengono che questo possa essere avvenuto direttamente, ovvero direttamente dalla specie serbatoio a quella umana, oppure che ci possa essere stato un ospite intermedio.
Ammessa la possibilità della fuga di laboratorio
La seconda ipotesi è quella dell'incidente di laboratorio. "Un evento accidentale di laboratorio – scrivono gli esperti nel report – che può aver comportato l'esposizione al virus durante la ricerca sul campo o una violazione delle procedure di biosicurezza del laboratorio". In realtà questa ipotesi non è supportata da prove documentali o biologiche, ma non può essere esclusa anche a causa della decisione della Cina di non condividere le informazioni in suo possesso relative alla fase iniziale di circolazione del virus.
Su questo punto l'organizzazione internazionale è piuttosto chiara: "L'Oms ha chiesto alla Cina di condividere centinaia di sequenze genetiche di individui con COVID-19 all'inizio della pandemia, informazioni più dettagliate sugli animali venduti nei mercati di Wuhan e informazioni sul lavoro svolto e sulle condizioni di biosicurezza nei laboratori di Wuhan. A oggi, la Cina non ha condiviso queste informazioni né con SAGO né con l'Oms".
Le altre due ipotesi
C'è un'altra ipotesi tra quelle circolate finora, ovvero quella secondo cui il virus possa aver iniziato a circolare dai mercati animali attraverso un problema nella catena del freddo, ovvero il processo che garantisce che prodotti deperibili, come alimenti, ma anche farmaci, siano conservati a una temperatura costante e non inferiore a -18 °C.
Infine c'è l'ipotesi della "deliberata manipolazione genomica" del virus, ovvero del suo DNA, che per vie accidentali, come violazioni delle regole di biosicurezza, sia poi fuoriuscito dal laboratorio.
Tuttavia su entrambi queste ipotesi, gli esperti del SAGO chiariscono che non hanno trovato nei documenti oggi disponibili prove sufficienti per ritenerle possibili. Rispetto alla prima scrivono che "non sono disponibili ulteriori prove a sostegno di questa ipotesi che suggeriscano la trasmissione di SARS-CoV-2 all'uomo da prodotti congelati presso l'Huanan Seafood Market (HSM) o qualsiasi altro mercato di Wuhan".
Rispetto alla quarta ipotesi, spiegano infatti di non poter affermare che le mutazioni avvenute nel DNA del virus siano state effettuate attraverso la genetica inversa e non siano invece state il risultato di processi di naturale ricombinazione che si verificano anche in natura. "Il Sago – ribadisce il report – rivaluterà queste ipotesi se saranno disponibili ulteriori prove".
Qual è l'ipotesi più probabili oggi
Date queste quattro ipotesi, il gruppo di esperti si è concentrato però sulle prime due. Nello specifico, ritengono che "la maggior parte delle prove scientifiche disponibili e accessibili pubblicate supportano l'ipotesi numero uno, la trasmissione zoonotica dagli animali, possibilmente dai pipistrelli o da un ospite intermedio all'uomo". Non sono riusciti però a ricostruita l'esatta dinamica del passaggio di specie: "Il SAGO – scrivono – non è attualmente in grado di stabilire con esattezza quando, dove e come il SARS-CoV-2 sia entrato nella popolazione umana": i ceppi di virus più vicini sono infatti stati identificati nei pipistrelli in Cina e nella Repubblica Democratica Popolare del Laos, ma questi "sono troppo lontani per essere la fonte diretta della pandemia Covid-19".
Per quanto la seconda ipotesi, quella di un incidente di laboratorio, invece l'Oms chiarisce che sebbene non ci siano prove a supporto, non può essere comunque esclusa dato il rifiuto da parte del governo cinese di condividere i registri sanitari del personale e la documentazione sulle pratiche e le procedure di biosicurezza nei laboratori di Wuhan.