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Cosa sono gli strani “buchi nel cielo” visti dal satellite Terra della NASA

Le foto, scattate dal satellite Terra della NASA mentre si trovava sopra il Golfo del Messico, mostrano enormi “buchi nel cielo”: non si tratta però né di segni lasciati da dischi volanti né di altri fenomeni legati agli alieni. Ecco cosa sono in realtà.
A cura di Valeria Aiello
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I "buchi nel cielo" sopra il Golfo del Messico visti dallo strumento Modis del satellite Terra. Credit: NASA Earth Observatory/Michala Garrison/MODIS NASA EOSDIS LANCE e GIBS/Worldview.
I "buchi nel cielo" sopra il Golfo del Messico visti dallo strumento Modis del satellite Terra. Credit: NASA Earth Observatory/Michala Garrison/MODIS NASA EOSDIS LANCE e GIBS/Worldview.

Il satellite Terra della NASA ha scattato alcune nuove foto del nostro pianeta, mostrandoci un fenomeno insolito ma non nuovo, su cui anche gli scienziati si sono periodicamente interrogati: sorvolando il Golfo del Messico, a una distanza di circa 700 km (l’altezza dell’orbita del satellite), lo strumento MODIS (Moderate-resolution Imaging Spectroradiometer) di Terra ha infatti catturato una serie di strani “buchi nel cielo”. A prima vista, questi enormi squarci possono sembrare i segni lasciati da dischi volanti o altri oggetti non identificati ma, assicura l’Earth Observatory (EO) della NASA, l’ente che cura le pubblicazioni online per l’Agenzia spaziale americana, non serve scomodare gli alieni per spiegare la loro formazione.

I buchi nel cielo sopra il Golfo del Messico

La Terra, vista dallo spazio, è molto diversa da come siamo abituati a vederla. Colori e forme si miscelano in panorami mozzafiato, stimolando fantasia e suggestioni. Ma anche speculazioni, come quelle che per oltre mezzo secolo hanno riguardato la formazione di alcuni enormi buchi nel cielo, recentemente catturati anche dal satellite Terra sul Golfo del Messico, al largo della costa occidentale della Florida. “Quando visti dal basso – spiega l’Earth Observatory che ha diffuso la nuova immagine – possono sembrare grandi cerchi, oppure ellissi ritagliate nettamente tra le nuvole, con ciuffi che cadono dal centro del buco. Ma anche dall’alto sono ugualmente impressionanti”.

Una nuvola Cavum vista da terra. Credit: Raab/Wikipedia
Una nuvola Cavum vista da terra. Credit: Raab/Wikipedia

Per quanto possano apparire strani ed essere scambiati per i segni lasciati da astronavi aliene (o addirittura per portali extraterrestri), questi buchi non esisterebbero se non fosse per l’attività umana. Sono infatti un fenomeno documentato fin dagli Anni 40 ma che solo da una quindicina di anni ha trovato una spiegazione: questi buchi nel cielo non sono altro che nuvole Cavum, cioè buchi nelle nuvole, causati dal passaggio degli aerei in un particolare tipo di nubi, come dettagliato in due studi pubblicati nel 2010 e nel 2011 dagli scienziati della University Corporation for Atmospheric Research (UCAR) di Boulder, in Colorado, che con le loro ricerche hanno messo a tacere fantasiose teorie e speculazioni.

Cosa sono le nuvole Cavum, gli enormi buchi nelle nuvole

I “buchi nel cielo” visti dal satellite Terra della Nasa sono nuvole Cavum, note in inglese anche come hole-punch clouds (nuvole a foro) e fallstreak holes (buchi di caduta), ovvero ampi spazi vuoti, solitamente circolari o ellittici, che vengono causati dagli aerei che attraversano gli altocumuli, un tipo di nubi medie che si sviluppa intorno ai 3.000-4.000 metri di altezza. Queste nubi sono composte da goccioline d’acqua “sottoraffreddate” (supercooling), cioè da goccioline che rimangono allo stato liquido anche quando la temperatura è ben inferiore al punto di congelamento dell’acqua (0 °C).

Il sottoraffreddamento si verifica quando le goccioline d’acqua sono eccezionalmente pure e prive di piccole particelle, come polvere, spore fungine, polline o batteri, attorno alle quali si formano tipicamente i cristalli di ghiaccio – precisano gli esperti dell’EO – . Può sembrare un qualcosa di stravagante, ma si verifica regolarmente nell’atmosfera terrestre: gli altocumuli, che coprono circa l’8% della superficie terrestre, sono infatti composti principalmente da goccioline di acqua liquida sottoraffreddate a una temperatura di circa -15 °C”.

Il passaggio di un aereo attraverso le nubi formate da queste goccioline ha tuttavia il potenziale per modificare tale situazione. “Mentre l’aria si muove attorno alle ali e oltre le eliche degli aeroplani, un processo noto come espansione adiabatica raffredda l’acqua di ulteriori 20 °C o più, e può spingere le goccioline di acqua liquida fino al punto di congelamento senza l’aiuto di particelle sospese nell’aria – aggiunge l’ente americano – . I cristalli di ghiaccio generano altri cristalli di ghiaccio mentre le goccioline liquide continuano a congelarsi, finché diventano abbastanza pesanti da iniziare a cadere dal cielo, lasciando un vuoto nello strato di nuvole”.

I cristalli di ghiaccio che cadono sono spesso visibili al centro del buco, dove appaiono come sottili scie di precipitazione che, tuttavia, non raggiungono mai il suolo, una caratteristica chiamata virga (una precipitazione che evapora prima di raggiungere il suolo). “I ricercatori dell’UCAR, insieme ai colleghi di diverse altre istituzioni, tra cui il Langley Research Center della NASA, hanno utilizzato una combinazione di dati di volo degli aerei, osservazioni satellitari e modelli meteorologici per spiegare come la formazione delle nuvole Cavum e tenere traccia della durata del fenomeno, scoprendo che quando gli aerei passano attraverso le nuvole con un angolo abbastanza acuto, si formano piccole cavità circolari – precisa l’EO – . Se invece le attraversavano con un angolo poco profondo, diventavano visibili cavità a forma di canale più lunghe e con lunghe scie virga, come quelle mostrate nelle immagini del satellite Terra”.

Nuvole Cavum e "nuvole canale" viste dal satellite Terra sopra il Golfo del Messico. Credit: NASA Earth Observatory/Michala Garrison/MODIS NASA EOSDIS LANCE e GIBS/Worldview.
Nuvole Cavum e "nuvole canale" viste dal satellite Terra sopra il Golfo del Messico. Credit: NASA Earth Observatory/Michala Garrison/MODIS NASA EOSDIS LANCE e GIBS/Worldview.

Altri fattori che possono influenzare le dimensioni di queste nuvole includono lo spessore dello strato di nubi, la temperatura dell’aria e il grado di wind shear orizzontale, riferisce l’EO. “Le analisi hanno mostrato che uno spettro completo di tipi di aerei, inclusi grandi aerei passeggeri, aerei regionali, aerei privati, aerei militari e turboelica, possono produrre nuvole Cavum e canali – evidenzia l’EO – . Con più di 1.000 voli che arrivano ogni giorno all’aeroporto internazionale di Miami (non troppo distante dal punto in cui è stato osservato il fenomeno, ndr) ci sono molte probabilità di aerei che trovano le condizioni atmosferiche necessarie per produrre nuvole Cavum”.

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