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Conservanti alimentari e salute: due grandi studi collegano il consumo a cancro e diabete di tipo 2

Due studi francesi su oltre 100mila persone associano specifici conservanti alimentari a un aumento del rischio di diversi tipi di cancro e diabete di tipo 2. Ecco cosa emerge e perché riguarda gli alimenti trasformati e ultra-processati.
A cura di Valeria Aiello
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I conservanti analizzati negli studi sono presenti soprattutto in alimenti trasformati e ultra–processati di largo consumo / Photo: iStock
I conservanti analizzati negli studi sono presenti soprattutto in alimenti trasformati e ultra–processati di largo consumo / Photo: iStock

Due ampi studi pubblicati a inizio 2026 su Nature Communications e sul British Medical Journal (BMJ) hanno riacceso il dibattito scientifico sul possibile impatto dei conservanti alimentari sulla salute. Le ricerche, basate sui dati della coorte francese NutriNet-Santé, mostrano che un consumo più elevato di specifici conservanti è associato a un aumento del rischio di diabete di tipo 2 e di alcuni tumori, anche dopo l’aggiustamento per fattori socio-demografici, stile di vita e qualità nutrizionale complessiva della dieta.

Nel complesso, i ricercatori hanno stimato l’assunzione di 17 conservanti ampiamente utilizzati dall’industria alimentare attraverso diari alimentari compilati nel tempo da oltre 100.000 adulti. “Questi studi consentono di valutare l’esposizione ai conservanti così come avviene nella vita quotidiana”, spiega la dottoressa Mathilde Touvier, direttrice di ricerca  presso l’Istituto nazionale francese per la salute e la ricerca medica (Inserm) e ricercatrice principale della coorte NutriNet-Santé. “Osserviamo associazioni statistiche tra un’assunzione più elevata di diversi conservanti e l’incidenza di malattie croniche”.

Un elemento centrale che emerge dalle analisi riguarda il contesto alimentare dell’esposizione. I conservanti associati agli esiti osservati — tra cui nitrito di sodio, potassio sorbato, acetati e solfiti — sono presenti soprattutto in alimenti trasformati e ultra-processati, come carni lavorate, prodotti da forno industriali, piatti pronti, snack confezionati, salse e bevande zuccherate. L’esposizione descritta dagli studi riflette quindi modelli alimentari caratterizzati da un consumo regolare di prodotti industriali, più che l’assunzione occasionale di singoli alimenti.

I conservanti analizzati sono attualmente autorizzati nell’Unione europea e valutati dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che ne ha definito le dosi giornaliere ammissibili sulla base delle evidenze tossicologiche disponibili. Gli autori degli studi chiariscono tuttavia che il loro lavoro non riguarda la valutazione regolatoria dei singoli additivi, ma l’osservazione delle associazioni tra livelli di assunzione stimati nella popolazione e incidenza di patologie nel tempo.

L’attenzione ai modelli alimentari complessivi è in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che associa le diete ad alta presenza di alimenti ultra-processati a un maggiore rischio di cancro e malattie cardiometaboliche, incluso il diabete.

Conservanti e diabete di tipo 2: lo studio su Nature Communications

Nello studio pubblicato su Nature Communications, i ricercatori hanno rilevato che i partecipanti con un’assunzione più elevata di conservanti presentavano un rischio maggiore di sviluppare diabete di tipo 2 durante il periodo di follow-up. L’analisi ha mostrato associazioni positive per 12 conservanti su 17.

Tra quelli più frequentemente associati al rischio figurano:

  • Nitrito di sodio, utilizzato soprattutto nelle carni trasformate
  • Potassio sorbato, presente in prodotti da forno industriali, dessert e formaggi confezionati
  • Acidi e acetati, comuni in salse, piatti pronti e alimenti refrigerati

Secondo la dottoressa Touvier, “questo lavoro mostra che un’esposizione più elevata a diversi conservanti alimentari è associata a un aumento dell’incidenza del diabete di tipo 2 nella popolazione adulta”. Gli autori sottolineano che l’associazione resta osservabile anche considerando la qualità nutrizionale complessiva della dieta.

Il legame tra conservanti e rischio di alcuni tumori: lo studio su BMJ

Il secondo studio, pubblicato su The BMJ, ha analizzato l’associazione tra l’assunzione di conservanti e l’incidenza di diversi tumori.

I risultati indicano associazioni statisticamente significative tra determinati conservanti e specifiche sedi tumorali, senza un aumento uniforme del rischio oncologico complessivo.

In particolare, lo studio ha rilevato:

  • Nitrito di sodio associato a un aumento del rischio di tumore della prostata
  • Potassio sorbato e acetati associati a un aumento del rischio di tumore della mammella
  • Solfiti associati a un incremento più contenuto del rischio di cancro complessivo

I risultati, concludono i ricercatori, aggiungono nuove evidenze epidemiologiche sul possibile ruolo di alcuni conservanti nel rischio oncologico e mostrano che l’esposizione osservata è legata soprattutto al consumo abituale di alimenti trasformati e ultra-processati.

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