Citisina per smettere di fumare ora rimborsata, Cricelli (SIMG): “Non è un farmaco fai-da-te”

La citisina, farmaco utilizzato per smettere di fumare, è ora rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale, ampliando l’accesso a un trattamento già autorizzato per la dipendenza da nicotina. “È un’opportunità importante, ma va utilizzata in modo corretto” spiega a Fanpage.it il professor Claudio Cricelli, docente universitario e presidente emerito della Società Italiana Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG). Ma cosa cambia davvero per chi vuole smettere? E come va usata? Secondo Cricelli, è importante chiarire quando può essere utile e in quali casi è indicata.
Inserita nei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la citisina è supportata da evidenze scientifiche che ne indicano l’utilità nei programmi di cessazione del fumo. Studi clinici e meta-analisi mostrano risultati comparabili ad altri trattamenti farmacologici e, in alcuni casi, superiori alla terapia sostitutiva della nicotina. Un dato rilevante nel contesto italiano, dove si stima che i fumatori siano ancora circa 12 milioni, pari a quasi un adulto su quattro secondo l’Istituto Superiore di Sanità.
Allora professore, ora che la citisina è rimborsabile, cosa cambia per chi vuole smettere di fumare?
Innanzitutto è importante chiarire di cosa parliamo: la citisina è una molecola studiata da anni, di origine vegetale. Deriva da una pianta, Cytisus laburnum, il maggiociondolo, che in questi giorni vediamo fiorire nelle nostre campagne. Ma il farmaco, chiamato Recigar, viene prodotto industrialmente.
La citisina è molto simile alla nicotina e agisce sugli stessi recettori nel cervello: in pratica “inganna” questi recettori, riducendo il desiderio di fumare e soprattutto i sintomi dell’astinenza, come irritabilità, ansia e disturbi del sonno. Questo significa che può aiutare in un percorso di disassuefazione, ma non è un interruttore “on/off”: è un processo graduale, in cui si comincia a diminuire e poi a smettere di fumare.
La novità è che oggi è rimborsata per il trattamento della dipendenza da nicotina nei fumatori motivati. In passato c’erano farmaci utilizzati solo in casi specifici, mentre qui si amplia l’accesso, ma sempre all’interno di un percorso strutturato.
C’è il rischio che venga utilizzata come soluzione fai-da-te?
Se una persona pensa di prendere il farmaco e smettere di fumare, si sbaglia. Ci sono talmente tanti aspetti coinvolti nella dipendenza da nicotina, biologici, comportamentali e psicologici, che nessun farmaco, da solo, è in grado di far smettere di fumare. Il farmaco può aiutare, ma deve essere inserito in un percorso di cessazione. La rimborsabilità è legata a questo percorso: il farmaco non viene semplicemente prescritto su richiesta, ma inserito in un programma di trattamento del tabagismo.
Il medico di famiglia è il primo punto di riferimento, perché conosce il paziente, lo motiva e può avviare il percorso. Poi entrano in gioco i centri antifumo, che prendono in carico la persona. Esiste anche un elenco nazionale consultabile di questi centri, sia pubblici che privati, che è disponibile sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, smetteredifumare.it, con indirizzi e contatti nelle diverse regioni, a cui il fumatore può rivolgersi.
Chi può usare la citisina e come funziona, in concreto, il percorso di cessazione?
La citisina è indicata per persone tra i 18 e i 65 anni che intraprendono un percorso di trattamento del tabagismo. Il primo elemento che viene valutato è la motivazione: se una persona non ha realmente intenzione di smettere, il farmaco non è indicato.
Il percorso prevede un supporto psicologico, fatto di consigli, indicazioni pratiche e la comprensione delle ragioni per cui una persona fuma. Poi c’è la definizione di un piano terapeutico da parte dei centri antifumo.
La rimborsabilità SSN copre un ciclo di trattamento di 25 giorni, con una posologia per via orale. Alla fine di questo periodo si valuta come sta andando: se la persona è stabile si può interrompere il farmaco e proseguire con il supporto, mentre se c’è il rischio di ricaduta si può continuare fino a 40 giorni, ma in questo caso il prolungamento è a carico del paziente.
Controindicazioni o effetti collaterali?
Come tutti i farmaci, anche la citisina può avere effetti collaterali — nausea, insonnia, disturbi gastrointestinali — ma il rapporto tra benefici e rischi è favorevole. Ci sono alcune situazioni in cui la citisina non è indicata, ad esempio in gravidanza, durante l’allattamento o in presenza di alcune condizioni cliniche: per questo è sempre necessaria una valutazione medica.
Quali risultati si possono realisticamente aspettare dalla citisina?
Diciamo che non è una bacchetta magica: serve la volontà e la capacità di seguire il percorso, ma rispetto alle tecniche utilizzate finora — come il counseling o anche il placebo — gli studi mostrano che i tassi di astinenza con la citisina sono più elevati, anche di due o tre volte.
Nei centri antifumo più strutturati, quando al supporto psicologico e comportamentale si associa anche il farmaco, si possono raggiungere risultati fino al 40% a un anno, in termini di astinenza continua. Ma non è il farmaco da solo a determinare questo risultato.
Quali sono gli errori più frequenti e il consiglio più importante per chi vuole smettere di fumare?
L’errore principale è la mancanza di motivazione. Molte persone cercano una soluzione senza cambiare nulla nel proprio comportamento, ma le due cose sono in contraddizione. Un altro errore è pensare che il farmaco basti da solo: nelle dipendenze agiscono più fattori.
Il consiglio più importante è informarsi: molti non sanno che esistono centri antifumo e percorsi dedicati. E anche i medici devono avere un ruolo attivo: non limitarsi a registrare che una persona fuma, ma cogliere ogni occasione per affrontare il problema e proporre un percorso.