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Cane inseguito finisce in un fiume pieno di coccodrilli: invece di divorarlo lo “scortano” a riva

Ricercatori indiani hanno osservato il comportamento straordinario di alcuni coccodrilli, che invece di divorare uno sventurato cane finito nel fiume lo hanno “accompagnato” sulla riva opposta, per permettergli di sfuggire a un branco di randagi inferociti. Secondo gli studiosi si tratterebbe di un caso di “empatia emotiva”: in pratica, i rettili avrebbero avuto pietà. Ma non tutti gli etologi sono concordi.
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A cura di Andrea Centini
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Credit: Utkarsha Chavan / Journal of Threatened Taxa
Credit: Utkarsha Chavan / Journal of Threatened Taxa

Un giovane cane viene inseguito da un gruppo di randagi che non hanno affatto buone intenzioni. Per salvarsi la vita si lancia in acqua, in un fiume infestato dai coccodrilli. Dalla padella alla brace, verrebbe da pensare. Tre grandi rettili si accorgono della presenza del cane e cominciano a dirigersi verso di esso. Sembra il preludio di un attacco e di una tragica fine per lo sventurato “Fido”. Ma accade qualcosa di apparentemente incredibile. Due dei tre coccodrilli arrivano al contatto, ma invece di aggredire il cane lo sospingono col muso, portandolo sull'altra sponda del fiume e permettendogli di fuggire dai feroci inseguitori.

Il cane fugge agli inseguitori. Credit: Credit: Utkarsha Chavan / Journal of Threatened Taxa
Il cane fugge agli inseguitori. Credit: Credit: Utkarsha Chavan / Journal of Threatened Taxa

Sembra un racconto dal sapore disneyano, eppure è proprio ciò che sembra essere accaduto in India, nello Stato centro-occidentale del Maharashtra. A raccontare questa storia, infatti, non è stata una persona qualsiasi che ha avuto la fortuna di assistere a una scena curiosa, immortalata e data in pasto ai social, ma un gruppo di scienziati. I ricercatori, infatti, stavano studiando il comportamento dei coccodrilli palustri (Crocodylus palustris), una specie di medie dimensioni molto diffusa in India e classificata come vulnerabile (codice VU) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).

A descrivere la scena sono stati i due zoologi Utkarsha M. Chavan e Manoj R. Borkar, rispettivamente del Dipartimento di Zoologia dell'Hazarimal Somani College di Mumbai e del Biodiversity Research Cell presso il Carmel College of Arts, Science and Commerce for Women di Nuvem. Mentre osservavano i grandi rettili del fiume Savitri, hanno avvistato il cane dal manto biondo tuffarsi in acqua per sfuggire ai suoi consimili. Come indicato, tutto lasciava presagire una fine infelice dell'animale, ma invece di assistere a una predazione i due studiosi hanno indicato di aver documentato un episodio di “empatia emotiva”. Si tratta di un comportamento relativamente ben studiato in altri animali, che mostra interventi di salvataggio nei confronti di esemplari di altre specie. Ma che non ci si aspetterebbe di vederlo nei rettili. “Questi coccodrilli stavano effettivamente toccando il cane con il muso, spingendolo verso la riva per farlo risalire in sicurezza e scappare”, hanno scritto i due colleghi nello studio. La sequenza è stata fotografata e alcune immagini sono state inserite nella ricerca.

L'approccio dei coccodrilli. Credit: Utkarsha Chavan / Journal of Threatened Taxa
L'approccio dei coccodrilli. Credit: Utkarsha Chavan / Journal of Threatened Taxa

Gli studiosi spiegano che i coccodrilli palustri avrebbero potuto facilmente sopraffare il cane e divorarlo, ma il loro approccio non è stato legato alla fame. Secondo loro i rettili avrebbero capito lo stato di pericolo in cui versava il giovane cane e quindi sono intervenuti per allontanarlo dalla minaccia, ovvero dai randagi inferociti. Insomma, un tipico caso di empatia emotiva. Del resto, spiegano gli autori dello studio, i rettili sarebbero stati sottovalutati sotto il profilo della cognizione, forse a causa del loro comportamento letargico e la struttura semplice del loro cervello. Ma sottolineano che sono stati visti utilizzare oggetti, cacciare in gruppo e avere interazioni sociali complesse, che li rendono decisamente più “avanzati” di quello che si immagina comunemente.

A ritenere che i coccodrilli siano sottovalutati dal punto di vista cognitivo vi è anche il professor Chris Murray, biologo della dell'Università della Louisiana Sudorientale (che non ha partecipato allo studio). In un'intervista a Insider lo studioso ha affermato che non sono semplicemente animali “meschini e goffi”, alla luce dei comportamenti avanzati sopracitati (seppur aneddotici, in taluni casi). Tuttavia non crede alla storia dell'empatia emotiva. Secondo lo studioso, infatti, ci sarebbero diversi motivi per cui i coccodrilli possono non aver attaccato il cane: sazietà, il fatto di sentirsi troppo esposti a tendere un agguato oppure per aver avuto esperienze spiacevoli in passato con altri cani.

“Queste analisi costi-benefici si verificano continuamente in natura quando si tratta di ecologia dell'alimentazione”, ha evidenziato lo scienziato. Insomma, non sarebbe stata "pietà" nei confronti del cane, ma semplice questione di opportunità. Senza dimenticare che i coccodrilli palustri sono tra quelli più coinvolti negli attacchi agli esseri umani. I dettagli della ricerca “Observations on cooperative fishing, use of bait for hunting, propensity for marigold flowers and sentient behaviour in Mugger Crocodiles Crocodylus palustris (Lesson, 1831) of river Savitri at Mahad, Maharashtra, India” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Threatened Taxa.

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