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Caffè, tè e rischio di demenza: cosa dice lo studio che ha seguito 130mila persone per 40 anni

Uno studio osservazionale pubblicato su JAMA mostra che un consumo moderato di caffè o tè con caffeina è associato a un rischio più basso di demenza e un declino cognitivo più lento.
A cura di Valeria Aiello
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Caffè e tè con caffeina sono al centro di uno studio osservazionale che ha analizzato l’associazione tra consumo di queste bevande e rischio di demenza nel lungo periodo / Photo: iStock
Caffè e tè con caffeina sono al centro di uno studio osservazionale che ha analizzato l’associazione tra consumo di queste bevande e rischio di demenza nel lungo periodo / Photo: iStock

Bere due o tre tazzine di caffè al giorno, oppure una o due tazze di tè, può ridurre il rischio di demenza, rallentare il declino cognitivo e preservareo le funzioni cerebrali. È quanto emerge da un ampio studio osservazionale pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), che ha analizzato i dati di oltre 130mila persone seguite per più di 40 anni. “Caffè e tè contengono ingredienti bioattivi come polifenoli e caffeina, che sono emersi come possibili fattori neuroprotettivi che riducono l’infiammazione e il danno cellulare, proteggendo al contempo dal declino cognitivo” osservano i ricercatori del Mass General Brigham che hanno condotto lo studio insieme ai colleghi della Harvard TH Chan School of Public Health e del Broad Institute del MIT e di Harvard. Questo insieme di effetti ha spinto il team ad esaminare il ruolo di queste due bevande come possibile intervento dietetico per la prevenzione della demenza.

I risultati dello studio mostrano che le persone che bevevano regolarmente due o tre tazzine di caffè con caffeina oppure una o due tazze di tè con caffeina avevano un rischio di demenza inferiore di circa il 18% rispetto chi ne consumava meno o per nulla. “Sebbene i nostri risultati siano incoraggianti, è importante ricordare che l’entità dell’effetto è limitata e che esistono molti modi importanti per proteggere le funzioni cognitive con l’avanzare dell’età” ha evidenziato il dottor Daniel Wang, autore senior dello studio e ricercatore alla Harvard Medical School.

Un’indicazione che si inserisce nel più ampio contesto delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui è possibile ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza adottando uno stile di vita sano, che includa attività fisica regolare, una dieta equilibrata e altri comportamenti salutari.

Cosa dice lo studio su caffè, tè e rischio di demenza

Lo studio ha esaminato i dati raccolti da due importanti coorti di ricerca — il Nurses’ Health Study e l’Health Professionals Follow-Up Study — con valutazioni ripetute nel tempo su dieta, diagnosi di demenza, declino cognitivo soggettivo e funzione cognitiva oggettiva. I partecipanti sono stati seguiti per un massimo di 43 anni, rendendo l’analisi tra le più estese sulla relazione tra consumo di caffeina e salute cognitiva.

I risultati suggeriscono benefici più evidenti per chi consumava due-tre tazzine di caffè o una-due tazze di tè al giorno (pari a circa 300 mg di caffeina), mentre il caffè decaffeinato non ha mostrato gli stessi effetti, indicando che la caffeina potrebbe essere un elemento chiave nei meccanismi coinvolti. In particolare, lo studio ha mostrato che:

  • Chi consumava due o tre tazze di caffè con caffeina al giorno presentava un rischio di demenza circa 18% più basso rispetto a chi ne faceva scarso uso.
  • Anche il consumo di tè con caffeina mostrava una associazione simile con minor rischio.
  • Il caffè decaffeinato non ha mostrato lo stesso effetto, suggerendo che la caffeina potrebbe essere tra i componenti coinvolti nei risultati osservati.
  • Alcuni test cognitivi oggettivi indicavano prestazioni leggermente migliori nei consumatori di bevande con caffeina.

Abbiamo anche confrontato persone con diverse predisposizioni genetiche allo sviluppo della demenza e abbiamo riscontrato risultati simili” ha precisato Yu Zhang, primo autore dello studio e ricercatore alla Harvard Chan School, indicando che l’associazione osservata era presente indipendentemente dal rischio genetico individuale.

Gli autori precisano che lo studio ha un disegno osservazionale, e che pertanto non consente di stabilire con certezza un rapporto di causa-effetto tra consumo di caffeina e rischio di demenza. Tuttavia, l’ampiezza del campione, la durata del follow-up e la coerenza dei risultati rafforzano l’associazione osservata, mentre ulteriori ricerche saranno utili per chiarire i meccanismi biologici coinvolti e il ruolo specifico dei componenti bioattivi presenti nel caffè e nel tè.

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