video suggerito
video suggerito

Allergia ai pollini in anticipo: con più luce artificiale può durare fino a 300 giorni

Secondo un nuovo studio pubblicato su PNAS Nexus e basato sui dati del satellite “Black Marble” della NASA, l’illuminazione artificiale notturna può anticipare e prolungare la fioritura delle piante, estendendo la stagione dei pollini e prolungando il periodo in cui possono comparire i sintomi allergici.
A cura di Valeria Aiello
0 CONDIVISIONI
Secondo uno studio pubblicato su PNAS Nexus, l’esposizione alla luce artificiale notturna può anticipare e prolungare la fioritura delle piante, estendendo la stagione dei pollini.
Secondo uno studio pubblicato su PNAS Nexus, l’esposizione alla luce artificiale notturna può anticipare e prolungare la fioritura delle piante, estendendo la stagione dei pollini.

L’allergia ai pollini può iniziare in anticipo e, nelle località dove c’è più luce artificiale, durare fino a 300 giorni l’anno. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su PNAS Nexus, che mostra come l’illuminazione urbana – dai lampioni stradali alle insegne luminose, fino all’illuminazione di edifici e parcheggi – possa avere un ruolo nella fioritura precoce e prolungata delle piante. Per chi è sensibile ai pollini, questo significa un periodo più lungo di esposizione agli allergeni e, in alcuni casi, sintomi che possono comparire prima e durare più a lungo nel corso dell’anno.

La ricerca si basa sui dati del satellite “Black Marble” della NASA, utilizzato per mappare l’intensità della luce artificiale notturna, messi in relazione con le concentrazioni atmosferiche di polline e con i principali parametri climatici. Incrociando queste informazioni, i ricercatori hanno osservato che le piante esposte a maggiore illuminazione artificiale tendono a fiorire prima e a produrre polline più a lungo rispetto a quelle esposte esclusivamente alla luce naturale. Questo si traduce in una stagione pollinica più estesa e, nelle aree urbane con maggiore illuminazione notturna, una presenza più frequente di concentrazioni elevate di polline.

La luce artificiale non sostituisce quella solare, ma altera i ritmi circadiani delle piante e le ‘confonde’” ha spiegato Lin Meng, ricercatrice della Vanderbilt University e autrice corrispondente dello studio. L’effetto dell’illuminazione notturna, secondo l’analisi, sarebbe di entità comparabile a quello associato all’aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici.

Una stagione pollinica più intensa e prolungata ha un impatto diretto sulla salute. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, le allergie respiratorie sono tra le condizioni croniche più diffuse e includono manifestazioni come la rinite allergica, spesso scatenata dai pollini di alberi e graminacee. Un periodo più lungo di esposizione può tradursi in sintomi persistenti – come congestione, starnuti e irritazione delle vie respiratorie – con effetti sulla qualità della vita.

Cosa mostra il nuovo studio su luce artificiale e stagione pollinica

Lo studio ha preso in esame dodici anni di dati, dal 2012 al 2023, concentrandosi sul Nord-Est degli Stati Uniti, incluse grandi aree metropolitane come New York, Boston e Philadelphia. I conteggi dei pollini atmosferici sono stati confrontati con le mappe satellitari dell’illuminazione notturna prodotte attraverso il sistema Black Marble, controllando nei modelli statistici anche temperatura e precipitazioni per isolare l’effetto specifico della luce artificiale.

Nelle aree con minore illuminazione notturna, i livelli significativi di polline sono stati registrati per circa 170-210 giorni l’anno. Nelle località più illuminate, i giorni con concentrazioni polliniche rilevanti sono risultati molto più numerosi, arrivando fino a 300 giorni annui in città come New York.

Oltre la maggiore durata della stagione pollinica, nelle zone con più luce artificiale notturna è aumentata anche la quota di giorni con concentrazioni elevate di pollini: fino al 27% dei giorni della stagione pollinica ha raggiunto livelli elevati nelle aree più illuminate, rispetto al 17% nelle zone con scarsa o assente illuminazione artificiale.

Gli autori sottolineano che la luce artificiale notturna è uno dei fattori ambientali meno studiati in relazione alla salute respiratoria, nonostante la sua rapida espansione nelle aree urbane. Tra le possibili misure di mitigazione, indicano la riduzione dei livelli di illuminazione, la schermatura degli apparecchi per limitare l’esposizione diretta delle piante e la diminuzione della componente di luce blu ad alta energia, considerata particolarmente stimolante per la produzione di polline.

Gestire l’illuminazione artificiale notturna dovrebbe essere considerato non solo in termini di efficienza energetica, ma anche come una questione di salute pubblica” concludono i ricercatori, evidenziando la necessità di ulteriori studi per chiarire i meccanismi causali e le interazioni con altri fattori ambientali.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views