Aiutare gli altri ha effetti sul cervello: può rallentare il declino cognitivo secondo uno studio

Aiutare gli altri non è soltanto un gesto di altruismo, ma potrebbe avere anche effetti positivi sulla salute del proprio cervello e sul suo funzionamento. È quanto emerge da un nuovo vasto studio condotto dall'Università del Texas di Austin e dell'Università del Massachusetts di Boston su oltre 30.000 persone over 50, che suggerisce come aiutare gli altri, sia individualmente che facendo attività di volontariato, sul lungo periodo potrebbe ridurre il tasso del declino cognitivo di circa il 15-20%.
Anche se già molti altri studi avevano evidenziato come avere interazioni sociali sia fondamentale per prevenire il rischio di demenza, pochi altri studi prima di questo si erano concentrati nello specifico sugli effetti dell'aiutare gli altri sul declino cognitivo associato all'invecchiamento.
Cosa hanno scoperto i ricercatori
Per osservare i possibili effetti sul cervello, nello specifico sull'entità del declino cognitivo associato all'invecchiamento, i ricercatori hanno analizzato i dati provenienti dal database fornito dall'Health and Retirement Study, concentrandosi su un campione rappresentativo di oltre 30.000 residenti degli Stati Uniti di età superiore ai 51 anni, i cui dati sono stati raccolti a partire dal 1998.
Nel loro studio i ricercatori hanno osservato l'andamento del declino cognitivo dei partecipanti lungo due decenni e lo hanno confrontato con le loro abitudini legate all'aiutare gli altri. Hanno preso in considerato sia forme di aiuto strutturato, come attività di volontariato, sia azioni individuali, come ad esempio l'aiutare vicini, amici o familiari in modo costante e regolare.
Gli effetti sul declino cognitivo
In questo modo hanno potuto constatare che il declino cognitivo che è normalmente associato all'invecchiamento sembrava rallentare man mano che i partecipanti svolgevano azioni per aiutare gli altri in modo costante e regolare, anche se l'impegno si limitava a qualche ora alla settimana.
I benefici più significativi sul rallentamento del declino cognitivo sono stati osservati nei partecipanti che erano abituati a dedicare tra le due e le quattro ore alla settimana ad aiutate gli altri. In questi partecipanti la riduzione del declino cognitivo è stata anche del 15%-20%. Al contrario, chi con l'avanzare dell'età aveva smesso completamente di dedicare tempo ad aiutare gli altri (in qualsiasi forma) mostrava un peggioramento della funzione cognitiva.
I dati sulla demenza nel mondo
Questi risultati potrebbero essere significativi quindi soprattutto in un'ottica preventiva soprattutto se consideriamo le stime sull'aumento esponenziale dei casi di demenza previsto nei prossimi anni, complice anche il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale. "Ciò suggerisce l'importanza di mantenere gli anziani impegnati in qualche forma di aiuto il più a lungo possibile, con supporti e sistemazioni adeguati", ha spiegato il professore Sae Hwang Han, a capo dello studio.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) infatti la demenza, che nella maggior parte dei casi è causata dalla malattia di Alzheimer, oggi colpisce circa 55 milioni di persone in tutto il mondo e si stima che entro il 2050 questo numero potrebbe quasi triplicare, raggiungendo la soglia di 139 milioni di persone.