11 minuti di sonno e 4 di moto in più al giorno contro il rischio di infarto: lo studio sull’EJPC

Quando si parla di prevenzione sappiamo tutti quanto alcune nostre abitudini di vita possano incidere sul rischio di sviluppare diverse malattie, da quelle metaboliche e cardiocircolatorie a diversi tipi di tumore. Tuttavia, spesso tendiamo a pensare che è necessario fare cambiamenti radicali e questo può indurci a rinunciarci in partenza.
In realtà però questa convinzione rischia di essere una trappola senza nessuna base scientifica. Ad esempio, un nuovo studio pubblicato sull'European Journal of Preventive Cardiology (EJPC) – la rivista ufficiale dell'European Association of Preventive Cardiology – ha scoperto che potrebbero bastare piccole modifiche quotidiane per ridurre del 10% il rischio di infarto e ictus. I cambiamenti riguardavano tre ambiti della vita: sonno, alimentazione e attività fisica.
Cosa ha scoperto lo studio
Nel loro studio i ricercatori hanno utilizzato i dati di oltre 53.000 adulti monitorandoli per un periodo di otto anni, a partire dalle informazioni contenute nella UK Biobank, uno dei database sanitari più vasti e completi al mondo. Il loro obiettivo era misurare come incidessero sul rischio delle malattie cardiocircolatorie le abitudini di vita in tre ambiti già noti per avere un impatto sulla salute cardiocircolatoria, che però finora sono stati analizzati insieme solo poche volte, ovvero l'alimentazione, il sonno e l'esercizio fisico.
La novità del loro approccio è stata osservare come questo rischio veniva modificato anche da piccoli cambiamenti nei tre ambiti, se combinati tra loro. Lo studio infatti è "il primo a indagare le combinazioni minime e ottimali di sonno, attività fisica e alimentazione necessarie per ottenere miglioramenti significativi nel rischio di eventi cardiovascolari maggiori, tra cui infarto, insufficienza cardiaca e ictus", spiegano gli esperti.
Le abitudini associate ai risultati maggiori
Per quanto riguarda la riduzione del rischio di malattie cardiocircolatorie, quindi anche di infarto e ictus, la combinazione di abitudini in questi tre ambiti in grado di produrre il vantaggio migliore possibile, ovvero una riduzione di questo rischio del 57%, prevedeva dormire tra le otto e le nove ore a notte, fare 42 minuti di attività fisica moderata o intensa e seguire una dieta di qualità moderata. In questo articolo abbiamo visto qual è l'ideale di ore di sonno raccomandato per la nostra salute.
I ricercatori – spiegano – hanno considerato come indici di una dieta di qualità un consumo maggiore di pesce, latticini, cereali integrali, verdura, frutta oli vegetali e una ridotta presenza di carni lavorate, carne rossa non lavorata, bevande zuccherate e cereali raffinati. Come conferma la Fondazione Umberto Veronesi, un elevato consumo di carne rossi e lavorare è stato associato anche a un aumento del rischio di tumore al colon.
Quali sono i cambiamenti minimi per ridurre il rischio
Ma se quella appena descritta è risultata essere la combinazione migliore possibile per la salute cardiovascolare, i ricercatori hanno scoperto anche che piccoli cambiamenti, se attuati in tutte e tre gli ambiti considerati, possono incidere in modo positivo sul rischio di infarto e ictus, anche se con effetti chiaramente più contenuti. Nello specifico hanno calcolato che anche solo 11 minuti di sonno in più a notte insieme a 4,5 minuti aggiuntivi di attività fisica moderata e intensa, come salire le scale, camminare veloce o portare la spesa, e un quarto di tazza in più di verdura al giorno possono ridurre del 10% il rischio di eventi cardiovascolari come infarti e ictus.
"Questa è una notizia molto incoraggiante perché apportare alcuni piccoli cambiamenti combinati è probabilmente più realizzabile e sostenibile per la maggior parte delle persone rispetto al tentativo di cambiare radicalmente un singolo comportamento", ha spiegato Nicholas Koemel, ricercatore dell'Università di Sydney e primo autore dello studio.
È bene sottolineare che per quanto i risultati siano molto interessanti, si tratta comunque di uno studio osservazionale, ovvero che non conferma un rapporto causa-effetto tra questi cambiamenti nello stile di vita e la salute cardiovascolare, ma un'associazione tra i due.