"Macbettu" di Alessandro Serra
in foto: "Macbettu" di Alessandro Serra

L’anno teatrale che si è appena concluso è stato sicuramente un anno di transizione. L’impatto della Riforma Franceschini, o per meglio dire l’onda d’urto che ha generato, ha avuto le sue reali conseguenze più sulla stagione in corso (2017-2018) che su quella precedente (2016-2017).

Ma al di là degli algoritmi sballati di cui si è molto dibattuto, delle bocciature eccellenti (tanto per fare un esempio a Napoli non ci sono Tric) e delle sostanziali modifiche all’assetto organizzativo dei Teatri Nazionali, è evidente che una riforma così profonda, di “sistema”, abbia lasciato sul tappeto un disorientamento generale, un senso di smarrimento, che è perfettamente riscontrabile nei cartelloni dei teatri Nazionali e no, da Nord a Sud.

A questo aggiungiamo anche qualche “scandalo”, qualche odioso favoritismo, che in un sistema come quello teatrale, così stritolato sul piano delle risorse, suona ancora più stonato. Ci riferiamo evidentemente alla notizia circolata proprio in questa coda d’anno relativa al blitz “Teatro Eliseo”, vale a dire, alla norma con cui tra un panettone e una tombolata, il governo ha assegnato, attraverso l’emendamento Prestigiacomo, altri 4 milioni di euro al suo Direttore e proprietario, l’attore e regista Luca Barbareschi. Tra l’altro pare che il Ministro Franceschini fosse all’oscuro di tutto e ne sia rimasto particolarmente irritato: touché.

Ciò detto però, sul piano strettamente artistico, la crescente vitalità di questi anni di crisi, anni terribili e meravigliosi insieme, e il tentativo di un ricambio generazionale auspicato da tutti, ma praticato da pochissimi, trova molte piacevoli conferme e ulteriori new entry. Insomma, pur se con un’offerta ancora frammentata e disomogenea, il piatto si arricchisce di tante belle novità. Per fortuna.

Lino Musella
in foto: Lino Musella

Partiamo da una terra sempre poco considerata come la Sardegna che dopo un lungo lavoro in sordina trova quest’anno un vero exploit sia creativo che produttivo. Ne sono la riprova i premi ricevuti dal bellissimo “Macbettu” di Alessandro Serra (finalista Premio ReteCritica e UBU Miglior spettacolo dell’anno) e il successo riscosso da “Il cielo non è un fondale” di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, prodotto appunto da Sardegna Teatro insieme col Metastasio di Prato e Ert.

Già da soli questi tre nomi (Serra, Deflorian e Tagliarini) potrebbero tranquillamente figurare nella top 3 dei migliori artisti in circolazione. A questi però vogliamo aggiungere un altro duo, sicuramente la compagnia più interessante del momento, vale a dire Musella-Mazzarelli che con “Strategie fatali”, già premio Hystrio 2016, confermano un percorso di altissimo livello sia drammaturgico che attoriale. Anzi a dirla tutta riteniamo Lino Musella, anche al netto delle sortite cine-televisive in “Gomorra la serie”, il miglior attore italiano della sua generazione.

Massimiliano Civica
in foto: Massimiliano Civica

Altra realtà, questa volta produttiva, che continua a sfornare interessanti novità e a diffonderle lungo tutta la penisola, è Centrale Fies di Dro che dopo l'ottimo riscontro degli Anagoor, quest’anno incassa attraverso il lavoro di Marta Cuscunà il premio miglior spettacolo dell’anno ReteCritica. Un segno di continuità e grande vitalità della factory trentina che si riflette nel lavoro "particolare", curioso e insolito della giovane artista di Monfalcone.  Altro lavoro di grande interesse è quello di Silvia Gribaudi “R.OSA/10 esercizi per nuovi virtuosismi” che insieme a Francesca Pennini di Collettivo Cinetico sono le due artiste più interessanti della nuova scena della danza. Altro nome imprescindibile di questa stagione, ma di questi ultimi anni in generale, è Lucia Calamaro, drammaturga, regista e attrice, già Premio Ubu nel 2011 come nuovo testo di ricerca drammaturgica con “L’origine del mondo, ritratto di un interno” che aveva come protagonista proprio la succitata Daria Deflorian, anche lei Premio Ubu per questo spettacolo.

In ultimis, lasciamo questo spazio per un artista che non è affatto né una novità, né una felice conferma, quanto semplicemente uno dei migliori registi in circolazione già da diversi anni: Massimiliano Civica che con ‘Un quaderno per l'inverno' conferma il suo straordinario talento e la sua proverbiale "disciplina" nonché il fortunatissimo sodalizio artistico con il drammaturgo Armando Pirozzi, una delle penne più raffinate del teatro italiano contemporaneo.