"Facciamo un referendum su Gronda, Terzo Valico e altri cantieri che tieni bloccati nella tua penna con supponenza. Ma mettiamoci la faccia: se i cittadini diranno di sì alle grandi opere, tu metti una parte dei soldi dedicati al reddito di cittadinanza nei cantieri per accelerare i lavori e ti dimetti. Al contrario, se i cittadini voteranno per fermare i lavori, mi dimetto io seduta stante. Se ci stai, organizziamo subito il voto". La proposta è stata lanciata su Facebook dal governatore della Liguria Giovanni Toti, che si è rivolto al ministro Toninelli a ‘L'aria che tira'. L'idea di coinvolgere i cittadini nel processo decisionale è nata dal ministro degli Interni Matteo Salvini, mentre è in corso ancora l'analisi della commissione costi-benefici sulla linea ad alta velocità Torino-Lione.

Suona come una provocazione, ma Toti rincara la dose: "Tra mesi e non anni come direbbe lui, ci accorgeremo dei danni prodotti dal blocco delle grandi opere da lui voluto. Toninelli, invece di parlare a vanvera, ci dica tra quante settimane aprirà il cantiere della Gronda di Genova, ci dica come intende risolvere, compito che spetta a lui, il cantiere bloccato dell'anello ferroviario del capoluogo. Ci dica, per favore, perché non autorizza lo sblocco dei fondi del quinto lotto del Terzo Valico, che consentirebbero 2 mila assunzioni in Liguria. E già che va in tv – conclude Toti – ci dica di tutte le altre grandi opere, a partire dalla Tav, bloccate dal suo ministero". 

La lettera di Roberto Fico

Il presidente della Camera Roberto Fico ha pubblicato una lettera su ‘La Stampa', in cui riassume la posizione del M5S: "Penso che la battaglia no Tav non sia stata, e non sia tuttora, una battaglia orientata a distruggere tutto ciò che è nuovo, ma una battaglia ambientale, sociale e di visione del mondo differente".

"Chiediamoci, di volta in volta, a quale visione di lungo periodo una certa opera risponde. E quindi se si adegua a quelle esigenze di sostenibilità – ambientali, economiche, sociali – irrinunciabili nel contesto mondiale attuale". Secondo il presidente della Camera "chi ritiene che una certa opera non debba, per quelle ragioni, essere intrapresa, non può essere etichettato come un barbaro autarchico o come un luddista. Non possiamo accettare questo e non possiamo accettare che le opere pubbliche diventino terreno di scontro al punto da innalzare muri, recinti, fili spinati, zone rosse". Non una battaglia del Movimento 5 Stelle ma, ha spiegato Fico "una battaglia di un'intera comunità profondamente radicata sul proprio territorio, al cui interno esistono diverse sensibilità".

"Tutto questo non significa affatto pensare a una dimensione domestica o localistica, di sviluppo e di progresso. È il contrario. Significa pensare a partire dal locale a un modello di sviluppo globale" ha proseguito. "Siamo in un contesto in cui pericolosamente stanno prendendo fiato teorie che ci riporterebbero indietro di secoli, come quelle "negazioniste" rispetto ai cambiamenti climatici – pensiamo al dibattito intorno alle posizioni del presidente Trump – che riguardano l'intero pianeta. In questo senso, parlare di sostenibilità e di visione di una singola opera solo apparentemente locale, significa in realtà ragionare dentro un orizzonte molto più vasto. Per questo, ogni volta, abbiamo il compito di porci la domanda che suggerivo all'inizio, e abbiamo il dovere di agire, a maggior ragione come istituzioni, guardando lontano e alle future generazioni. E di ambire a essere, anzitutto come Europa, una locomotiva culturale sui temi dell'ambiente, delle grandi opere, del rapporto fra sviluppo e tutela delle risorse di un territorio".