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Guerra in Ucraina

Ucraina nella Nato in cambio di territorio ai russi: quale potrebbe essere il piano di pace per Kiev

Il professor Gastone Breccia: “Va preso atto che la controffensiva di Kiev non è riuscita ad ottenere nessun risultato tangibile e che la prospettiva del prolungamento della guerra non piace a nessuno in Occidente. Una via d’uscita dalla guerra bisogna trovarla e l’unico modo per farlo è parlare con Putin”.
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Intervista a Professor Gastone Breccia
Storico ed analista militare.
A cura di Davide Falcioni
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Guerra in Ucraina

L'ingresso dell'Ucraina nella Nato in tempi rapidi in cambio della cessione del 20% del territorio alla Russia. Potrebbe essere questa la soluzione intorno alla quale le diplomazie occidentali stanno ragionando: a un anno e nove mesi dallo scoppio della guerra, infatti, la situazione è in sostanziale stallo. La tanto attesa controffensiva estiva di Kiev non ha prodotto nessun risultato degno di nota e l'iniziativa è ripassata in mano russa. Le truppe di Mosca stanno lanciando puntate offensive lungo tutta la linea del fronte (in particolare Avdiivka) e veri e propri attacchi sulla capitale, ma al momento l'esercito ucraino sta resistendo.

In questo quadro, alle porte di un nuovo inverno, Stati Uniti e Germania hanno avviato colloqui neanche troppo segreti con il Cremlino: il negoziato – condotto "sulla testa" di Zelensky – intenderebbe arrivare a un cessate il fuoco e in prospettiva a una pace. Nelle intenzioni di Washington e Berlino una soluzione accettabile in questa fase sarebbe la perdita di una porzione dell'Ucraina orientale in cambio dell'ingresso di quel Paese nella Nato, prospettiva che dovrebbe sconsigliare a Putin futuri attacchi a Kiev. Fanpage.it ne ha parlato con il professor Gastone Breccia, storico ed analista militare.

Gastone Breccia
Gastone Breccia

Qual è la situazione sul campo? È vero che – oltre ad Avdiivka – è in corso un attacco russo su tutto il fronte ucraino?

Sì, i russi hanno ripreso l'iniziativa su quasi tutto il fronte ma sono molto concentrati soprattutto sulla città di Avdiivka, nell'oblast di Donetsk. Basta guardare le mappe aggiornate per scoprire qual è la situazione: non vorrei mai essere un ucraino di guarnigione in quella città, che è ormai di fatto circondata. Lì è altissimo il rischio di rimanere chiusi in una sacca.

Perché i russi si stanno ostinando da settimane ad attaccare Avdiivka? 

Anche in questo caso è sufficiente avere una mappa sotto mano per comprendere le ragioni dei russi: quello di Avdiivka è l'unico punto del fronte in cui gli ucraini non sono arretrati neppure di un metro dopo il 24 febbraio 2022. Si tratta quindi di un luogo simbolicamente molto rilevante, una città nella quale Kiev può dire di non essere mai stata ancora sconfitta. A parte il significato simbolico non vedo altre ragioni particolarmente rilevanti per insistere su Avdiivka: non si tratta di una città economicamente così importante e non penso che le vie di comunicazione che la intersecano siano così strategiche. Credo, però, che se gli ucraini fossero arretrati di 20/30 chilometri, riducendo il fronte, avrebbero razionalizzato le loro difese. Perché quindi non mollarla? Oltre all'aspetto simbolico ritengo che lì gli ucraini abbiano costruito negli anni fortificazioni e trinceramenti che non vogliono cedere ai russi. Se li lasciassero, alle spalle non avrebbero un'altra linea difensiva pronta e altrettanto robusta.

La situazione intorno ad Avdiivka: in rosso, le truppe russe che stanno lentamente circondando la città.
La situazione intorno ad Avdiivka: in rosso, le truppe russe che stanno lentamente circondando la città.

Sabato scorso i russi hanno lanciato il più massiccio attacco aereo dall'inizio della guerra su Kiev. Qual è la ratio di questa offensiva sulla capitale ucraina?

La mia impressione, confermata da fonti più informate di me sulla guerra aerea, è che quell'attacco – condotto esclusivamente con droni – sia servito a far attivare le difese antiaeree nemiche. I russi hanno messo in campo sistemi di rilevamento dei radar e delle postazioni missilistiche ucraine. La mappatura di tali postazioni serve in vista di attacchi più letali che probabilmente vedremo nelle prossime settimane, questa volta non con droni, bensì con missili ben più pericolosi. In altre parole: sabato scorso i russi hanno messo in conto la perdita di molti velivoli senza pilota in modo da costringere le difese aeree ucraine ad attivarsi e a rispondere. L'individuazione di queste batterie di difesa permetterà prossimamente a Mosca di adoperarsi per neutralizzarle in vista di attacchi più massicci a infrastrutture strategiche.

Dopo il fallimento della controffensiva estiva gli ucraini sono passati sulla difensiva. C'è però un punto del fronte in cui mantengono l'iniziativa?

Sì, gli ucraini hanno in mano l'iniziativa sulla riva sinistra del Dnipro, nella zona di Kherson: qui la situazione è piuttosto interessante, perché uomini delle forze speciali nelle ultime settimane hanno condotto diversi attacchi al di là del fiume e sembra che stiano riuscendo ad allargare la testa di ponte. È troppo presto però per dire che si tratta di un attacco con una qualche rilevanza strategica, né sappiamo quali siano le prospettiva operative. Non va dimenticato che siamo alla vigilia dell'inverno e che da adesso in poi sarà molto più complicato combattere

Nelle ultime settimane il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, avrebbero elaborato un "piano segreto" per porre presto fine alla guerra. Cosa sa di quel piano? E cosa ne pensa?

Ecco, questa è la novità più rilevante degli ultimi mesi. Stando a quanto ho appreso sono stati avviati da tempo dei negoziati tra Stati Uniti, Germania e Russia sulla "testa" degli ucraini per arrivare a una qualche forma di cessate il fuoco. Anche un membro dei servizi segreti tedeschi ha esplicitamente dichiarato che questi contatti sono ben avviati. Ad ogni modo: va preso atto che la controffensiva di Kiev non è riuscita ad ottenere nessun risultato tangibile e che la prospettiva del prolungamento della guerra non piace a nessuno in Occidente, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali americane e delle difficoltà economiche che stanno incontrando i cittadini europei. Una via d'uscita bisogna trovarla e l'unico modo per farlo è parlare con Putin. Tra l'altro lo stesso Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, ha dichiarato che si sta costruendo una road map per far entrare l'Ucraina nell'Alleanza Atlantica.

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È l'ingresso nella Nato che l’Occidente deve offrire all'Ucraina affinché accetti di intavolare un negoziato con la Russia?

In una trattativa è prevista la regola del "do ut des". L'Occidente, che non ha nessuna intenzione di sostenere una lunga guerra d'attrito, potrebbe dire a Mosca: "Ok, la controffensiva ha fallito, noi non intendiamo proseguire un conflitto di logoramento per anni, tenete pure i territori conquistati; in cambio, però, l'Ucraina deve entrare nella Nato perché quello che è accaduto il 24 febbraio 2022 non può riaccadere tra 4/5 anni. Nessuno deve più provare ad attaccare Kiev". Penso che si stia lavorando per una soluzione di questo tipo: la Russia potrebbe dire di aver vinto e otterrebbe il 20% del territorio ucraino. Ma anche l'Occidente otterrebbe qualcosa di importante: il restante 80% di quel Paese entrerebbe nella Nato e non potrebbe più essere attaccato.

In un editoriale apparso oggi in apertura del Kiev Independent si dice che "è ormai quasi impossibile negare che l’Occidente, in particolare Washington, non vuole una vittoria completa dell’Ucraina". È così, secondo lei?

Non ho letto quell'articolo, ma la tesi che l'Occidente abbia fatto troppo poco per aiutare l'Ucraina non mi convince. I Paesi europei hanno svuotato i loro arsenali per dare armi a Kiev: sono stati forniti molti missili jevelin, ma anche cannoni e obici, mentre i carri armati non potevano essere dati semplicemente perché sono insufficienti anche per l'Occidente stesso. Insomma, è stato dato all'Ucraina tutto ciò che si poteva dare: tutto, tranne gli uomini, ma su questo la Nato è stata chiara fin da subito dicendo che non avrebbe mai partecipato attivamente al conflitto. Insomma, non si poteva fare molto di più per aiutare Kiev, tranne entrare in guerra contro la Russia. Gli armamenti forniti si sono rivelati indispensabili per resistere, ma non sono bastati a ricacciare indietro gli invasori. Bisogna prenderne atto.

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