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Guerra in Ucraina

Perché la controffensiva ucraina ha fallito e come evolverà la guerra: l’analisi dell’esperto

Il professor Gastone Breccia spiega a Fanpage.it le ragioni del fallimento della controffensiva ucraina e i possibili scenari futuri del conflitto Mosca-Kiev. “Per Putin e Zelensky potrebbe presto arrivare il momento di sedere al tavolo delle trattative”.
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Intervista a Professor Gastone Breccia
Storico ed analista militare
A cura di Davide Falcioni
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Guerra in Ucraina

La guerra tra Hamas e Israele, e il timore di un'espansione del conflitto ad altri Paesi del Medio Oriente, ha distolto l’attenzione dall'Ucraina. Qui tuttavia non si è mai smesso di combattere e da circa tre settimane la Russia ha ripreso l'iniziativa lanciando ripetuti e feroci attacchi nel settore di Avdiivka, nella regione di Donetsk. Le truppe ucraine stanno resistendo e si preparano ad affrontare un altro inverno, ma i limitati risultati della controffensiva di primavera ed estate stanno imponendo a Kiev e ai suoi alleati un'attenta riflessione sul futuro. Per quanto tempo ancora l'Occidente vorrà continuare a sostenere le ambizioni dell'Ucraina? E quando arriverà per Putin e Zelensky – e per i rispettivi supporters – il momento di sedere a un tavolo di trattativa e discutere di pace? Fanpage.it l'ha chiesto al professor Gastone Breccia, storico ed analista militare.

Gastone Breccia
Gastone Breccia

Da alcune settimane i russi stanno lanciando una serie di attacchi ad Avdiivka. Per quale motivo hanno deciso di concentrarsi su quella città?

Sì, dal 16 ottobre i russi hanno ripreso l'iniziativa e l'hanno fatto nel settore di Avdiivka, nella regione di Donetsk; questa offensiva è stata finora furiosa e basta guardare una mappa per comprendere le ragioni dei russi: quello di Avdiivka è infatti un saliente in cui gli ucraini rimangono letteralmente aggrappati, essendo uno degli unici punti del Donbass in cui non sono arretrati dopo il 24 febbraio. Si tratta quindi di un luogo simbolicamente molto importante, una città nella quale Kiev può dire di non essere mai stata ancora sconfitta. Attenzione, però: per gli ucraini è una situazione molto pericolosa perché lì corrono il rischio concreto di essere circondati e chiusi in una "sacca". Al momento non è accaduto, comunque; al contrario, sembra siano state inflitte gravi perdite ai russi.

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L'attacco russo ad Avdiivka arriva dopo il flop della controffensiva ucraina di primavera ed estate. Quali sono state le ragioni di questo fallimento? Ci sono stati problemi di armamenti, tattici o i russi sono stati semplicemente in grado di difendere le posizioni acquisite?

Facciamo una premessa. Di recente anche il comandante in capo delle forze armate ucraine, un professionista di altissimo livello come Valerij Zalužnyj, ha ammesso in un'intervista che la controffensiva ha fallito. Si tratta però di un fatto innegabile. Le aspettative della scorsa primavera erano oggettivamente molto diverse: sebbene nessun vero intenditore abbia mai detto che l'obiettivo dell'operazione ucraina sarebbe stato la vittoria della guerra, le ambizioni erano sicuramente importanti a partire dal "taglio" delle comunicazioni tra Crimea e Donbass. Anche questo, che a tutti sembrava un obiettivo strategico ragionevole, non è stato raggiunto. Siamo dunque in una situazione di stallo, in un contesto in cui – è bene precisare – neppure i russi stanno avanzando. Nessuno dei due eserciti riesce quindi ad avere un margine di vantaggio sufficiente sull'altro e questo, per quanto riguarda l'ucraina, potrebbe dipendere da una serie di fattori. Innanzitutto Kiev non ha potuto contare su un numero sufficientemente alto di mezzi corazzati e munizioni di artiglieria, per non parlare naturalmente degli aerei. L'Ucraina, dunque, non ha mai potuto contare su forze sufficienti per poter creare una superiorità locale decisiva. In molti, me compreso, speravano che il fattore morale delle truppe sarebbe stato determinante, in particolare che alle forti motivazioni degli ucraini sarebbe corrisposta una stanchezza dei soldati russi, ma neppure questo si è determinato sul campo. Il morale delle truppe russe in linea è stato sempre alto, tanto quanto quello degli ucraini.

I soldati ucraini sono stati riforniti di armi e mezzi occidentali che spesso non conoscevano in precedenza. Anche questo può essere stato un problema?

Sì. Gli ucraini hanno dovuto sostituire il loro equipaggiamento passando da materiale ex sovietico a mezzi ed armi occidentali. Penso ad esempio ai veicoli di trasporto truppe Bradley o ai carri armati Challenger, ottimi mezzi che però erano del tutto nuovi per gli ucraini. Insomma, certamente ci sono state difficoltà col materiale degli alleati. Tuttavia sono sempre più convinto che il fallimento delle controffensiva debba essere imputato all'impossibilità nel creare una asimmetria sufficiente in nessun settore del fronte. D'altro canto in questo tipo di guerra concentrare le forze di nascosto dal nemico è estremamente rischioso perché espone uomini e mezzi – perennemente sorvegliati dall'alto – a raid aerei e colpi di artiglieria. Gli ucraini sono stati costretti a disperdersi sulla linea del fronte senza mai avere quella forza d'urto necessaria per sfondare le linee.

Alle difficoltà ucraine va aggiunta la strategia difensiva russa?

Esatto, ed è un aspetto che è stato probabilmente sottovalutato; i russi hanno potuto minare vastissime porzioni di territorio forti di una convinzione: a loro va benissimo che la guerra finisca sulle attuali posizioni, potrebbero dire di aver vinto il conflitto. Per Mosca è logico fortificare e consolidare i territori conquistati, non hanno nessun bisogno di andare oltre. E qui torniamo agli attacchi ad Avdiivka, che servono ad eliminare un saliente ucraino che appare quasi "innaturale" per come si è sviluppato il fronte. Se la Russia acquisirà il controllo di quella città potrà contare su un fronte più rettilineo. Non credo che poi andrebbero oltre: Mosca ha capito che non arriverà mai a Kiev, ma neppure al fiume Dnepr, e gli va benissimo così. Tenere quello che ha occupato per Putin sarebbe già una grande vittoria. Non a caso Biden e gli alleati hanno iniziato a fare pressioni sugli ucraini affinché inizino a parlare di pace.

Al fallimento della controffensiva ucraina si aggiungono la guerra a Gaza e la campagna elettorale per le elezioni presidenziali negli USA. Quanto incidono questi eventi sull'andamento del conflitto in Ucraina?

Molto. L'Ucraina senza consistenti aiuti occidentali può al massimo sperare di conservare quello che finora ha difeso, ma di certo non può neppure immaginare di condurre un'ulteriore controffensiva nel 2024. Presto, quindi, Kiev potrebbe essere costretta a intavolare una trattativa di pace sulla base degli attuali rapporti di forza. Questa circostanza rappresenterebbe una innegabile sconfitta per l'Ucraina, ma anche una "vittoria di Pirro" per la Russia. Credo che le cose stiano andando in questa direzione: per consentire a Kiev di vincere bisognerebbe raddoppiare o triplicare gli aiuti, e non mi sembra proprio che gli alleati vogliano farlo.

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L'Ucraina ha ricevuto il grosso degli aiuti occidentali dagli USA. Per quanto tempo Biden potrà garantire un supporto adeguato, anche alla luce delle elezioni per la Casa Bianca?

Biden si mostrerà al mondo come un leader in pieno controllo della situazione, ma sarà anche molto razionale: se, parlando con noi europei, dovesse emergere una mancanza di volontà nel fornire aiuti economici e militari all'Ucraina non potrà che prenderne atto e suggerire a Zelensky di negoziare almeno un cessate il fuoco, se non una pace vera e propria. Attenzione, questo non significherà necessariamente lasciare le cose come sono adesso e che i nuovi confini ucraini saranno quelli dell'attuale linea di fuoco. Ci saranno, anche da questo punto di vista, dei margini di trattativa.

Quali sono, quindi, le prospettive di medio e lungo termine?

Partiamo da quelle a breve termine: credo che il prossimo inverno sarà simile a quello passato. Gli ucraini dovranno soprattutto difendersi da attacchi missilistici e con droni da parte dei russi, che tenteranno di nuovo di mettere in grossa crisi il sistema di distribuzione dell'energia e dell'acqua. Questa battaglia verrà combattuta soprattutto nei cieli dai sistemi di difesa aerea. Non credo invece che ci saranno grossi stravolgimenti sul fronte terrestre: Kiev dovrà "leccarsi le ferite" e riammassare uomini, munizioni  e mezzi. Per quanto riguarda i russi, invece, una volta ultimata l'offensiva su Avdiivka credo perderanno slancio e consolideranno le loro posizioni. In Italia non se n'è parlato, ma sembra che Mosca abbia ricevuto mille container carichi di armamenti dalla Corea del Nord entro il 10 ottobre. Non a caso, una settimana dopo hanno lanciato una serie di nuovi attacchi. Questa notizia è molto importante, perché indica che la produzione di armi da parte dell'industria bellica russa non riesce a stare al passo con il consumo sul terreno. Mosca quindi dovrà necessariamente limitare le offensive. Naturalmente lo stesso discorso vale per gli ucraini. La guerra probabilmente entrerà in una fase di stallo per mancanza di mezzi e munizioni.

La prossima primavera lo scenario potrebbe cambiare?

Potrebbero arrivare nuovi carri armati, i caccia F-16 e uomini addestrati, ma non in numero tale da rovesciare le sorti del conflitto. Insomma, gli aiuti all'Ucraina potrebbero presto scarseggiare. E questo potrebbe incoraggiare Zelensky a scendere a più miti consigli

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