Trump ha fatto appendere uno striscione enorme con la sua faccia sul dipartimento di Giustizia

Fuori da un altro edificio pubblico, negli Stati Uniti, campeggia l'immagine enorme di Donald Trump. Il presidente ha fatto installare uno striscione che lo rappresenta fuori dalla sede del dipartimento di Giustizia (o DOJ). In fondo si legge lo slogan "Make America safe again", usato più volte dall'amministrazione per giustificare le sue operazioni contro l'immigrazione irregolare.
Gli striscioni con il volto di Trump sono già presenti davanti a più di una sede del governo – cosa che ha portato molti a notare una certa somiglianza con l'estetica tipica dei regimi autoritari in cui il volto del leader viene messo in mostra ovunque. Ha comunque suscitato un certo scalpore la scelta di fare la stessa operazione sul dipartimento di Giustizia.
Questo ramo del governo, infatti, che si può solo in parte assimilare al ministero della Giustizia e a quello dell'Interno italiani, ha storicamente una certa indipendenza dalla Casa bianca. Specialmente da quando Richard Nixon cercò di impedire le indagini sullo scandalo Watergate, la politica si è sempre assicurata che – nonostante il DOJ sia a tutti gli effetti parte dell'esecutivo – ci fosse un certo grado di autonomia dalla presidenza, soprattutto quando si parla del potere di svolgere indagini giudiziarie.
Trump, in questo come in altri settori, ha rotto con le convenzioni spingendo al limite (e anche oltre il limite, talvolta) il suo potere personale. Alla guida del dipartimento ha nominato la sua fedelissima Pam Bondi, che ha il titolo di Attorney General (letteralmente procuratrice generale).
Solo lo scorso mese, il dipartimento ha messo sotto indagine con un evidente pretesto il governatore della Federal Reserve Jerome Powell, che Trump considera ‘ostile' perché non ha assecondato le sue richieste sulla politica monetaria. Lo striscione, insomma, è stato visto come la manifestazione visibile dell'influenza diretta che il presidente esercita.

Come detto, non è il primo caso in cui il presidente fa affiggere il suo volto o il suo nome su un edificio pubblico. Oltre agli altri rami del governo, ha creato forti polemiche lo scorso anno la scelta di rinominare il Centro John F. Kennedy per le Arti performative.
Si tratta di una struttura pubblica creata a Washington nel 1971 per commemorare il presidente assassinato, che negli anni ha assunto un grande prestigio. Trump, tuttavia, si è fatto appuntare a capo del suo consiglio di amministrazione (una mossa senza precedenti per un presidente in carica). Non contento, a dicembre ha cambiato il nome dell'istituto: ora si chiama Centro Kennedy e Trump. La mossa ha spinto molti artisti a rinunciare alle performance programmate, e il centro al momento risulta chiuso, ufficialmente per lavori di ristrutturazione.
Lo stesso è successo con l'Istituto di pace degli Stati Uniti, un'istituzione indipendente e no-profit che è stata colpita dai tagli di fondi decisi all'inizio dell'amministrazione Trump, che addirittura aveva annunciato l'intenzione di smantellarlo. L'istituto è rimasto in piedi, con un personale molto ridotto. A dicembre, il governo ha fatto sapere che il centro era stato rinominato "Istituto di pace degli Stati Uniti Donald J. Trump".
Non mancano altri esempi: dall'ambizione non troppo nascosta di far aggiungere il proprio volto al monte Rushmore (insieme a Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln) al progetto di un vero e proprio arco di trionfo che porti il suo nome. In Florida – stato a guida ultra-repubblicana – gli è già stato dedicato un aeroporto vicino alla sua residenza di Mar-a-Lago.