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Si accorda con prostituta ma poi non paga, condannato per violenza sessuale ad Anversa: “È mancato consenso”

Una decisone senza precedenti quella del tribunale belga che è destinata a far discutere non per la pena inflitta al cliente 30enne ma perché sancisce che il mancato pagamento pattuito equivale a mancanza di consenso e quindi a violenza sessuale.
A cura di Antonio Palma
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Dopo essersi accordato per una prestazione sessuale con una prostituta, prima di consumare l‘atto sessuale ha solo finto di pagarla con un bonifico che in realtà era falso, ingannandola. Per questo un uomo è stato condannato ieri dalla Corte d'Appello di Anversa per il gravissimo reato di violenza sessuale sulla donna. Una decisone senza precedenti quella del tribunale belga che è destinata a far discutere non per la pena, che è di tre anni e con sospensione condizionale, ma perché sancisce che il mancato pagamento pattuito equivale a mancanza di consenso.

Il Belgio è uno dei paesi europei in cui la prostituzione è legale e per questo è regolamentata dalla legge e quindi non è la prima volta che sex worker si rivolgono al tribunale per far rispettare i propri diritti come ad esempio per mancati pagamenti dei clienti. Per la prima volta però i giudici hanno considerato il rifiuto di pagare come mancanza di consenso e quindi stupro.

Come spiega il portavoce del Tribunale, il codice penale belga stabilisce che "non vi è consenso se l'atto sessuale è il risultato di un inganno o di un'altra condotta punibile", proprio come avvenuto nel caso del cliente con la prostituta che aveva accettato il rapporto solo dietro pagamento.

La vittima della violenza si è rivolta alla polizia dopo aver scoperto che ben sei pagamenti dello stesso uomo non erano andati a buon fine. Come stabilito dalle indagini, il cliente ora condannato, un trentenne, aveva deliberatamente ingannato la vittima fingendo sistematicamente di effettuare i pagamenti tramite la sua app bancaria. Quando lei gli chiedeva di pagare in anticipo la prestazione, lui le mostrava l’avvenuto pagamento ma in realtà si trattava di bonifici che poi annullava o screenshot di precedenti pagamenti andati a buon fine.

Messo alle strette, l’uomo infine ha confessato agli inquirenti sostenendo di averlo fatto perché sotto l'effetto di cocaina. Per questo, la sospensione della pena è stata concessa dal giudice solo a condizione che si sottoponga a psicoterapia e a regolari test antidroga per dimostrare la sua astinenza.

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