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Conflitto Israelo-Palestinese

Perché la guerra tra Israele e Hamas adesso rischia di arrivare anche a Gerusalemme: l’allarme Ramadan

Il professor Roberto Tottoli, rettore dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”: “L’estensione della guerra a Gerusalemme est è una minaccia incombente: non mi sembra sussistano ragioni di carattere pratico per attaccare Rafah durante il Ramadan”.
Intervista a Professor Roberto Tottoli
Rettore dell'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
A cura di Davide Falcioni
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Se Hamas non dovesse rilasciare gli ostaggi israeliani prima dell'inizio del Ramadan, il prossimo 10 marzo, l'offensiva a Rafah ci sarà. L'avvertimento di Israele ad Hamas è arrivato dalle dichiarazioni di Benny Gantz, componente del gabinetto di guerra israeliano, durante una conferenza di leader ebrei statunitensi a Gerusalemme: "Il mondo deve sapere, e i leader di Hamas devono sapere: se entro il Ramadan i nostri ostaggi non saranno a casa, i combattimenti continueranno ovunque, compresa l'area di Rafah", ha detto Gantz.

Nelle stesse ore il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, durante un vertice con ministri e alti funzionari della Difesa per consultazioni sulla sicurezza in vista del Ramadan, ha appoggiato la posizione del ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir di limitare l'ingresso degli arabo-israeliani alla Spianata delle moschee a Gerusalemme. Dal canto suo Hamas ha definito tale decisione "una violazione della libertà di culto" e ha invitato i palestinesi a "mobilitarsi, a marciare ed essere presenti nella moschea di al-Aqsa", che si trova nel complesso religioso di Gerusalemme est, occupata dal 1967 da Israele. Dalla Striscia di Gaza, dunque, la guerra potrebbe spingersi anche nella città santa per le tre più grandi religioni monoteiste del mondo: cattolicesimo, islam ed ebraismo. Fanpage.it ne ha parlato con il professor Roberto Tottoli, rettore dell'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale".

Il professor Roberto Tottoli
Il professor Roberto Tottoli

Israele ha annunciato che se Hamas non dovesse rilasciare gli ostaggi prima dell'inizio del Ramadan, il prossimo 10 marzo, l'offensiva a Rafah ci sarà. Che senso ha secondo lei questa decisione? Perché indicare la data del Ramadan come ultimatum?

Non mi sembra sussistano ragioni di carattere "pratico". Nel calendario musulmano il Ramadan è il mese sacro, quello delle grandi riunioni familiari e dei raduni fino a notte inoltrata, un po' l'equivalente delle festività natalizie per i cattolici. Evidentemente Israele vuole blandire il periodo più importante per l'Islam, quello in cui sono maggiori la sacralità la partecipazione popolare alle iniziative religiose.

E come mai il governo di Netanyahu vuole tirare in ballo aspetti prettamente religiosi in una guerra che di religioso non ha nulla?

È una decisione che a me appare abbastanza curiosa. Quello del Ramadan è il mese sacro, ma la legge islamica ha istituti di duttilità, quindi i fedeli possono saltare giorni di digiuno causa "forza maggiore" e poi recuperarli eventualmente in seguito. Insomma, quello tra il 10 marzo e l'8 aprile sarà un mese importante, ma non sono previste interruzioni di attività o sospensioni della vita "civile".

In generale, come potrebbero reagire gli altri Paesi islamici dell’area alla minaccia israeliana di lanciare un’offensiva a Rafah durante il Ramadan?

Non credo accadrà nulla di particolare. Se Israele dovesse attaccare Rafah dopo il 10 marzo non "desacralizzerebbe" il Ramadan per le ragioni che spiegavo poc'anzi: è il "mese sacro" dell'Islam, ma non vi è nessun particolare "blocco" della quotidianità. Anche le attività di guerra possono proseguire, quindi non vedo nessun possibile sentimento di rivalsa da parte degli altri Paesi musulmani per l'oltraggio religioso.

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Hamas dal canto suo ha fatto appello alla mobilitazione contro le limitazioni all'accesso degli arabi alla spianata delle moschee. La guerra potrebbe estendersi anche a Gerusalemme est che, ricordiamo, è occupata da Israele dal 1967?

L'estensione della guerra a Gerusalemme est è una minaccia incombente: lì infatti la tensione è costantemente molto elevata, come dimostrano anche i recenti scontri tra ebrei ortodossi e musulmani. In questo contesto, quindi, emergono con forza problematiche di gestione degli spazi all'interno della Città Vecchia e della Spianata delle Moschee. Almeno dal 1967, in fondo, l'estrema vicinanza tra il muro del pianto – luogo sacro dell'ebraismo – e la spianata delle moschee, comporta dei sensibili rischi. È quindi inevitabile che vi sia una forte allerta, che a sua volta genera tensioni e possibilità di scontri. Sappiamo bene quanto questi luoghi sacri siano contesi da ebrei e musulmani. E la guerra in corso non fa che aumentare esponenzialmente i rischi di nuovi focolai di tensione.

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