Nel caso te lo fossi perso, il Podcast

Orban vieta il Budapest Pride e dice all’Europa di farsi i fatti suoi: il nuovo episodio di “Nel Caso Te Lo Fossi Perso”

“Nel caso te lo fossi perso” è il Podcast di Fanpage.it che ogni giorno alle 18.00 fa il punto sulla notizia più importante del momento, per farti restare sempre aggiornato. Oggi parliamo del Budapest Pride, in programma domani nella capitale ungherese nonostante il divieto di Viktor Orban.
A cura di Redazione
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Da quando Viktor Orban è al governo in Ungheria, cioè ormai da quindici anni, il Pride non ha mai avuto vita facile. È stato osteggiato, contrastato, criticato. Ma non era mai stato formalmente vietato. Ma le cose ora sono cambiate e il Pride, in programma domani nella capitale ungherese, è stato effettivamente vietato. Dopo la controversa legge del 2021, che vieta la diffusione di pubblicazioni e generalmente di materiale sull’omossessualità e il cambio di sesso per – così sostiene – tutelare i minori, questa primavera il governo ungherese ha fatto un passo in più. Ha votato un’altra norma che colpisce direttamente il Budapest Pride e in generale tutte gli eventi pubblici in cui si mostrano rappresentazioni legate all’omosessualità e alla transizione di genere. Questi non sono più permessi perchè considerati, appunto, una violazione della legge sulla protezione dei minori.

Chiaramente la comunità Lgbtq+ non ha alcuna intenzione di farsi silenziare o intimidire. Il sindaco progressista di Budapest ha detto che il Pride si farà, che lo organizzerà il Comune. Ha quindi sostenuto apertamente il corteo e sfidato altrettanto apertamente i divieti della polizia, che ora minaccia di arrestarlo. E la solidarietà sta crescendo: domani sono attese a Budapest 35 mila persone, tra cui tantissimi eurodeputati e politici. Compresi Elly Schlein e Carlo Calenda.

In tutto questo c’è anche stato uno scontro social tra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e Viktor Orban. Lei ha pubblicato un video in cui ha detto di sostenere il pride e tutta la comunità Lgbtq+, che manifestare è una libertà sancita nei trattati dell’Ue e che quindi le autorità ungheresi devono assolutamente consentirlo. Orban le ha risposto dicendole sostanzialmente di farsi i fatti suoi, che le questioni interne degli Stati membri non devono interessare alla Commissione, che invece ha cose ben più importanti a cui pensare.

Non è chiaro come si metteranno le cose domani. Il rischio dei manganelli, dei gas lacrimogeni e degli scontri con la polizia ungherese chiaramente è dietro l’angolo. Ma c’è anche un altro rischio, che è tutto di Orban. Cioè che tutta questa vicenda del Budapest Pride finisca per fargli ulteriormente male nei sondaggi. Ed è da un po’ che, su questo fronte il premier soffre. Al momento sta andando molto meglio il partito di Peter Magyar, che da suo fedelissimo è diventato il suo principale oppositore. Tanto che, alle prossime elezioni, questa volta c’è davvero una chances che – dopo 15 anni – Orban non mantenga più il potere.

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