La Repubblica Ceca è alle prese con un impressionante numero di contagi: secondo la Johns Hopkins University, infatti, il tasso di positivi al coronavirus è tra i più alti del mondo e si è attestato da giorni su oltre 1.100 casi e 15 morti per milione di abitanti, numeri da capogiro se confrontati con quelli di tutti gli altri paesi europei. Nel paese sono stati superati gli 1,2 milioni di positivi e i 20mila decessi dall'inizio dell'emergenza sanitaria, ma è soprattutto nelle ultime settimane che la situazione è precipitata: gli ospedali sono ormai al collasso e il primo ministro Andrej Babiš ha annunciato che, come il suo omologo ungherese Orban, il governo sottoporrà alle agenzie regolatorie il vaccino russo Sputnik V affinché venga approvato e somministrato alla popolazione.

Ma per quali ragioni la Repubblica Ceca è stata travolta da una nuova ondata di contagi? Il premier ha ammesso che "sono stati commessi molti errori" nella gestione della pandemia e ha imposto da ieri nel paese un nuovo lockdown totale nel tentativo di contenere la diffusione del virus. Finora il governo  ha basato le sue valutazioni soprattutto sullo stato degli ospedali, in particolar modo sul numero di pazienti ospedalizzati e sugli ingressi in terapia intensiva: ciò però ha voluto dire avere costantemente una fotografia ritardata del diffondersi dell’infezione. Non è stata prestata la giusta attenzione all'indice RT, arrivato a 1,4 (è il tasso di contagio attuale nel Paese), con un raddoppio dei contagi nel giro di dieci giorni.

C'è poi il capitolo mascherine: l’epidemiologo Rastislav Maďar, rettore della facoltà di Medicina di Ostrava e già membro della task force governativa anti-Covid, ha spiegato in un'intervista alla CNN di essersi dimesso a causa del rifiuto dell'esecutivo di rendere obbligatorio l'uso dei dispositivi di protezione nei luoghi pubblici chiusi a causa delle resistenze dell'opinione pubblica contro le cosiddette "museruole". Le mascherine non vennero rese obbligatorie nemmeno quando a settembre il governo riaprì le scuole. "Con due milioni di persone in più per strada, tra studenti e lavoratori, la pandemia esplose lì".

Come se non bastasse il governo decise di tenere molte attività aperte a Natale per salvaguardare lo shopping. Secondo Mada’ar, tuttavia, "i dati non lo permettevano. I contagi erano comunque più alti di quando nei mesi precedenti si era deciso per un lockdown. E così si moltiplicarono in fretta", spinti anche dalla diffusione della variante inglese.